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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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BRUTO PRIMO

Abbia or da noi vita novella; o noi( Ma vendicati pria ) cadiam con essa....

BRUTO

Liberi, o no, noi vendicati e grandiCadremo ornai. Tu ben udito forse11 giuramento orribil mio non hai;

Quel ch’io fea nell’eslrar dal palpitanteCor di Lucrezia il ferro, che ancor stringo.Pel gran dolor tu sordo, mal 1’ udistiIn tua magion; qui rinnovarlo udraiPiù forte ancor, per bocca mia, di lullaRoma al cospetto, e su l’estinto corpoDella infelice moglie tua. — Già il foro,

Col sol nascente, riempiendo vassiDi cittadini attoniti ; già corsoÈ per via di Valerio ai molti il gridoDella orrenda catastrofe; ben altroSarà nei cor l’effetto, in veder mortaDi propria man la giovin bella e casta.

Nel lor furor, quanto nel mio, mi affido. —Ma tu più eh’ uomo oggi esser dei : la vistaRitrar potrai dallo spettacol crudo;

Ciò si concede al dolor tuo: ma pureQui rimanerti dei: la immensa e mutaDoglia tua, più che il mio infiammato dire,Atta a destar compassionevol rabbiaFia nella plebe oppressa...

COLLATIJNO

Oh Bruto! il Dio,

Che parla in te, già il mio dolore in altaFeroce ira cangiò. Gli estremi deltiDi Lucrezia magnanima mi vannoRipercotendo in più terribil suonoL’orecchio e il core. Esser poss’io men forteAI vendicarla, che aU’uccidersi ella?

Nel sangue solo dei Tarquinj infamiLavar poss’io la macchia anco del nome,

Cui comune ho con essi.

BRUTO

Ah ! nasco io pureDell’impuro tirannico lor sangue:

Ma, il vedrà Roma, ch’io di lei son figlio,Non della suora de’Tarquinj: e quantoDi non romano sangue enlro mie veneTrascorre ancor, tutto cangiarlo io giuro,Per la patria versandolo. — Ma, cresceGià del popol la folla: eccone stuoloVenir vèr noi : di favellare è il tempo.

SCEMA II.

BRUTO, COLLATINO, POPOLO

BRUTO

Romani, a me: Romani, assai gran coseNarrar vi deggio; a me venite.

POPOLO

0 Bruto,

E fia pur ver, quel che si udì?...

BRUTO

Mirate:

Questo è il pugnai, caldo, fumante ancoraDell’innocente sangue di pudicaRomana donna, di sua man svenata.

Ecco il marito suo; piange egli, e tace,

E freme. Ei vive ancor, ma di vendettaVive soltanto, infin che a brani ei veggaLacerato da voi quel Sesto infame,

Violator, sacrilego, tiranno.

E vivo io pur; ma fino al di soltanto,

Che dei Tarquinj tutti appien disgombraRoma libera io vegga.

POPOLO

Oh non più intesaDolorosa catastrofe !...

BRUTO

Voi (ulti,

Carchi di pianto e di stupor le ciglia,

Su l’infelice sposo immoti io veggoIRomani, sì, miratelo; scolpilaMirate in lui, padri, e fratelli, e sposi,

La infamia vostra. A tal ridotto, ei darsiMorte or non debbe ; e invendicato pureViver non può... Ma intempestivo, e vano,

Lo stupor cessi, e il pianto. — In me, Romani,Volgete in me pien di ferocia il guardo:

Dagli occhi miei di Iiberlade ardentiFavilla alcuna, che di lei v’infiammi,

Forse (o ch’io spero) scintillar farovvi.

Giunio Bruto son io; quei, che gran tempoStollo credeste, perch’io tal m’infinsi:

E tal m’infinsi, infra i tiranni ognoraServo vivendo, per sottrarre a un trattoLa patria, e me, dai lor feroci artigli.

Il giorno al fin, l’ora assegnata all’altoDisegno mio dai Numi, eccola, è giunta.

Già di servi {che il foste) uomini farvi,

Sta in voi, da questo punto. Io, per me, chieggoSol di morir per voi; pur ch’io primieroLibero muoia, e cittadino in Roma.

POPOLO

Oh! che udiam noi? Qual maestà, qua! fori aHanno i suoi delti!... Oh ciel! ma inermi siaro 0 ’Come affrontare i rei tiranni armali?...

BRUTO

Inermi voi? ohe dite? E che? voi dunqueSi mal voi stessi conoscete? In pettoStava a voi già l’odio verace e giusjoContro agli empj Tarquinj: or or l’acerboUltimo orribil doloroso esemploDella lor cruda illimitata possa ,

Tratto verravvi innanzi agli occhi. Al vostroAllo furor fia sprone, e scorta, e capoOggi il furor di Collatino, e il mio.

Liberi farvi è il pensier vostro; e inermiVoi vi tenete? e riputate armatiI tiranni? qual forza hanno, qual’armi?Romana forza, armi romane. Or, quale,

Q'òal fia il Roman, che pria morir non vog 11 ’