ATTO
Pria che in Roma o net campo arme vestirsiPer gli oppressor di Roma?—Al campo è giunto ,Tutto asperso del sangue della figlia,
Lucrezio ornai, per mio consiglio: in questoPunto istessó già visto e udito 1’ hannoGli assediator d’Ardea nemica: e al certo,
In vederlo, in udirlo, o farmi han volteNe’ rei tiranni, o abbandonate almenoLor empie insegne, a noi difender rattiVolano già. Voi, cittadini, ad altriCeder forse f onor dell’ armi primeContra i tiranni, assentireste! voi?
POPOLO
Oh, di qual giusto allo furor tu infiammiI nostri petti! —E che temiam, se tuttiVogliam lo stesso?
COLLATINO
Il nobil vostro sdegno,L’impaziente fremer vostro, a vitaMe richiamano appieno. Io, nulla dirviPosso,... che il pianto... la voce... mi toglie...Ma, per me parli il mio romano brando;
Lo snudo io primo; e la guaina a terraIo ne scaglio per sempre. Ai re nel pettoGiuro immergerti, o brando, o a me nel petto.Primi a seguirmi, o voi, mariti e padri,., (1)Ma, qual spetlacol veggio !...
POPOLO
Oh vista atroce !
Della svenata donna, ecco nel foro...
BOTTO
Si, Romani ; affissale, (ove pur forzaSia tanta in voi) nella svenata donnaGli occhi affissate. II mulo egregio corpo,
La generosa orribil piaga, il puroSacro suo sangue, ah! tutto grida a noi:
» Oggi, o tornarvi in liberlade, o morti» Cader dovrete. Altro non resta.»
POPOLO
Ah! tutti
Liberi, si, sarem noi tutti, o morti.
BRUTO
Bruto udite voi dunque.—In su l’esangueAlta innocente donna, il ferro stesso,
(1) Nel fondo della scena si vede il corpo di Lucrezia por-t# to e seguito da una gran moltitudine.
PRIMO 3GI
Cui trasse ei già dal morente suo fianco,Innalza or Bruto; e a Roma tutta ei giuraCiò ch’ei giurò già pria sul moribondoSuo corpo stesso. — Infin che spada io cingo,Finché respiro io 1’ aure, in Roma il piedeMai non porrà Tarquinio nullo; io ’I giuro:
Nè di re mail’abbominevol nomeNull’uom più avrà , nè la possanza. — I NumiLo inceneriscan qui, s’alto e veraceNon è di Bruto il cuore. — Io giuro inoltre,
Di far lìberi, uguali, e cittadini,
Quanti son or gli abitatori in Roma;
10 cittadino, e nulla più: le leggi
Sole avran regno , e obbedirolle io primo.
POPOLO
Le leggi, sì ; le sole leggi : ad unaVoce noi lutti anco il giuriamo. E peggioNe avvenga a noi, che a Collatin, se siamoSpergiuri mai.
BRUTO
Veri romani accenti
Questi son, questi. Al sol concorde e interoVostro voler, tirannide e tiranni,
Tutto cessò. Nulla, per ora , è d’uopo,
Che chiuder lor della città le porte ;
Poiché fortuna a noi propizia esclusiGli ebbe da Roma pria.
POPOLO
Ma intanto, voi
Consoli e padri ne sarete a un tempo.
11 senno voi; noi presteremvi il braccio,
II ferro, il core...
BRUTO
Al vostro augusto e sacroCospetto, noi d’ogni alta causa sempreDeliberar vogliamo: esser non puovviNulla di ascoso a un popol re. Àia, è giusto,Che d’ogni cosa a parte enlrin pur ancoE il senato, e i palrizj. Al nuovo gridoNon son qui accorsi tutti: assai ( pur troppo!)11 ferreo scettro ha infuso in lor terrore:
Or di bell’opre alla sublime garaGli appellerete voi. Qui dunque, in breve,Plebe e palrizj aduneremci : e dataFia stabil base a libertà per noi.
POPOLO
Il primo dì che Yivrem noi, fia questo.
Alfieri
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