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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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ATTO

Pria che in Roma o net campo arme vestirsiPer gli oppressor di Roma?—Al campo è giunto ,Tutto asperso del sangue della figlia,

Lucrezio ornai, per mio consiglio: in questoPunto istessó già visto e udito 1’ hannoGli assediator d’Ardea nemica: e al certo,

In vederlo, in udirlo, o farmi han volteNe’ rei tiranni, o abbandonate almenoLor empie insegne, a noi difender rattiVolano già. Voi, cittadini, ad altriCeder forse f onor dell’ armi primeContra i tiranni, assentireste! voi?

POPOLO

Oh, di qual giusto allo furor tu infiammiI nostri petti! —E che temiam, se tuttiVogliam lo stesso?

COLLATINO

Il nobil vostro sdegno,L’impaziente fremer vostro, a vitaMe richiamano appieno. Io, nulla dirviPosso,... che il pianto... la voce... mi toglie...Ma, per me parli il mio romano brando;

Lo snudo io primo; e la guaina a terraIo ne scaglio per sempre. Ai re nel pettoGiuro immergerti, o brando, o a me nel petto.Primi a seguirmi, o voi, mariti e padri,., (1)Ma, qual spetlacol veggio !...

POPOLO

Oh vista atroce !

Della svenata donna, ecco nel foro...

BOTTO

Si, Romani ; affissale, (ove pur forzaSia tanta in voi) nella svenata donnaGli occhi affissate. II mulo egregio corpo,

La generosa orribil piaga, il puroSacro suo sangue, ah! tutto grida a noi:

» Oggi, o tornarvi in liberlade, o morti» Cader dovrete. Altro non resta.»

POPOLO

Ah! tutti

Liberi, si, sarem noi tutti, o morti.

BRUTO

Bruto udite voi dunque.—In su l’esangueAlta innocente donna, il ferro stesso,

(1) Nel fondo della scena si vede il corpo di Lucrezia por-t# to e seguito da una gran moltitudine.

PRIMO 3GI

Cui trasse ei già dal morente suo fianco,Innalza or Bruto; e a Roma tutta ei giuraCiò ch’ei giurò già pria sul moribondoSuo corpo stesso. — Infin che spada io cingo,Finché respiro io 1’ aure, in Roma il piedeMai non porrà Tarquinio nullo; io ’I giuro:

Nè di re mail’abbominevol nomeNull’uom più avrà , nè la possanza. — I NumiLo inceneriscan qui, s’alto e veraceNon è di Bruto il cuore. — Io giuro inoltre,

Di far lìberi, uguali, e cittadini,

Quanti son or gli abitatori in Roma;

10 cittadino, e nulla più: le leggi

Sole avran regno , e obbedirolle io primo.

POPOLO

Le leggi, sì ; le sole leggi : ad unaVoce noi lutti anco il giuriamo. E peggioNe avvenga a noi, che a Collatin, se siamoSpergiuri mai.

BRUTO

Veri romani accenti

Questi son, questi. Al sol concorde e interoVostro voler, tirannide e tiranni,

Tutto cessò. Nulla, per ora , è d’uopo,

Che chiuder lor della città le porte ;

Poiché fortuna a noi propizia esclusiGli ebbe da Roma pria.

POPOLO

Ma intanto, voi

Consoli e padri ne sarete a un tempo.

11 senno voi; noi presteremvi il braccio,

II ferro, il core...

BRUTO

Al vostro augusto e sacroCospetto, noi d’ogni alta causa sempreDeliberar vogliamo: esser non puovviNulla di ascoso a un popol re. Àia, è giusto,Che d’ogni cosa a parte enlrin pur ancoE il senato, e i palrizj. Al nuovo gridoNon son qui accorsi tutti: assai ( pur troppo!)11 ferreo scettro ha infuso in lor terrore:

Or di bell’opre alla sublime garaGli appellerete voi. Qui dunque, in breve,Plebe e palrizj aduneremci : e dataFia stabil base a libertà per noi.

POPOLO

Il primo dì che Yivrem noi, fia questo.

Alfieri

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