Buch 
Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
Entstehung
Seite
362
JPEG-Download
 

362

BRUTO PRIMO

ATTO SECONDO

SCENA I.BRUTO, TITO

SCENA II. ■TIBERIO, BRUTO , TITO

TITO

Come imponevi, ebber l’invilo, o padre,Tutti i palrizj pel consesso augusto.

Già l’ora quarta appressa; intera RomaTosto a’ tuoi cenni avrai. Mi cape appenaEntro la mente attonita il vederliSignor di Roma quasi...

BRUTO

Di me stesso

Signor me vedi, e non di Roma, o Tito:

Nè alcun signor inai più saravvi in Roma.

Io lo giurai per essa: io, che finoraVii servo fui. Tal mi vedeste, o figli,

Mentre coi figli del tiranno in corteIo v’ educava a servitù. TremantePadre avvilito, a libertà nudrirviIo noi potea: cagione indi voi siete,

Voi la cagion più cara, ond’io mi abbellìDell’ acquistala libertà. Gli esempliLiberi e forti miei, scorta a virtudeSaranvi ornai, più che il servir mio priscoNon vel fosse a viltà. Contento io muoioPer la patria quel di che in Roma io lascioFra cittadini liberi i miei figli.

TITO

Padre, all’ alto tuo cor, che a noi pur sempreTralucea, non minor campo era d’uopoDi quel, che immenso la fortuna or t’apre.Deh possiam noi nella tua forte impresaGiovarti ! Ma, gli ostacoli son molti,

E terribili sono. È per sè stessaMobil cosala plebe: oh quanti aiutiAi Tarquinj ancor restano 1...

BRUTO

Se nullo

Oslacol più non rimanesse, impresaLieve fora, e di Bruto indi non degna:

Ma, se Bruto gli ostacoli temesse,

Degno non fora ei di compirla. — Al feroImmutabil del padre alto proposto,

Tu il giovanile tuo bollore accoppia;

Cosi di Bruto, e in un di Roma figlio,

Tito, sarai. — Ma il tuo german si affretta...Udiam quai nuove ei reca.

TIBERIO

Amato padre,

Mai non potea nel foro in miglior puntoIncontrarti. Di gioia ebro mi vedi:

Te ricercava.—Ansante io son, pel troppoRatto venir: da non mai pria sentitiMoti agitato, palpitante, io sono.

Visti ho dappresso i rei Tarquinj or ora,

E non tremai...

TITO

Che fu?

BRUTO

Dove?...

TIBERIO

Convinto

Con gli occhi miei mi son, eh’ egli è il tirannoL’uom fra tutti il minore. Il re superbo,

Coll’ infame suo Sesto, udita appenaRoma sommossa, abbandonava il campo,

E a sciolto fren vèr la città correaCon stuolo eletto: e giunti eran già quiviPresso alla porta Carmentale...

TITO

Appunto

V’eri tu a guardia.

TIBERIO

Oh me felice ! io ’1 brandoContro ai tiranni, io lo snudai primiero.—Munita e chiusa la ferrala portaSta: per difesa, alla esterior sua parte,

Io con venti Romani, in sella lutti,

Ci aggiriamo vegliando. Ecco il drappello,Doppio del nostro almen, vèr noi si addrizza,Con grida, urli, e minacce. Udir, vederli,Ravvisarli, e co’ ferri a loro addossoScagliarci, è un solo istante. Altro è T ardire ,Altra è la rabbia in noi : tiranni a schiaviCredean venir, ma libertade e morteRilrovan ei de’ nostri brandi in punta.

Dieci, e più già, morti ne abbiamo; il (erg 0Dan gli altri in fuga, ed è il tiranno il primo-Gl’ incalziamo gran tempo; invano; han 1 a * 1.Io riedo allora all’affidata porta;

E, caldo ancor della vittoria, rattoA narrartela vengo.