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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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ATTO SECONDO

BRUTO

Ancor che lieve,

Esser de’ pur di lieto augurio a RomaTal principio di guerra. Avervi io parteVoluto avrei; chè nulla al pari io bramo ,

Che di star loro a fronte. Oh I che non possoE in foro e in campo, e lingua, e senno, e brando,Tutto adoprare a un tempo! Ma, ben posso,Con lai figli, adempir più parti in una.

TIBERIO

Altro a dirli mi resta. Allor che in fugaEbbi posti quei vili, io nel tornarneVerso le mura, il suon da tergo udivaDi deslrier che correa su 1’ orme nostre :Volgomi addietro, ed ecco a noi venirneDel tirannico stuolo un uom soletto:

Nuda ei la destra innalza; inerme ha il fianco;Tien con la manca un ramoscel d’olivoE grida, e accenna : io mi soffermo, ei giunge ;E in umil suon, messo di pace, ei chiedeL’ingresso in Roma. A propor patti e scuseViene a Rruto, e al senato...

BRUTO

Al popol, dici :

Chè, o nulla è Brqto; o egli è del popol parte.Ed era il messo ?...

TIBERIO

Egli è Mamilio : io’l feaBen da’ miei custodir fuor della porla ;

Quindi a saper che far sen debba io venni.

BRUTO

Giunge in punto costui. Non più opportuno ,

Nè più solenne il di potea mai scerrePer presentarsi de’ tiranni il messo.

Vanne; riedi alla porta, il cerca, e tecoTosto lo adduci. Ei parlerà, se T osa,

A Roma tutta in faccia : e udrà rispostaDegna di Roma, io spero.

TIBERIO

A lui men volo.

SCHIVA III.

BRUTO, TITO

BRUTO

Tu, vanne intanto ai senatori incontro;

Fa che nel foro il più eminente locoA lor dia seggio. Ecco, già cresce in follaLa plebe ; e assai de’ senator pur veggo;

Vanne ; affrettati, o Tito.

SCHIVA IV.

BRUTO, POPOLO, Senatori, e Patrizi, I

che si van collocando nel foro j

I

BRUTO I

— 0 tu , sovrano !

Scrulator dei più ascosi umani affetti ; ;

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Tu che il mio cor vedi ed infiammi ; o Giove ,Massimo, eterno prolettor di Roma ;

Prestami, or^deh! mente e linguaggio e spirtiAlla gran causa eguali... Ah ! si, il farai;

S’egli è.pur ver, che me slromento hai sceltoA libertà, vero e primier tuo dono.

SCHIVA V.

BRUTO salito in ringhiera , VALERIO ,TITO, POPOLO, Senatori , Patrizi

bruto

A tutti voi, concittadini, io vengoA dar dell’ opre mie conto severo.

Ad una voce mi assumeste or dianzi

Con Collatino a dignità novella

Del lutto in Roma : ed i littori, e i fasci,

E le scuri (fra voi già regie insegne)

All’annual nostro elettivo incarcoAttribuir vi piacque. In me non entraPer ciò di stolta ambizione il tarlo :

D’onori, no, (benché sien veri i vostri)

Ebro non son : di libertade io ’l sono ;

Di amor per Roma ; e d’implacabii feroAbborrimento pe’ Tarquinj eterno.

Sol mio pregio lìa questo ; e ognun di voiMe pur soverchi in tale gara eccelsa ;

Ch’altro non bramo.

POPOLO

Il dignitoso e forte

Tuo aspetto , o Bruto , e il favellar tuo franco ,Tutto, si, tutto in te ci annunzia il padreDei Romani, e di Roma.

BRUTO

0 figli, dunque ;

Veri miei figli, (poiché a voi pur piaceOnorar me di un tanto nome) io speroMostrarvi in breve , ed a non dubbie prove ,Ch’olire ogni cosa, oltre a me stesso, io v’amoi.—Con molti prodi il mio collega in armiUscito è già della cillade a campo,

Per incontrare , e in securlà raccòrròQuei che a ragion diserte lian le bandiereDegli oppressori inique. Io lutti voi,

Plebe , e palrizj , e cavalieri, e padri,

Nel foro aduno ; perchè a lutti innanziTrattar di tutti la gran causa io stimo.

Tanta è parte or di Roma ogni uom romano,Che nulla escluder dal consesso il puote,

Se non l’oprar suo reo. — Patrizj illustri ;

Voi, pochi ornai dal fero brando illesiDel re tiranno ; e voi, di loro il fiore ,

Senatori ; adunarvi infra una plebeLibera e giusta sdegnereste or forse ?

Ah ! no : troppo alti siete. Intorno intorno ,

Per quanto io giri intenti gli ocohi, io veggoRomani tutti; e nullo havvene indegno,

Poiché fra noi re più non havvi. — Il labro