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ATTO
Così non Tosse! — Ed io neppure il volliCreder da prima : agli occhi miei fu posciaForza (oime!)ch’io ’I credessi.—È questo un foglioFatai per noi : leggilo.
BRUTO
... Il cor mi trema.
Che miro io qui? di propria man vergaliNomi su nomi; e son gli Aquilj i primi,
Indi i Vitellj tulli; e i Marzj; ed altri;
Ed altri; e in fin,... Tito! Tiberio!.., Ah! basla...Non più;... troppo vid’io.—Misero Bruto!...
Padre ornai più non sei...—Ma, ancor di RomaConsol non men che citladin, (u sei. —
Littori, olà, Tito e Tiberio tostoGuidinsi avanti al mio cospetto.
COLLATINO |
Ah! meglio, i
Meglio era, o Bruto, che morir me soloLasciassi tu...
BRUTO
Ma come in man li caddeQuesto terribil foglio?.
COLLATINO
Io stesso il vidi, j
Bench’ei ratto il celasse, in mano io ’l vidi iDel tradilor Mamilio: il feci io quindi j
Torve a lui nell’ espellerlo di Roma. i
A fida guardia in tua magion commessi |
Ebbi intanto i tuoi figli; a ogni altra cosa !
Ebbi a un tratto provvisto : a vuoto, io spero , jTutti cadranno i tradimenti. In tempoN’ebb’io l’avviso; e fu pielade al certoDi Giove, somma, che scoperto volleUn si orribile arcano a me non padre.
Io, palpitando, e piangendo, a te il narro:
Ma forza è pur , che te lo sveli io pria ,
Che in tua magion tu il piede...
BRUTO
Altra magione
Più non rimane all’infelice Bruto,
Fuorché il foro, e la tomba. — È dover mio,
Dar vita a Roma, anzi che a Bruto morte.
COLLATINO
Mi squarci il core. Il luo dolor mi toglieQuasi il senso del mio... Ma chi sa?... forse?Scolpar si ponno i figli tuoi... Gli udrai...
Io, fuorché a le, nè pur parola ho fattoFinor della congiura: ogni più saldoMezzo adoprai, per impedir soltanto,
Ch’uom non si muova in questa notte: all’albaConvocato ho nel foro il popol tutto.
BRUTO
E il popol tutto, alla sorgente aurora,
Il vero appien, qual eh’esser possa, e il soloVero saprà, per bocca mia.
COLL ATINO
Già i passi
Dei giovinetli miseri...
BRUTO
I miei figli !...
QUARTO
Tali slamane io li credca; nemiciOr mi son falli, e traditori a Roma?...
SCESA III.
TITO, TIBERIO fra littori, BRUTO,COLLATINO
BRUTO
In disparte ognun traggasi: voi soliInoltratevi.
TITO
Ah padre!...
BRUTO
Il consol ioDi Roma sono — Io chieggo a voi, se sieteCittadini di Roma.
TIBERIO
II siamo; e figli
Ancor di Bruto.
TITO
E il proverem, se udirci
II consol degna.
COLLATINO
Ai loro delti, agli atti,
Sento il cor lacerarmi.
BRUTO
— Un foglio è questo,Che ai proscritti Tarquinj riportavaIl reo Mamilio. Oltre molti altri, i vostriNomi vi stan, di vostro proprio pugno.
Voi, traditori della patria dunqueSiete, non più di Bruto figli ornai;
Figli voi de' tiranni infami siete.
TITO
Vero è ( pur troppo ! ) ivi soli’ altri moltiIllustri nomi, il mio v’aggiunsi io primo;
E, strascinalo dal mio esempio poscia,
Firmò il fratello. Ei non è reo: la pena,
Sia qual si vuol, soltanto a me si debbe.
Mi sconsigliava ei sempre...
TIBERIO
Eppur, non seppi
lo mai proporli altro consiglio: e d’ uopoSalvar pur n’era il già tradito padre,
Ad ogni costo. Al falso il ver commistoAvea si ben Mamilio, che noi presiDall’ arti sue , da lutti abbandonaloCredendo il padre, a lui tradir noi stessiSforzali, noi, dal troppo amarlo fummo.
Ah ! se delitto è il nostro, al par siam degniNoi d’ ogni grave.pena: ma la solaChe noi temiamo, e che insoffribil fora,
( L’odio paterno) il ciel ne attesto, e giuro,Che niun di noi la merla.
bruto
Oli rabbia! e in seggioRiporre il re, voi, con quest’altri infami,