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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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ATTO

Così non Tosse! — Ed io neppure il volliCreder da prima : agli occhi miei fu posciaForza (oime!)ch’io ’I credessi.—È questo un foglioFatai per noi : leggilo.

BRUTO

... Il cor mi trema.

Che miro io qui? di propria man vergaliNomi su nomi; e son gli Aquilj i primi,

Indi i Vitellj tulli; e i Marzj; ed altri;

Ed altri; e in fin,... Tito! Tiberio!.., Ah! basla...Non più;... troppo vid’io.—Misero Bruto!...

Padre ornai più non sei...—Ma, ancor di RomaConsol non men che citladin, (u sei. —

Littori, olà, Tito e Tiberio tostoGuidinsi avanti al mio cospetto.

COLLATINO |

Ah! meglio, i

Meglio era, o Bruto, che morir me soloLasciassi tu...

BRUTO

Ma come in man li caddeQuesto terribil foglio?.

COLLATINO

Io stesso il vidi, j

Bench’ei ratto il celasse, in mano io ’l vidi iDel tradilor Mamilio: il feci io quindi j

Torve a lui nell’ espellerlo di Roma. i

A fida guardia in tua magion commessi |

Ebbi intanto i tuoi figli; a ogni altra cosa !

Ebbi a un tratto provvisto : a vuoto, io spero , jTutti cadranno i tradimenti. In tempoN’ebb’io l’avviso; e fu pielade al certoDi Giove, somma, che scoperto volleUn si orribile arcano a me non padre.

Io, palpitando, e piangendo, a te il narro:

Ma forza è pur , che te lo sveli io pria ,

Che in tua magion tu il piede...

BRUTO

Altra magione

Più non rimane all’infelice Bruto,

Fuorché il foro, e la tomba. — È dover mio,

Dar vita a Roma, anzi che a Bruto morte.

COLLATINO

Mi squarci il core. Il luo dolor mi toglieQuasi il senso del mio... Ma chi sa?... forse?Scolpar si ponno i figli tuoi... Gli udrai...

Io, fuorché a le, nè pur parola ho fattoFinor della congiura: ogni più saldoMezzo adoprai, per impedir soltanto,

Ch’uom non si muova in questa notte: all’albaConvocato ho nel foro il popol tutto.

BRUTO

E il popol tutto, alla sorgente aurora,

Il vero appien, qual eh’esser possa, e il soloVero saprà, per bocca mia.

COLL ATINO

Già i passi

Dei giovinetli miseri...

BRUTO

I miei figli !...

QUARTO

Tali slamane io li credca; nemiciOr mi son falli, e traditori a Roma?...

SCESA III.

TITO, TIBERIO fra littori, BRUTO,COLLATINO

BRUTO

In disparte ognun traggasi: voi soliInoltratevi.

TITO

Ah padre!...

BRUTO

Il consol ioDi Roma sono — Io chieggo a voi, se sieteCittadini di Roma.

TIBERIO

II siamo; e figli

Ancor di Bruto.

TITO

E il proverem, se udirci

II consol degna.

COLLATINO

Ai loro delti, agli atti,

Sento il cor lacerarmi.

BRUTO

— Un foglio è questo,Che ai proscritti Tarquinj riportavaIl reo Mamilio. Oltre molti altri, i vostriNomi vi stan, di vostro proprio pugno.

Voi, traditori della patria dunqueSiete, non più di Bruto figli ornai;

Figli voi de' tiranni infami siete.

TITO

Vero è ( pur troppo ! ) ivi soli’ altri moltiIllustri nomi, il mio v’aggiunsi io primo;

E, strascinalo dal mio esempio poscia,

Firmò il fratello. Ei non è reo: la pena,

Sia qual si vuol, soltanto a me si debbe.

Mi sconsigliava ei sempre...

TIBERIO

Eppur, non seppi

lo mai proporli altro consiglio: e d’ uopoSalvar pur n’era il già tradito padre,

Ad ogni costo. Al falso il ver commistoAvea si ben Mamilio, che noi presiDall’ arti sue , da lutti abbandonaloCredendo il padre, a lui tradir noi stessiSforzali, noi, dal troppo amarlo fummo.

Ah ! se delitto è il nostro, al par siam degniNoi d’ ogni grave.pena: ma la solaChe noi temiamo, e che insoffribil fora,

( L’odio paterno) il ciel ne attesto, e giuro,Che niun di noi la merla.

bruto

Oli rabbia! e in seggioRiporre il re, voi, con quest’altri infami,