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MIRRA
50 qual battaglia in cor tenero e nuovoDi donzellerà timida destarsi
Per tal dubbio dovea. Ma, poiché toltaOgni contesa ebbe Pereo, di EpiroL’erede; a cui, per nobiltà, possanza,
Valor , beltade, giovinezza e senno,
Nullo ornai si agguagliava; allor che PallaScelta di Mirra a noi pur tanto piacque;Quando in sé stessa compiacerseli ellaLieta dovea; più forte in lei tempestaSorger vediamo, e più mortale angosciaLa travaglia ogni di?:.. Squarciar mi sentoA brani a brani a una tal vista il core.
EURICLEÀ
Deh, scelto pur non avesse ella mai!
Dal giorno in poi, sempre il suo mal più crebbe;E questa notte, ch’ultima precedeL’ alte sue nozze, (oh cielo!) a lei la estremaTemei non fosse di sua vita.—Io stavaTacitamente immobil nel mio letto,
Che dal suo non è lungi; e, intenta sempreAi moti suoi, pur di dormir fea vista:
Ma, mesi e mesi son , da eh’ io la veggoIn tal martir, che dal mio fianco anticoFugge ogni posa. Io del benigno sonno,
Infra me tacitissima , 1’ aitaPer la figlia invocava: ei più non stendeDa molle e molte notti l’ali placideSovr’ essa. —I suoi sospiri eran da primaSepolti quasi; eran pochi, eran rotti:
Poi (non udendomi ella) in si ferocePiena crescean, che al fin, contro sua voglia,In pianto dirottissimo, in singhiozzi
51 cangiavano, ed anco in alte strida.
Fra il lagrimar, fuor del suo labro uscivaUna parola sola: « Morte... morte;»
E in tronchi accenti spesso la ripete.
Io balzo in piedi; a lei corro, affannosa:
Ella appena mi vede, a mezzo tagliaOgni sospiro, ogni parola e pianto;
E, in sua regai fierezza ricomposta,
Meco adirata quasi, in salda voce
Mi dice: « A che ne vieni ? or via, che vuoi?...»
Io non potea risponderle; io piangeva,
E l’abbracciava, e ripiangeva... Al fineRiebbi pur lena , e parole. Oh ! come
10 la pregai, la scongiurai, di dirmi
11 suo martir, che rattenulo in petto ,
Me pur con essa ucciderla !... Tu madre,
Con più tenero e vivo amor parlarleNon potevi, per certo.—Ella il sa bene,
S’io l’amo; ed anche, al mio parlar di nuovoGli occhi al pianto schiudeva, e mi abbracciava,E con amor mi rispondea. Ma, fermaSempre in negar, dicea ; ch’ogni donzella,
Per le vicine nozze, alquanto è oppressa
Di passeggera doglia ; e a me il comandoDi tacervelo dava. Ma il suo maleSi radicato è addentro, egli è lant’oltre,
Ch’io tremante a te corro; e te scongiuro
Di far sospender le sue nozze: a morieVa la donzella, accertati.—Sei madre;
Nulla più dico.
CECRI
...Ah!., pel gran pianto,... appena...Parlar poss’io. — Che mai, ch’esser può mai ?...Nella sua etade giovanil, non altroMartire ha loco, che d’amor martire.
Ma s’ella accesa è di Pereo , da leiSpontanea scelto, onde il lamento, or ch’ellaPer ottenerlo sta ? se in sen racchiudeAltra fiamma, perchè scegliea fra tantiElla stessa Pereo ?
ECRICLEA
...D’amor non nasceIl disperato dolor suo; tei giuro.
Da me sempr’era custodita; e il coreA passiòn nessuna aprir potea,
Ch’io noi vedessi. E a me lo avria pur detto;
A me, cui tiene (è ver) negli anni madre,
Ma in amore, sorella. Il volto, e gli alti,
E i suoi sospiri, e il suo silenzio, ah ! tuttoMei dice assai, eli’ ella Pereo non ama.Tranquilla almen , se non allegra , eli’ eraPria d’ aver scelto : e il sai, quanto indugiasseA scegliere. Ma pur, nuli’uomo al certoPria di Pereo le piacque : é ver, che parveElla il chiedesse, perchè elegger unoEra, o il credea, dovere. Ella non l’ama;
A me ciò pare: eppur, qual altro amarneA paragon del gran Pereo potrebbe?
D’ alto cor la conosco ; in petto fiamma,Ch’aita non fosse, entrare a lei non puole.
Ciò ben poss’io giurar : ì'uom, eli’ ella amasse,Di regio sangue ei fora; altro non fora.
Or, qual ve n’ebbe qui, ch’ella a sua postaFar non potesse di sua man felice ?
D’amor non è dunque il suo male. Amore,Benché di pianto e di sospir si pasca,
Pur lascia ei sempre un non so che di speme,Che in fondo al cor traluce ; ma di spemeRaggio nessuno a lei si affaccia : è piagaInsanabil la sua; pur troppo!... Ah! morte,Ch’ella ognor chiama, a me deh pria venisse!Almen così, struggersi a lento fuocoNon la vedrei !...
CECRI
Tu mi disperi... Ah ! questeNozze non vo’, se a noi pur toglier ponnoL’unica figlia... Or va; presso lei torna;
E non le dir, che favellalo m’abbi.
Colà verrò , tosto che asciutto il cigliolo m’abbia, e in calma ricomposto il volto-
EURICLEÀ
Deh ! tosto vieni. Io torno a lei ; mi tardaDi rivederla. Oh ciel ! chi sa, se mentreIo cosi a lungo teco favellava,
Chi sa, se nel feroce impeto stessoDi dolor non ricadde ? Oh ! qual pieladeMi fai tu pur, misera madre !... Io volo ;