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MIRRA
10 (leggio. Udite. — AI travaglialo petto,
E alta turbata egra mia mente oppressa,
Alto rimedio or fia, di nuovi oggetti
La vista; e in ciò il più tosto, il miglior fia.L’abbandonarvi (oh ciel!) quanto a me costi,Dir noi posso ; il diranno le mie lagrime ;Quand’io darovvi il terribile addio:
Se il potrò pur, senza cadere,... o madreInfra lue braccia estinta... Ma, s’io pureLasciar vi posso, il di verrà, che a questoGeneroso mio sforzo, e vita, e pace,
E letizia dovrò.
CECHI
Tu di lasciarci
Parli ? e il vuoi tosto; e in un lo temi e il brami?Ma qual fia mai ?...
CINIBO
Lasciarci? e a noi che resta,Senza di te ? Ben di Pereo tu posciaIrne al padre dovrai ; ma intanto priaLieta con noi qui lungamente ancora...
MIRRA
E s’io qui lieta esser per or non posso,Vorreste voi qui pria morta vedermi,
Che felice sapermi in stranio lido?—
Tosto, più o meno, il mio destin mi chiamaNella reggia d’Epiro: ivi pur debboCon Pereo dimorarmi. A voi ritornoFaremo un di, quando il paterno scettroPereo terrà. Di molli figli e cariMe lieta madre rivedrete in Cipro,
Se il concedono i Numi : e , qual più a gradoA voi sarà tra i figli miei, sostegnoVel Iasceremo ai vostri anni canuti.
Cosi a questo bel regno erede avreteDel sangue vostro; poiché a voi negatoProle han fmor del miglior sesso i Numi.
Voi primi allor benedirete il giorno,
Che partir mi lasciaste. — ÀI sol novello,
Deh I concedete, che le vele ai ventiMeco Pereo dispieghi. Io sento in cuoreCerto un presagio funesto, che dove
11 partir mi neghiate, (ahi lassa!) io predaIn questa reggia infausta oggi rimangoD’una invincibil sconosciuta possa:
Che a voi per sempre io sto per esser tolta...Deh ! voi pietosi, o al mio presagio feroCrediate; o, all’egra fantasia dolenteCedendo, secondar piacciavi il mioErrore. La mia vita, il mio destino,
Ed anco (oh cielo! io fremo) il destin vostro,Dal mio partir, lutto, pur troppo ! or pende.
CECRI
Oh figlia !...
CINIRO
Oimè!... Tremar ci fan tuoi detti...Ma pur, quanto a te piace, appien si faccia.Qual ch’esser possa il mio dolor, pria voglioNon più vederli, che cosi vederti.—
E tu, dolce consorte, in pianto muta
Ti stai?... Consenti al suo desio?
CECRI
Morirne
Fossi almen certa , come (ahi trista!) il sonoDi viver sempre in sconsolato pianto !...Fosse almen vero un dì F augurio fausto,Che dei cari nepoti ella ne accenna !...
Ma, poich’è tale il suo strano pensiero,
Pur ch’ella viva, seguasi.
MIRRA
La vita,
Madre, or mi dai per la seconda volta.Presta alle nozze io son fra un’ ora. Il tempoVel proverà, s’io v’ami; ancor che lietaIo di lasciarvi appaia. —Or mi ritraggoA mie stanze,,per poco: asciutto affattoRecar vo’il ciglio all’ara; e al degno sposoVenir gradita con serena fronte.
SCEMA III.
CINIRO, CECRI
CECRI
Miseri noi! misera figlia!...
CINIRO
Eppure,
Di vederla ogni giorno più infelice,
No, non mi basta il core. Invan l’opporci...
CECRI
Oh sposo!... io tremo, che ai nostri occhi appenaToltasi , il fero suo dolor la uccida. ■
CINIRO
Ai detti, agli atti, ai guardi, anco ai sospiri,Par che la invasi orribilmente alcunaSovrumana possanza.
CECRI
...Ah ! ben conosco,
Cruda implacabil Venere, le atrociTue vendette. Scontare, ecco , a me fai,
In questa guisa, il mio parlar superbo.
Ma, la mia figlia era innocente ; io sola,
L’audace io fui ; la iniqua, io sola...
CINIRO
O cielo!
Che osasti mai contro alla Dea?...
CECRI
Me lassa !
Odi il mio fallo, o Ciniro.— In vedermiMoglie adorata del più amabil sposo,
Del più avvenente infra i mortali, e madrePer lui d’unica figlia, (unica al mondoPer leggiadria, beltà, modestia, e senno)Ebra, il confesso, di mia sorte, osavaNegar io sola a Venere gl’incensi.
Vuoi più? folle , orgogliosa, a insania tanta(Ahi sconsigliata!) io giunsi, che dal labroIo sfuggir mi lasciava; che più gente