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BRUTO SECONDO
Che voi difendati dalla plebe, io dunque i
Entro alla curia di Pompeo v’ invito !
A consesso più franco. Ivi, più a lungo , j
Più duri ancora e più insultanti detti, 1
Udrò da voi: ma quivi, esser de’ fermo
Il destino dei Parli. Ove ai più giovi,
Non io dissento, ch’ivi fermo a un tempoSia, ma dai più, di Cesare il destino.
ATTO SECONDO
«cm i.
SCHIVA II.
CICERONE, CIMBRO
CASSIO , CICERONE, CEMBRO
CICERONE
Securo asilo, ove di Roma i casi
Trattar, non resta, altro che questo...
CIMBRO
Ahi poco
Ne resta a dir; solo ad oprar ne avanza.
In tuo nome invitati ho Cassio e Bruto
A qui venirne; e qui saranno in breve.
Nulla indugiar, fia il meglio; al sol novello
Corre ( ahi pur troppo ! ) il suo periglio estremoLa patria nostra.
CICERONE
È ver, che indugio nullo
Più non ponendo egli al disegno iniquo,
La baldanza di Cesare secura,
Ogni indugio a noi toglie. Altro ei non vuole,Che un esercito in armi; or, che convinto
Per prova egli è, che della compra plebe
Può men 1’ amore in suo favor, che il feroTerror di tutti. Ei degli oltraggi nostri
Ride in suo cor; gridar noi lascia a vuoto:
Pur che l’esercito abbia: e n’ha certezza
Dalle più voci, che in senato ei merca.
Di libertà le nostre ultime grida
Scontar faranne al suo ritorno ei poscia.
I romani guerrieri ai Parti incontro
Guida ei per dar 1’ ultimo crollo a Roma,
Come a lei diè, del Reno in riva, i primi.
Tropp’ oltre, troppo, è ornai trascorso: or tempo,Anch’ io il confesso, all’ indugiar non havvi.
Ma, come il de’buon cittadino, io tremo:Rabbrividisco, in sol pensar, che forse
Da quanto stiani noi per risolver, pende
II destino di Roma.
CIMBRO
Ecco venirne
Cassio vèr noi.
CASSIO
Tardo venn’io? Ma pure,
Non v’ è pur anco Bruto.
CIMBRO
In breve, ei giunge
CASSIO
Me qui seguir volean molti de’ nostri :
Ma i delatori, in queste triste mura,
Tanti son più che i cittadini ornai,
Che a tormi appieno ogni sospetto, io volliSolo affatto venirne. Alla severa
Virtù di Cimbro, e del gran Tullio al sennoE all’ implacabil ira mia, sol basti
Aggiunger ora la sublime altezza
Dello sdegno di Bruto. Altro consiglio
Puossi unir mai, meglio temprato, ed attoQuindi a meglio adoprarsi a prò di Roma?
CICERONE
Deh, pur cosi voglian di Roma i Numi!
Io, quant’è in me, presto a giovar di luttoSono alla patria mia: duoimi, che solo
Debile un fiato di non verde etate
Mi resti, a dar per essa. Ornai, con manoPoco oprar può la consunta mia forza;
Ma, se con lingua mai liberi audaci
Sensi, o nel foro, o nel senato, io porsi;
Più che il mai fossi, intrepid’ oggi udramn»Roma tuonar liberi accenti : Roma ,
A cui, se estinta infra suoi ceppi or cade,Nè sopravviver pur d’un giorno, io giuro.CASSIO
Vero orator di libertà tu sempre
Eri, e sublime il tuo parlar, fea forza
A Roma spesso: ma , chi ornai rimane
Degno di udirti? Od atterriti, o compri
Son tutti ornai; nè intenderebber pure
1 sublimi tuoi sensi.