Buch 
Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
Entstehung
Seite
408
JPEG-Download
 

408

BRUTO SECONDO

Che voi difendati dalla plebe, io dunque i

Entro alla curia di Pompeo v’ invito !

A consesso più franco. Ivi, più a lungo , j

Più duri ancora e più insultanti detti, 1

Udrò da voi: ma quivi, esser de’ fermo

Il destino dei Parli. Ove ai più giovi,

Non io dissento, ch’ivi fermo a un tempoSia, ma dai più, di Cesare il destino.

ATTO SECONDO

«cm i.

SCHIVA II.

CICERONE, CIMBRO

CASSIO , CICERONE, CEMBRO

CICERONE

Securo asilo, ove di Roma i casi

Trattar, non resta, altro che questo...

CIMBRO

Ahi poco

Ne resta a dir; solo ad oprar ne avanza.

In tuo nome invitati ho Cassio e Bruto

A qui venirne; e qui saranno in breve.

Nulla indugiar, fia il meglio; al sol novello

Corre ( ahi pur troppo ! ) il suo periglio estremoLa patria nostra.

CICERONE

È ver, che indugio nullo

Più non ponendo egli al disegno iniquo,

La baldanza di Cesare secura,

Ogni indugio a noi toglie. Altro ei non vuole,Che un esercito in armi; or, che convinto

Per prova egli è, che della compra plebe

Può men 1’ amore in suo favor, che il feroTerror di tutti. Ei degli oltraggi nostri

Ride in suo cor; gridar noi lascia a vuoto:

Pur che l’esercito abbia: e n’ha certezza

Dalle più voci, che in senato ei merca.

Di libertà le nostre ultime grida

Scontar faranne al suo ritorno ei poscia.

I romani guerrieri ai Parti incontro

Guida ei per dar 1’ ultimo crollo a Roma,

Come a lei diè, del Reno in riva, i primi.

Tropp’ oltre, troppo, è ornai trascorso: or tempo,Anch’ io il confesso, all’ indugiar non havvi.

Ma, come il de’buon cittadino, io tremo:Rabbrividisco, in sol pensar, che forse

Da quanto stiani noi per risolver, pende

II destino di Roma.

CIMBRO

Ecco venirne

Cassio vèr noi.

CASSIO

Tardo venn’io? Ma pure,

Non v’ è pur anco Bruto.

CIMBRO

In breve, ei giunge

CASSIO

Me qui seguir volean molti de’ nostri :

Ma i delatori, in queste triste mura,

Tanti son più che i cittadini ornai,

Che a tormi appieno ogni sospetto, io volliSolo affatto venirne. Alla severa

Virtù di Cimbro, e del gran Tullio al sennoE all’ implacabil ira mia, sol basti

Aggiunger ora la sublime altezza

Dello sdegno di Bruto. Altro consiglio

Puossi unir mai, meglio temprato, ed attoQuindi a meglio adoprarsi a prò di Roma?

CICERONE

Deh, pur cosi voglian di Roma i Numi!

Io, quant’è in me, presto a giovar di luttoSono alla patria mia: duoimi, che solo

Debile un fiato di non verde etate

Mi resti, a dar per essa. Ornai, con manoPoco oprar può la consunta mia forza;

Ma, se con lingua mai liberi audaci

Sensi, o nel foro, o nel senato, io porsi;

Più che il mai fossi, intrepid’ oggi udramn»Roma tuonar liberi accenti : Roma ,

A cui, se estinta infra suoi ceppi or cade,Nè sopravviver pur d’un giorno, io giuro.CASSIO

Vero orator di libertà tu sempre

Eri, e sublime il tuo parlar, fea forza

A Roma spesso: ma , chi ornai rimane

Degno di udirti? Od atterriti, o compri

Son tutti ornai; nè intenderebber pure

1 sublimi tuoi sensi.