410
BRUTO SECONDO
CICERONE
Antonio?
CASSIO
E il vile
Satellite di Cesare ottenevaUdienza da Bruto?
BRUTO
Ebbela, e in nome
Del suo Cesare stesso. Egli abboccarsiVuol meco, ad ogni patto: a lui venirneM’offre, s’io il voglio; o eh’ egli a me...
CIMBRO
Certo, ebbe
Da le ripulsa...
BRUTO
No. Cesare amico,
Al cor mio schietlo or più terror non reca,
Che Cesare nemico. Udirlo io quindiVoglio, e fra breve, e in questo tempio stesso.
CASSIO
Ma, che mai vuol da le?
BRUTO
Comprarmi ; forse.
Ma in Bruto ancor, voi vi affidate, io spero.
CASSIO
Più che in noi stessi.
CIMBRO
Affidan tutti in Bruto;
Anco i più vili.
BRUTO
E a risvegliarmi, in fatti,
( Quasi io dormissi ) infra’ miei passi io trovoDisseminati incitatori avvisi ;
Brevi, forti, romani; a me di laudeE biasmo in un , come se lento io fossiA ciò che vuol Roma da me. Noi sono;
Ed ogni spron mi è vano.
CASSIO
Ma, che speriDal favellar con Cesare?...
CICERONE
Cangiarlo
Tu speri forse...
BRUTO
E piacemi, che il sennoDel magnanimo Tullio, al mio disegnoSi apponga in parte.
CASSIO
Oh! che di’tu? Noi lutti,Lungamente aspettandoti, qui espostoAbbiamo a lungo il parer nostro: un soloFummo in Cesare odiar, nell’amar Roma,
E nel voler morir per lei : ma fummoTre diversi nel modo. Infra il tornarneAlla civile guerra ; o il popol trarreD’inganno, e all’armi; o col privato ferroSvenar Cesare in Roma : or di, qual foraIl partito di Bruto?
BRUTO
Il mio? — Nessuno,
Per or, di questi. Ove fia vano posciaIl mio, scerrò pur sempre il terzo.
CASSIO
Il tuo?
E qual altro ne resta?
BRUTO
A voi so n noto :
Parlar non soglio invan; piacciavi udirmi.—Per sanarsi in un giorno, inferma troppoÈ Roma ormai. Puossi infiammar la plebe,
Ma per breve, a virtù; chè mai coll’oroNon si tragge al ben far; come coll’oroAltri a viltà la tragge. Esser può compraLa virtù vera, mai? Fallace baseA libertà novella il popol guastoSarebbe adunque. Ma, il senato è forsePiù sano? annoverar si pòn gli schietti;
Odian Cesare in core i rei pur anco,
Non perch’ei toglie liberlade a tulli,
Ma perchè a lor, tiranno unico, ei toglieD’esser tiranni. A lui succeder vonno ;
Lo abborriscon perciò.
CICERONE
Cosi non fosse,
Come vero è, pur troppo I
BRUTO
Ir cauto il buono
Ciltadin debbe, infra bruttura tanta,
Per non far peggio. Cesare è tiranno ;
Ma non sempre lo è stalo. Il vii desioD’esser pieno signore, in cor gli sorgeDa non gran tempo: e il vile Antonio, ad arte,Inspirando gliel va, per trarlo forseA sua rovina, e innalzar sè sovr’esso.
Tali amici ha il tiranno.
CASSIO
Innata in pettoLa iniqua brama di regnar sempr’ ebbeCesare...
BRUTO
No; non di regnar: mai tantoNon osava ei bramare. Or tu l’estimiPiù grande, e ardito, che noi fosse ei mai.Necessità di gloria, animo ardente,
Anco il desir non allo di vendettaDei privali nemici, e in fin più ch’altro,
L’ occasion felice, ivi 1’ han spinto,
Dove giunge ora attonito égli stesso
Del suo salire. Entro il suo cuor può ancora
Desio d’onor, più che desio di regno.
Provar vel deggio? Or, non disegna ei forseD’ir contra i Parti, e abbandonar pur Roma»Ove tanti ha nemici?
CIMBRO
Ei mercar spera
Con l’alloro dei Parli il regio serto.
bruto ]e
Dunque a virtù, più assai che a forza, ei VDel regio serto esser tenuto: ei dunqueAmbizioso è più che reo...