428 PREFAZIONE
spaccato in due il rpayos, temendo che i pe-danti non me ne lasciassero poi giustamentele corna: ma ho voluto, che la stravaganteparola a bella prima interpretasse la strava-gante intenzione dell’autore, di voler inne-stare nella Tragedia la cantata epica, senzapur togliere, massimamente al quint’allo, latotalità del tragico effetto. Ma io stesso sarò ilprimo a riconoscere questo genere ( ove purgenere sia) per mostruoso, e da non dovermai trovar luogo in alcuna sana poetica. Misi dirà: perchè dunque inventarlo, e valerse-ne? Ed ecco, mi appresto a dare anche diquesto ragione.
La stolta e puerile vanità di voler essereriputato l’inventore di un nuovo genere dram-matico , non fu certamente il motivo che aquesto m’indusse. Troppo ben m’era noto,che la vera palma letteraria si acquista colperfettamente eseguire nei generi di già ritro-vati; e non mai coll’inventarne, peggiorando,dei nuovi. Ma siccome io stàva scrivendo inlingua italiana, e per gl’italiani, non potevain tutto interamente prescindere dagli usi edabusi, e pensare e non pensare dell’ Italia.Questa regione d’Europa giace presentementein una quasi totale politica nullità, la qualemoltissimo influisce su la sua o nullità, otrista o falsa esistenza morale, letteraria, emassimamente teatrale. Ciò essendo, o nes-sune, o pochissime tragedie, degne di un talnome, vi si scrive; e nessunissima poi se nerecita mai mediocremente; perchè non vi sonoattori; perchè non vi sono nè intendenti, nèpagatori. Avvezzi dunque gl’ Italiani a marcirne’teatri, senza pure aver teatro, coll’Operain musica hanno ritrovato uno stucchevoletrastullo all’orecchio, che a poco a poco liha poi fatti incapaci di esercitare in questiloro sedicenti teatri nessuna di quelle facoltàintellettuali necessarie per sentire, gustare,giudicare, od intendere almeno, una veratragedia. Cosi, tutta orecchi, e niente mentaletrovandosi essere la platea Italiana, da questiorecchiuti giudici ne scaturiscono dei vieppiùorecchiuti scrittori ed attori: onde, per questaparte altresì, come per non poche altre, noisiamo giustamente il ludibrio del rimanentedell’ Europa.
Questa sola ragione, già Andai primi mieianni letterarj, mi movea ad indagare, se nonsarebbe stato possibile di presentare a sì fatta
DELL’AUTORE
gente un misto spettacolo, in cui per mezzodegli orecchi usando una util fraude ai lorointelletti, si venisse ad infondere in essi il gu-sto della tragedia. Nel tempo eh’ io scriveva( o credeva scrivere ) delle vere tragedie, nonvolli ad essi frammischiare questo genere spu-rio, per non nuocere a quelle: onde di questoAbele io feci l’ossatura soltanto: e cinque al-tre Tramelogedie ideai, riserbandomi poi, atragedie finite, di eseguirle. Varie circostanzemi disturbarono questo mio disegno in appres-so, sì che questa sola, che io mi trovava avergià abbozzata, impresi a finire. Dell’altre cin-que abbandonai totalmente il pensiere; perchèse il genere sarà tale da poter riuscire, unaltro scrittore potrà, migliorandolo, compornemolle altre sul modello di questa; se poi ilgenere non fosse eseguibile, sarà molto menomale T averne io fatta una sola, che sei.
Dopo si fatto preambolo, mi rimane di darealcuni schiarimenti su l’intenzione, su i mez-zi, e su T esecuzione di questo mostruósospettacolo; di spiegare con qual arte egli possa(come il puntello d’un edilizio, che a poco apoco tolto via, lo lascia poi puro e perfetto)servire, direi così, di mezzano al futuro gustoed intelligenza della semplice e vera tragedia;la quale poi da sè stessa a sostituirsi verrebbealia Tramelogedia , qualora questa fosse per-venuta a riaprire la necessarissima comunica-zione fra l’intelletto e l’udito, che per disgra-zia degl’italiani si trova totalmente intercettanelle loro platee.
Chi dunque volesse scrivere delle tramelo-gedie, ( ove pure alcuno, persuaso da questamia prova, intraprendesse ciò mai) dovrebbeda prima eleggersi soggetti rimolissimi da noi»di tempo, di costumi, e di luogo; ai quali slpossa con verisimiglianza adattare il mirabilereligioso, senza renderli troppo improbabih’o risibili. Dovrebbe poi usare una somma av-vertenza nel distribuire l’episodico maravigli 0 'so, che è la parte musicale, in tal maniera»eh’ egli venisse a servire all’ effetto della tra-gedia senza guastarlo, ed anzi accrescendo! 0quanto sarà possibile. E parimente, nella part°tragica dovrebbe far sì, che ancorch’ ella ric evesso alcuna influenza dalla parte episodica emaravigliosa, venisse nondimeno a dominar!®in tal guisa, che nessuno ponga in dubbioprimato della parte tragica su la parte mu 51cale; ma che pure 1’ una coll’ altra riesca 00