Buch 
Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
Entstehung
Seite
429
JPEG-Download
 

PREFAZIONE DELL’AUTORE 429

coerenti e avviluppate talmente, che non sipossa togliere P Opera senza menomar la tra-gedia; nè toglier la tragedia, senza annichi-lare il tutto. E non sarà facile, che io chiaris-simamente mi spieghi per tutti, trattandosi dimateria nuova, e, in parte, dipendente dallafantasia. Ma spero, che per chi intende dell’ar-te, queste mie poche parole, comentate poidall’Abele che le segue, varranno a spiegare,o ad accennare l’intenzione dell’autore, colfatto.

Comunque poi si venisse a distribuire ilpoema, sarebbe avvertenza necessaria il fareil quint’ atto tutto meramente tragico, non in-terrompendo nè guastando mai la catastrofecon nessuna mistura melodica. Si potrebbe ac-crescerla bensì, appena ch’ella fosse eseguita,coll’aggiungervi alcuno squarcio melodico: masempre con molto giudizio; perchè l’inten-zione di questo spettacolo essendo di lasciaregli uditori occupati intellettualmente, e com-mossi di cuore, non già di lasciarli colla sem-plice romba musicale negli orecchi, il terminedev’esserne tragedia assoluta. Anzi, dalla de-strezza dell’ autore nel maneggiare queste dueparli a dovere, ne avverrà che gli uditori sti-mando d’esser venuti all’Opera, si saranno,per così dire, senza avvedersene ingoiata latragedia; ma questa, cogli orli del vaso in-zuccherati, come appunto si dà la salute e lavita agl’infermi fanciulli.

Io, quanto alla distribuzione, in questa tra-melogedia ho voluto fare il prim’ atto luttoOpera, il secondo tutto tragedia, il terzo ed ilquarto tragedia mista, ed il quinto di nuovoschietta tragedia; fuorché in ultimo i pochi'ersi della voce d’iddio, che sono come loscioglimento della macchina. Altri farà a postasua altrimenti; ed io pure, se avessi compiutequell’ altre, avrei in ciascuna variato circa ladistribuzione, secondo che avrebbe richiestoil soggetto.

I culli religiosi degli antichi Egizj, deiPersiani, degli Ebrei, Caldei, Arabi, ed India-ni, dei Celti, e Scozzesi, dei Greci stessi; e frai moderni popoli, quelli dei Messicani e Peru-viani, come rimoti molto di luogo, possono pre-stare ampia materia a questa specie di Dramma,essendo tutti a dovizia forniti di'quel mirabileche qui si richiede; e lo possono somministraresempre nuovo e diverso, ed egualmente effi-cace. Il campo, come poesia, è vastissimo.

Chi è buon Lirico vi può sfoggiare; e così chiè buon tragico ; poiché raccozzati questi duerami di sublime poesia, possono tra lor gareg-giare senza che T uno l’altro danneggi. Potràl’autore ai suddetti culti religiosi e costumidi queste remote nazioni appoggiare dei fatticavati dalla tradizione, dalla favola, dalla sto-ria, ed anco interamente inventati; ma sottola scorza di nomi già cogniti, e di avveni-menti verisimili secondo gli usi e lo stato po-litico di quelle contrade in cui si vorrà fingereil fatto.

Ma chi poi volesse far recitare, o questa,od altra tramelogedia, che su queste basi po-sasse, avverta principalmente di provvedersidue ben distinte Compagnie, l’una di attoritragici, l’altra di cantanti; le quali, per lopiù disgiunte di scena, dovranno ciascuna coiloro diversi mezzi cooperare all’islesso fine.I tragici attori supporranno di recitare unaqualche tragedia, in cui alcun cantante, senzapunto sturbarli, viene introdotto a cantare.I cantanti all’incontro (come più presuntuosi,più ignoranti, e assai più viziati che non losono per ora gli attori) supporranno che pelloro comodo e riposo, fra un atto e l’altro dellalor Opera, i tragici diano un intermezzo. Cosìlusingata e delusa la loro stolida superbia, etenuti poi in rispetto dalla generosa paga ,costoro serviranno forse al soggetto senza av-vedersene.

Se questo genere potesse operare il mira-colo d’instillare negl’italiani l’amore dellatragedia, io mi verrei forse allora a pregiared’averlo promosso; e desidererei, anche nonlo stimando per buono, ch’egli fino ad uncerto segno si propagasse: essendo ben certoin me stesso, che in breve poi la sana e schiettatragedia ne farebbe piena giustizia, col sotten-trare essa in suo luogo, e sbandire la trame-logedia fra i parti mostruosi ed anfibj. Ma que-sto mostro sarebbe almeno stato utile in parte,se alla tragedia avesse disgombrata la strada,finora pur tanto impedita.

Se poi questa mia temeraria impresa divoler inventare del falso, quando già tanto cen’era, non dovesse produrre che degli errori,c dei mostri peggiori ancora di quest’Abele,desidero in tal caso d’essere stato io il solo atentarlo, e che un sì fatto genere in questosolo mio parto e nasca e perisca.

Del resto, questa specie di rappresenta-