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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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ABELE

Tragge fuor dell’ ovile ai lieli paschi,

Candide si, ch’egli si specchia in elle.

Ma più adulto Cain, suoi spirti maschiVolge a lavoro più gravoso e duro;

La terra ei squarcia, ove il buon seme caschiFra rotte glebe, e poggi indi maturo:

Ed egli e Abele, con fraterna gara,

Danno ai parenti il cibo e il latte puro.

Ma si aiulan l’un l’altro: Abel, più caraTien la fraterna ampia dorata messe:

Cain, più il gregge che il terrea eh’ egli ara.Le bianchissime lane intanto lesse

La induslre madre, ond’ei si vestan tutti,Poiché le vesti han d’innocenza smesse.

Nell’innestare Adamo e potar frutti,

Suoi di consuma; e in rifiorir la vileAlga, che ammanta i lor meschin miniti.

Pur, cosi speso in opera servileIntero il di, non tornano dolentiAlla sudata mensa lor sottile;

Ma ringraziando Iddio, di sè contenti.

CORO

Vii verme fetido,

AI sudor di tua frontePasciti, pasciti ;

E di tua colpa l’onleLava, se il puoi, cosi.

UNA VOCE DEL CORO

Vita, or si dispariDalla tua vita prima,

Traggi, e non mormori?

E lo cor non ti lima11 tuo ben, che fuggi?

CORO

Abbattuto, avvilito, scacciatoDal ridente tuo bel Paradiso,

A cui fosti in mal punto creato,

Or non sei da’tuoi stenti conquiso?

E ancora il visoInnalzando, ringrazi quel Dio,

Ch’ or ti è fabro di un viver si rio?

IL PECCATO

Per ogni parte io dunque adito volliAprirmi ad essi: or, tra i parenti e i figli;

Or, tra i consorti; or, Ira i fraterni molliGiovani petti, scarsi di consigli;

Ma ognor la spada orribile roventeD’ Angiol celeste, a me troncò gli artigli :

Sì che, al core afferrarmi di tal genteMai non potendo, teslimone io stettiDei gaudj loro; io, di furor fremente.

Dardi temprati in fuoco d’ira eletti

Or io scoccai d’Adamo in cor; perch’EvaSia da lui carca di oltraggiosi detti,

Come colei che il viver loro aggreva;

Ma invan miei dardi in lui: 1’Angiol v’infondePietà, che al perdonare il cuor solleva:

Or, nel donnesco sen piaghe profondeGià sto per far, volgendo in odio I’ ontaDel proprio fallo ; e a me già già risponde

Èva; quand’ ecco a lei con destra prontaL’Angiol soccorre, e l’odio stempra, e caraLe fa di Adamo la virtù già conta.

Indarno in somma la bevanda amaraDi discordia lor mesco in guise mille:

Ratto a tutte un potere alto ripara,

D’amor vie più destando in lor faville.

CORO

E perdente fia l’InfernoContro al Cielo un’altra volta,

Or che lite, in ver non molta,

Chi dell’uom s’abbia il governo,

Dà la palma al vincitor?

Poca gloria il vincer fora ,

Che per 1’ uom l’Inferno è fatto :

Ma soffrire, a nessun patto,

Non vogliam eh’ ei lotti ancora ;

Saria troppo a noi disnor.belzeru'

Possente re del tenebroso Abisso,

Poiché a consiglio i tuoi ministri or chiami,Certo, udir tu l’ignudo vero brami;

Ond’ io dirtelo appieno in core ho fisso.Dacché tu sotto le serpenlee spoglieLa debil donna al grave error traesti,Sgombrar sì tosto di lassù, mal festi;

Tel provi il pianto, ch’or da noi sen coglie.Vince, chi dura. A sottentrarti in terraSe niun tra noi tu giudicavi degno,

Men ratto il piè ritorcere al tuo regnoDovevi tu, se il mio parer non erra.

Ma, e chi lasciavi a sostener tal pugna,

Che 1’ uom di colpa in colpa strascinasse?

Il sol Peccato; quasi ei sol bastasse,

Quando a lui nostra forza non si aggiugna.Ben di Superbia egli a le nacque, e tuttiEi chiude in se d’ ogni mal’ opra i semi :

Ma quindi appunto i mezzi in lui fian scemiPer far che l’uom pieno un delitto frutti.

O legione di Demoni in armiDovea dunque sgombrargli il varco a forza;O mandar si dovea, sott’ altra scorza,

Peste maggior con lusinghieri carmi.coro

Ben dice il nostroGran Belzebù.

0 forza vera,

0 fraude intera,

D’ ogni alto mostroVittoria fu.

Ben dice il nostroGran Belzebù.

MAMMONA.

Perché a vittoria — mandar tue squadre,

Se da meno sudore uguale gloriaPuò ridondartene, — almo gran Padre?Tiene una livida — gemma lo Inferno,

Al cui mostrarsi ognun di noi si abbrivala;Di fera Invidia — l’alito eterno.

Quella terribile, — che noi dal Cielo