ATTO PRIMO
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Precipitò nel fuoco inestinguibile,
All’ uom mortifera — porti il rio gelo.
Essa, col placido — mentito aspetto,
Gli farà il cor fin da radice fracido';
Essa, iniquissimi — l’animo e il petto.
CORO
Esci, esci, Invidia pallida,
Della chiostra tua squallida:
Vanne, del Cielo a scorno,
Lassù il sereno giornoAd offuscar.dna voce del coroTeco arreca gli orribiliSerpi tuoi gelidi,
Che coi lor sibili
Fan Paure tremar.
L’irto tuo crine fasciane,
Lo sen riempine,
E alcuni lasciane
Tue vesti affibbiar.
CORO
Esci, esci, Invidia pallida,
Della chiostra tua squallida.
ALTRA VOCE DEL CORO
Con sua lurida leda,
La Discordia preceda
I tuoi passi a rischiarar :
Rechi essa fiele e sangue,
Se mai tua rabbia langue,
Per poterli dissetar.
CORO
Vanne, del Cielo a scorno,
Lassù il sereno giornoAd offuscar.
ALTRA VOCE DEL CORO
Già il suo fiato, gelato, ammorbato,
Da sua chiostra alla nostra ne mostraProcedente l’alitar.
Ecco viene; ecco viene, ella tieneUn serpente, morente, fra’l dente,Che il finisce di sbranar (1).
ASTAROTTE
Questa, si, questa, al di cui giunger farsiMuto e tremante' il gran Concilio veggo ;Questa in terra da noi debb’ or mandarsi :Che s’io nel libro del Sarà ben leggo,
Costei mai più dal fianco dell’ uom torreNon si vorrà, nè palma altra raccorre.
Più può sol essa, che a migliaia accolteLegioni vestite lutto ferro:
E in disgombrarne le tartaree volte ,
Col crearla d’inferno in terra sgherro,Doppio guadagno fa la eterna notte,
E in un dell’ uomo le speranze ha rotte.
Ma vuoisi aggiunger anco a lei la sordaFiglia seconda del re nostro, Morte:
Quella, che invan qui sta di prede ingorda,
(t) Silenzio universale. — S’inoltri lentamente l’Invidisi, men-lrc tutti i Personaggi cd i Cori si tacciono.
Poiché il suo artiglio fia nell’uom sol forte:Quella, che in terra ognora il crudo morsoPascer sol debbe, e non tentar mai corso.
Dietro ai passi d’Invidia, esca, ed accarniCon sua gialla spolpala mano aduncaL’uom, che ancor non la vide, e il squarti e scarni.La terra ornai di messe lai si ingiunca;
Nè d’uman sangue la terra è satolla,
Se da radice pria svelta non crolla.
CORO
Morte, Morte, a dischiuder le porleDell’ Inferno doloroso,
Vanne in terra, ed afferravi forteQuel vermetto sì orgoglioso,
Che sua sorte — ancor tutta non sa.
Vanne, o Morte, —in terra va.
LA MORTE
Chi mi chiama?
Dove sono?
Dove vo?
Chi tonò?
Che farò?
Chi mi sfama?
CORO
Morte, Morte, a dischiuder le porleDell’Inferno doloroso,
Vanne, o Morte, in (erra va.
LA MORTE
Si faràLa mia falce,
La clessidra,
Ed ogn’ IdraFarò calce.
In terra vo. — (1)
Chi, chi tonò?
LUCIFERO
Figlia, quel che P orecchia ora t’intronaAlto fragor, è del mio popol grido,
A cui pur anco il mio voler consuona,
Ch’ è di spiccarli dal paterno lido.
Va dunque in terra, ed a nuli'uom perdona;
Ma sempre arreca pria P ultimo stridoAi men rei, che con mano accennerattiQuesta, che fida norma ognor saralli.
Entrambe intanto lo squallor natio
Ammantale or di falso e blando aspetto:
Tu, dai serpenti, un giovenil tuo brioFingi, e in somma beltade un molle petto:
Tu, dalla falce, le ignude ossa e il rioTuo ceffo appiatta in matronale assetto;
Madre e figlia parrete. Io voi da pressoSeguo lassù, col mio figliuolo, io stesso.—
Sì, Dei d’inferno, a ritornar ini apprestoAneli’ io lassù, col figlio amato al fianco.
Non fia tra voi, chi a mia possanza infesto,
Me tacci ornai d’impera lor non franco:
Mandar potrei tal, che al parlare è presto,
(1) Qui si alza un grido universale, che interrompe il cantardella Morte.