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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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ATTO PRIMO

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Precipitò nel fuoco inestinguibile,

All’ uom mortifera — porti il rio gelo.

Essa, col placido — mentito aspetto,

Gli farà il cor fin da radice fracido';

Essa, iniquissimi — l’animo e il petto.

CORO

Esci, esci, Invidia pallida,

Della chiostra tua squallida:

Vanne, del Cielo a scorno,

Lassù il sereno giornoAd offuscar.dna voce del coroTeco arreca gli orribiliSerpi tuoi gelidi,

Che coi lor sibili

Fan Paure tremar.

L’irto tuo crine fasciane,

Lo sen riempine,

E alcuni lasciane

Tue vesti affibbiar.

CORO

Esci, esci, Invidia pallida,

Della chiostra tua squallida.

ALTRA VOCE DEL CORO

Con sua lurida leda,

La Discordia preceda

I tuoi passi a rischiarar :

Rechi essa fiele e sangue,

Se mai tua rabbia langue,

Per poterli dissetar.

CORO

Vanne, del Cielo a scorno,

Lassù il sereno giornoAd offuscar.

ALTRA VOCE DEL CORO

Già il suo fiato, gelato, ammorbato,

Da sua chiostra alla nostra ne mostraProcedente l’alitar.

Ecco viene; ecco viene, ella tieneUn serpente, morente, fra’l dente,Che il finisce di sbranar (1).

ASTAROTTE

Questa, si, questa, al di cui giunger farsiMuto e tremante' il gran Concilio veggo ;Questa in terra da noi debb’ or mandarsi :Che s’io nel libro del Sarà ben leggo,

Costei mai più dal fianco dell’ uom torreNon si vorrà, nè palma altra raccorre.

Più può sol essa, che a migliaia accolteLegioni vestite lutto ferro:

E in disgombrarne le tartaree volte ,

Col crearla d’inferno in terra sgherro,Doppio guadagno fa la eterna notte,

E in un dell’ uomo le speranze ha rotte.

Ma vuoisi aggiunger anco a lei la sordaFiglia seconda del re nostro, Morte:

Quella, che invan qui sta di prede ingorda,

(t) Silenzio universale. — S’inoltri lentamente l’Invidisi, men-lrc tutti i Personaggi cd i Cori si tacciono.

Poiché il suo artiglio fia nell’uom sol forte:Quella, che in terra ognora il crudo morsoPascer sol debbe, e non tentar mai corso.

Dietro ai passi d’Invidia, esca, ed accarniCon sua gialla spolpala mano aduncaL’uom, che ancor non la vide, e il squarti e scarni.La terra ornai di messe lai si ingiunca;

Nè d’uman sangue la terra è satolla,

Se da radice pria svelta non crolla.

CORO

Morte, Morte, a dischiuder le porleDell’ Inferno doloroso,

Vanne in terra, ed afferravi forteQuel vermetto sì orgoglioso,

Che sua sorte — ancor tutta non sa.

Vanne, o Morte, —in terra va.

LA MORTE

Chi mi chiama?

Dove sono?

Dove vo?

Chi tonò?

Che farò?

Chi mi sfama?

CORO

Morte, Morte, a dischiuder le porleDell’Inferno doloroso,

Vanne, o Morte, in (erra va.

LA MORTE

Si faràLa mia falce,

La clessidra,

Ed ogn’ IdraFarò calce.

In terra vo. — (1)

Chi, chi tonò?

LUCIFERO

Figlia, quel che P orecchia ora t’intronaAlto fragor, è del mio popol grido,

A cui pur anco il mio voler consuona,

Ch’ è di spiccarli dal paterno lido.

Va dunque in terra, ed a nuli'uom perdona;

Ma sempre arreca pria P ultimo stridoAi men rei, che con mano accennerattiQuesta, che fida norma ognor saralli.

Entrambe intanto lo squallor natio

Ammantale or di falso e blando aspetto:

Tu, dai serpenti, un giovenil tuo brioFingi, e in somma beltade un molle petto:

Tu, dalla falce, le ignude ossa e il rioTuo ceffo appiatta in matronale assetto;

Madre e figlia parrete. Io voi da pressoSeguo lassù, col mio figliuolo, io stesso.—

Sì, Dei d’inferno, a ritornar ini apprestoAneli’ io lassù, col figlio amato al fianco.

Non fia tra voi, chi a mia possanza infesto,

Me tacci ornai d’impera lor non franco:

Mandar potrei tal, che al parlare è presto,

(1) Qui si alza un grido universale, che interrompe il cantardella Morte.