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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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ATTO SECONDO

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A ingombrarmi la menle: un sol tuo sguardo ,In cui d’amore e d’innocente gioiaScintilla il puro, ogni mio duol dilegua.

Se tu Sapessi, con quanto piacere ,

Per te, pei figli, io m’affatichi...

ADAMO

Io scemo

Te, dal non tuo fallir, Èva mia dolce,

Più che noi pensi, assai. Quel che ci apponiCandido latte alla frugale mensa,

Candido è men del (uo tenero cuore.

Io chiedo sempre una figliuola a Dio,

Che te somigli, onde altre figlie posciaNascan beando i pronipoti nostri,

Come tu fai beato me.

ÈVA

La bramo

Io, più di te: compagna a me di sesso,

« Figlia negli anni, ed in amor sorella »Sarammi, io spero: e l’indole sua mitePari fia (così prego ) alla leggiadraIndole amabil del mio Abele.

ADAMO

Ognora

Più per Abel che per Caino madreTi vai mostrando: or, perchè fia?

ÈVA

Tra queste

Mie braccia Abele io 1’ ultimo portava ;

Ei quindi in me più tenerezza desta:

Non già più amore. È ver, che s’io d’entrambiMadre non fossi, un non so che in AbeleDi più innocente e docile, più forzaFariami al cor, che il ruvido maschio asproContegno di Caino. Or dimmi ; un certoNon so qual tetro inesplicabil segno ,

Come se fosse una nube di sangue ,

Non ti sembr’ egli pur tra ciglio e ciglioVeder scolpilo di Caino in fronte?

ADAMO

Occhi ho di padre: in ambo, un figlio scorgo:Deh, col mio sguardo ornai tu pur li mira.

Col vivo esempio di virtude, al beneIndirizziamli noi. Tardo al ben fareNon fu Cain finora : il padre intantoVeglia sovr’ esso sempre. Eccolo , agli anniBollenti è giunto, ove, leon feroce,

Rugge indomito l’animo. Ben io,

Ben la rimembro l’inquieta fiamma,

Ch’ entr’ ogni vena allora mi scorrea:

Eppure allor tenea sovra il mio capo,

Ben altro padre, il Creator, la mano:

Mia norma e fren, 1’ Onnipossente allora.

Per quanto il può mia debolezza, in opraTutto porrò per trarlo al retto. AgguagliaFra lor tu intanto, come ognora il festi,

Ed i precetti ed i materni amplessi,

Quasi fosser sol uno. — Eccoli appunto.

SCEMA II.

CAINO, ABELE, ADAMO, ÈVA

ÈVA

Oh figli mieil perchè indugiaste tanto?Perchè tenerci in angoscia si a lungo ?

ABELE

Madre amata, perdonaci; cagioneDi ciò son io.

CAINO

Tu ’1 vedi: in collo io portoQuest’ agnellina.

ABELE

È la diletta mia.

Sempr’ella fugge: è vispa troppo: in unaRipid’ erta scoscesa oggi tanl’ oltreIntricavasi, eh’ ella nel burroneIva giù giù....

CAINO

Si, che a gran pena e rischioVi si potea per prenderla poi scendere.

ABELE

Tu, vi scendevi, io, non l’osava.

CAINO

È salva.

ABELE

Ma in questa spalla è gravemente offesa;Poverina 1 e lamentasi...

CAINO

Più male

Hai tu di lei: via, non dolerti, o dolceAbele mio; vo’ farle un caldo impiastroD’erbe e di latte, e l’avrai sana tosto.

Ma poi di viminelti un guinzaglinoTi tesserò, perchè tu ben l’affreni.

È petulante troppo: cosi sempreL’avrai soli’occhio, e meglio l’altre tutteCustodirai, con tuo diletto.

ADAMO

O figli,

In voi mi bèo : 1’ udir quei puri accenti,Fraterni tanto, immensa gioia spandeNel mio paterno cuore. O tu, che tantaDel tuo minor fratello cura prendi,Benedetto sii tu ! Cosi prendevaDi te, quand’eri fanciullino, io cura.

Nei campi e boschi, il tuo fratello, o Abele,È il tuo padre secondo.

ABELE

E tale io ’l tengo ,

È il sa ben egli. Ah, se sapessi, o padre,Quanta fatica egli ha per me, per questoLascivo gregge.mio! mi scoppia il core ,

D’esser costretto a sturbarlo si spesso.

CAINO

Taci, via : che siam noi, se non sol uno?Tu crescerai; s’imbrunerà il tuo mento;