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ABELE
S’inforzerà il tuo braccio, e allor nel duroCampo a me pur soccorrerai ; mentr’ altriFratelli nostri ( chè assai ne speriamo,
Come il padre ci disse ) al gregge alloraAttenderanno.
ÈVA
Adamo, ecco allestitaGià la cenetla nostra. Amati figli,
Via, venite; posatevi; sediamoci;
Tosto che il padre avrà, d’Iddio nel nome,Benedetta quest’esca ch’ei ci dona.
ADAMO (1)
Almo Padre celeste
Che invisibil ci vedi,
Deh tua presenza a questeGioie nostre concedi.
Te, quando spunta il Sole,
Te, quando a mezzo è il corso,
Te, quando il celaDell’ alto monte il dorso;
Te sempre invoca e vuole,
Chi un nulla fora senza tua tutela.
TUTTI QUATTRO
Almo Padre celeste,
Che invisibil ci vedi,
Deh tua presenza a questeGioie nostre concedi.
ADAMO
Or sediamo, e pasciamoci; or, che ognunoSi è procaccialo il vitto suo coll’ opra.
Voi, giovinetti, al certo, più che stanchiSarete anco affamati. Ad essi priaDunque ministra, o donna.
ÈVA
Oggi v’ ho fatto,
Dolci miei figli, un ritondetto impastoDi farina e di latte, in su le viveBrage indurato : eccoven parte : io spero ,V’abbia a piacer, gustatelo e daravviForza ben altra.
ABELE
Oh buono ! o madre miaQuanl’è mai dolce, e buono! e come ha nome?Io noi saprei: mai non cen desti.
CAINO
Or tieni,
Fratellino; quest’altro anco tu mangia.
ÈVA
No, no; chè non è giusto: tu lavoriPiù assai di lui ; dei più gran parte averne.
CAINO
Più che in mangiarlo io stesso, assai più godoNel darlo a lui.
ABELE
Tu sei pur buono. 0 madre,
(1) Adamo, siccome attor tragico, e non cantore, reciteràquesti versi lirici con intonazione piu pomposa degli altri, ecantilena lirica, senza pur cantare.
Piglio, o non piglio? ei mel vuol dare; e tantoMi piace, e tanto.
ADAMO
Via; l’abbia Abelino:
E a te, figliuolo, in contraccambio voglioDar questa pera: eli’è di quelle appuntoDa me innestate: to’; vedi bellezza ILa ti riempie ambe le mani quasi:
Mangiala tu, per amor mio.
CAINO
Che grato,
Che prezioso succo ! ma, vo’ darneAnco ad Abele uno spicchietlo.
ÈVA
Oh! mira
Ghiottarello: mai cosa ei non rifiuta.
ABELE
Io? gli obbedisco in tutto, come a padre.
ÈVA
Sei pur vezzoso !
ADAMO
Benedetti entrambi !
Siete i nostri occhi voi ; sarete i fidiBastoni un dì della nostra vecchiaia.
ABELE
Ma, che cosa è questa vostra vecchiaia,
Di cui si spesso favellare io v’odo?
ADAMO
Ah, figlio! ell’è tutto il contrario, in tutto,Di quello ch’or sei tu. Giorno per giorno,Alla tua forza, alla bellezza tua,
Alla statura, all’intelletto, al senno,Alcuna cosa sempre ti si accresce:
Cosi, giorno per giorno, alcuna cosaDi queste tutte scemasi ed annullasiNei genitori tuoi.
ABELE
Ma, donde avviene?
Voi, che pur siete si benigni, e tantoCi amate, voi pur crescere dovresteIn ogni cosa, e più di noi.
ADAMO
Vedevi,
Abel, tu mai, nello spuntar dell’alba,
Al primo uscir dalla capanna nostra,
Vedevi mai la rosa, pregna tuttaDi notturna benefica rugiada,
Star tumidetta aspettando che il Sole,
Almo apritor delle sue foglie, irraggi?
ABELE
Oh, questo sì vedeva io spesso, ed anziAnco osservava, al ritornar la sera,
Che inaridita e mezz’arsa, e inchinataEli’era; e mezza appena, il giorno appresso;E il terzo di, non v’era più.
ADAMO
Vedesti,
Figlio mio, ciò che dopo alquanti SoliAddiverrà del viver mio, di quelloDella tua madre.