ATTO TERZO
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E tu pur ceder dei.
Meglio in Dio, che in tutt’ altro, il cor si posa.
UNA VOCE DEL CORO
Né arene il mar cotante,
Nè stelle ha il cielo, quanteYerran da voi le umane creature.
Vedrà coperto appienoLa terra il suo gran senoDi genti innumerabili future.
un’ altra voceMa in un con lor creataDei mali e beni loro
La somma immensa, è dal deslin librata.
Avverso, ei fia la cote
A cui si aguzzi l’oro
Dèlia virtù, che incontro a lutto puote.
Prospero, ei fia lo scoglio
Contro il qual romper denno
Il lieve umano senno,
E il suo usato nocchier, 1’ umano orgoglio.
LA voce d’ iddio (1)
Qual eh’ ei sia dunque, il destin vostro emana
(I) Precedono, e sieguono, lampi e tuoni.
D’alto consiglio eterno.
Volgi, volgi al supernoFacitor d’ogni cosa umile il ciglio :
E, rassegnato figlio,
Non muover mai la tua ragione insanaA investigar cagion celeste arcana. —
ADAMO
Èva, adoriam, tremiamo; e, al pianger nati,Piangiamo: altro non resta. Ornai, si sorga;E d’iddio, qual eh’ ei sia, 1’ alto volereIn silenzio si aspetti. Abbiam ( pur troppo )Disobbedito a Dio, sola una volta.
Ma i nostri figli abbandonare intantoNoi non dobbiamo, ah no: ciò non comandaNè Dio mai, nè il destino. Andiam; si cerchiDi lor per tutto: vieni; uniti posciaNoi quattro in uno, aspelterem che luttiIl rio destino a un tratto ci percuota.
ÈVA
Oh figli nostri 1 or dove siete? In tracciaD’essi andiam tosto. Ah quai terrori è quantiAl cor materno misero fan guerra!
ATTO QUARTO
SCHIVA I.
Vasta campagna.
ABELE, preceduto da LUCIFERO, invisibile
ad ESSOADELE
Ecco, ch’io già del buon desio su formeTratto mi son fino al deserto piano;
E appena appena ancor la selva io veggo,
Che mi lasciai da tergo. Oh quante volleGridato ho già, Cain, Caino! ed egliDi tempo in tempo mi va rispondendo,
Nè so di donde; e mai veder noi posso.
Or da un lato, or dall’altro, e innanzi spesso,E talor dalle spalle, averlo parmi ;
Ma vie più sempre la voce allontanasi,
Quant’ io m’inoltro più. — Cain, Caino:Fratei mio caro...
lucifero (1)
Oh! se’ tu quivi, Abele?
ADELE
Si, son io; deh, ti mostra.— Or, come mai (1)In cosi vasto e ignudo pian sua voceSuonar mi puote, e eh’ io noi vegga? Ah, questa,Questa è per certo inconcepibil cosa.
Cain, Caino; pregoti, a me vieni;
Stanco son io; deh vieni... Ei più non s’ode.Ma, che fia mai? deh! come solo io sono !Come farò a tornarmene senz’ esso?
Che dirà ’l padre? e il suo dolore? e quelloD’Èva infelice? e il mio dolore? io starmiSenza Caino? Un po’ ripresa ho lena:
Vo’seguir oltre: addietro esser non puote.
Cain, Caino, ove sei tu?
lucifero
Qua oltre.
ABELE
Eccol di nuovo: oh come lungi ei suona!
Or m’avveggo: ei s’ è tratto infin là, doveScorre profondo incassato il gran fiume,
Ch’io mai non vidi; ma cel disse il padre,
(1) Volgendosi verso la udila voce.
(1) Imitando la voce di Caino.