ABELE
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Ch’evvi là il fiume. Il troverò là dunque.Veder noi posso, perchè la scoscesa. Ripa il nasconde: il troverò. Caino,
Io vengo, io vengo; aspettami. Là volo.
SCEMA II.
L’INVIDIA, la MORTE (1)
LA MORTE
Dove, dove mi traiTrasmutata cosi ?
Potrò uccidere ornai?
Quando avrò preda? di’.
l’invidia
Seguirmi dei: tacerli, o dir ben poco,
E al mio inganno dar loco.
Madre or mi sei: sotto quel denso veloCela ben ben tuo ceffo:
E breve breve, ogni qualvolta io accenni,Risponderai, ma con materno zelo.
Ben sai, ch’io non ti sbeffo;
Non mi guastar l’opra che a fare io venni.
LA MORTE
Farò, dirò:
Ma nulla so,
Fuorché falciar;
Dei tu in mio pròMèsse apprestar.l’ invidia
Vieni, in disparte tratti: ecco Caino.
Pria di mostrarci noi,
Udiam se ha cor ferino,
S’ei bevve appieno il fiel de’ serpi suoi.
SCEMA III.
CAINO (2)
Che fai, Caino? ove t’aggiri?... Io ’l piede,Per ritornar, più volte ho già ritorto,
E vie più sempre una incognita forzaTornami a spinger lungi dal paternoDesiato ricetto. Insolita iraMi divora, mi strugge; e in chi sfogarla,
Non so. — Ma pur sul cuore a un tempo stessoI flebili lamenti mi rimbombanoDei genitori miseri, che indarnoOr mi cercano, al certo. E il dolce mioFratei d’amore... Or, di chi parlo? ahi stolto,Che pensi tu? nel loro Abete han tuttoI genitori tuoi; sol esso bastaE a’ tuoi parenti, e a Dio: si, i! Creatore,
Del solo Abele i sagrificj a grado
Par eh’ ei si tenga. — Ah, di Cain non havvi
(t) Trasfigurai*.
( 2 ) EnIra ili donde entrò Abele, conte s’egli fosse stato dietro.
Chi cerchi, no; nè di Cain chi curi.
E sia pur ciò: nè di nessuno io curo.—
Ma, donde il sai? Che t’han mai detto, o fatto,Che di ciò (i convinca? In piena pace,
Ier sera all’annottar, dopo la lietaCena, non eri benedetto il primoTu, Cain, dal tuo padre? e quindi al fianco,'Anzi abbracciato strettamente al colloDel tenero amorevole fratello,
Non ti addormivi tu, beato? Or donde,
Come, perchè, fra smanie orrende io sorsi;
E fuggitivo, e sconoscente, e errante,
Sordo a ragion, dal ver diviso, ( ahi lasso I )Imperversando io vo? Su via, si vinca;
Sì la malnata passion si vinca.
Torno a voi, già ritorno, o dolci, o amatiMiei genitori; a voi, che al par d’AbeleMi amate, ah sì; più assai, che noi merlo io.—Ma, che veggo? ben veggo? a me davantiSi appresentan due umane creature?
E s’inoltrano? e vestono com’EvalOh! 1’ una il viso ha come Abel fiorito,
Ma più leggiadro ancora ! altri v’ ha dunqueDi nostra specie in terra? eppure il padreDiceami ognor, che i soli eramo noi...
SCEMA IT.
L’INVIDIA, CAINO, LA MORTE
INVIDIA
Oh giovine, che titubi, e consideri,
Fra palpiti atrocissimi, il gran fiedereChe addoppiano col brivido, ond’ assideri,Quegli aspidi che avvinghianti com’ edere;Deh, piacciati, ( se impavido desideriA giubilo incessabile pur riedere )
Deh, piacciali alle limpide acque intendere,Che debbono lietissimo 1’ uom rendere.
CAINO
Oh! chi sei tu, che in così strani accentiMi favelli? Altri dunque, a noi non noti,.Uomini v’ha su questa terra? Ah! trammiDi dubbio tu: dimmi chi sei: ma adopraUn favellar più alquanto al mio simile,
Sì eh’ io più lieve intendati ; ten prego.
INVIDIA
D’ Adamo il figlio, al tuo parlar ravviso.
Non bastò dunque al padre tuo di farsiEgli sbandir, con sua vergogna tanta,
Dal bel terrestre Paradiso, ov’io
Con infiniti altri mi albergo? a lui
No non bastò ciò dunque? al proprio figlio
Ei volle inoltre ogni notizia torre
Di un tanto ben perduto, e torgli a un (emP°
Al racquislarlo ogni possibil via?
CAINO
Oh! che mi narri? un Paradiso in terra