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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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ATTO QUARTO

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Evvi; e in bando mandatone fu Adamo?Ed egli ad un suo figlio un ben si immensoCela, e impedisce?

INVIDIA

Ingiusto e duro padre,Al proprio figlio invidia egli quel bene,Ond’ ei mostrossi indegno. Oltre alle riveLà del gran fiume, io stavami con questaDolce mia madre: ed io di là vedea( Che il lutto vede e sa, chi quivi alberga )Te fuggiasco, lasciala la capannaDel padre tuo, venirne errante...

CAINO

Or, come

Di me sai tutto, ed io?

INVIDIA

Pari non siamo.

A noi beati abitator perenni

Di quella opposta spiaggia, il tutto è lieve:

Ivi lontana o non saputa cosa,

O impossibile a noi, son nomi ignoti:

Ivi in gran copia siam, fratelli e suore,

E figli e padri; ivi ad ogni uom si aggiungeUna, com’io; qual vedi Èva congiuntaViver col padre tuo. — Pietà mi preseDell’ignoranza tua; quindi a incontrartiIo fin qui m’inoltrai. Sol che ti attentiVarcar le limpid’ onde, a me tu pariTosto sei fatto; e là, s’ella a le piace,Posseditor di questa mia beltadeFarti potrò; come pur teco ogni altroMio ben divider quivi mi fia dato,

Cui tanti aduna quel beato suolo.

CAINO

Ma come mai quell’ ottimo mio padre,

Che tanto'ci ama, .un tanto ben poleaCrudel celarci? In core alto contrastoProvar mi fai, col parlar tuo. Mi muoveLa tua beltade assai; la lusinghieraSpeme di te; quel favellar tuo dolce,

Cui non udiva il pari io mai; mi muove,Tutto in te : ma poss’ io pur fra gli stentiDell’ incessante affaticarsi ingratoAbbandonare i miei, per trarre io poscia,Io fra delizie in ozio agiata vita?

INVIDIA

Ben pensi tu. Servi, su dunque, e pena,

E affaticati, e suda. Altri frattantoPria di le quivi occuperà il tuo stalo.

CAINO

Altri? chi mai?

INVIDIA

Cieco ben sei.

CAINO

Ma, forse

Rimane là loco sol uno?

INVIDIA

A un solo

Figliuol d’Adamo il varco ivi è concesso:Celato a le, ma non a tulli...

CAINO

Oh quale,

Qual gel di nuovo entro mi scorre! orrendoM’ agita un dubbio... ,

INVIDIA

È manifesta cosa,

Non dubbia ornai: tuoi pensier tutti io scemo:Adamo, si, tutto al suo Abel svelava,

Quanto a te nascondea...

CAINO

Che sento!...

INVIDIA

Per lui serba egli.

E il loco

CAINO

Oh rabbia ! Or tutta appieno,Tutta or si sgombra la caligin densaChe le viste offuscavami: quel moto,

Che in me feroce incognito indistinto,

Alt’ aspetto talor, talvolta al nomeSolo d’ Abele, in tutto me sentiva,

Eccone il fonte.

INVIDIA

Or tutto sai. Sol bada,

Che i passi tuoi non antivenga Abele.Giunto tu appena all’ altra riva, incontroA te farommi, e tua sarò: ma tecoDato non m’è d’irne a tal varco: intanto,

A confermarti in tuo proposto, or badaQuanl’ io farò. — Madre, per dargli un lieveSaggio di nostra avventurata gente,

Ch’olire a quell’ acque ei troverà, non fora,Dimmi, opportuno un bel drappello elettoFargliene qui subitamente innanziBaldo apparire?

MORTE

A senno tuo puoi farlo,

Amata figlia.

INVIDIA

Or tu vedrai, Caino,

Popol leggiadro, e tra soavi noteAgili danze armoniche, onde rattoSarà il tuo core. — Almi fratelli, a volo,Rapidi al par del mio pensier, giungete (1).

SCENA V.

LA MORTE, L’INVIDIA, CAINO, CORO di dan-zatori e danzatrici, CORO DI CANTATORI e CAN-TATRICI

coro (2)

Chi la gioiosa nostraTerra abitar non puote,

(1) Percuote cui piede la terra; o tosto appariscono da ogniparte i diversi Cori di musici e danzatori.

(2) Mentre il Coro musicale bipartitosi canta, dagli altri siintrecciano varie danze.