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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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ATTO QUINTO' 1 )

SCENA I.

CAINO, ABELE

CAINO

Vieni, fellone; vieni (2).

ABELE

0 fratei mio,

Pietà! che feci?...

CAINO

Vieni; assai qui lungiDal desiato fiume spireraiIl tuo vitale ultimo spirto.

ABELE

Ah I m’odi:

Deh, fratello, mi ascolta.

CAINO

No, quel bene

Che a me spettava, e ch’io non ebbi, no,

Nè tu pur lo averai. Perfido, mira,

Mirati intorno; il rio deserto è questo,

Donde fuggivi, e dove me lasciavi:

Non vedran, no, gli ultimi sguardi tuoiQuell’ onda no, che in tuo sleal pensieroGià varcata tenevi: in questa arena,

Estinto qui, tu giacerai.

ABELE

Ma, oh Dio!

Perchè ciò mai, spiegami almen tuoi delti:

Io non t’intendo: spiegati, e m’ascolta;

Di me tu poscia a voglia tua fa strazio,

Ma pria m’ascolta, deh!

CAINO

Favella.

ABELE

Dimmi,

In che ti offesi?... Ohimè! ma come io possoParlare a le, finché si torvo e feroSovra me stai? gonfio le nari e il collo;

Fiamma e sangue gli sguardi; il labro, il volto,Livido tutto; e il tremito, che t’agitaE le ginocchia, e le braccia, e la testa! —

^ (•) Tra il quarto e it quinto, non avr'a luogo altro che unareve sinfonia, finche Caino riconduca il raggiunto fratello. LaCen a è la stessa.

$) Strascinandolo per le chiome.

Pietà, fratello: un po’ti acqueta: allentaDalle tue mani or le mie chiome alquanto,

Si eh’ io respiri.

CAINO

Abele, io mai credutoNon ti avrei traditore.

ABELE

Ed io noi sono.

E lo sa il padre ; e il sai tu pure.

CAINO

Il padre?

Noi mi nomar: padre d’entrambi al pari,

E giusto, io’l tenni, e m’ingannò.

ABELE

Che parli?

Puoi dubitar dell’ amor suo? tu appenaDa noi slamane dileguato t’ eri,

Ch’ansio per te, di mortai doglia pregno,

Il padre tosto dietro all’ orme tueInviavano....

CAINO

II so, perfidi; e provaOrribil m’era, e indubitabil, questa,

Del mal fratello e del più iniquo padre.

Tutto so; cadde il velo: appien l’arcanoV’ ha chi svelommi : in mio pensier son fermoCh’ esser non debbi a costo mio tu maiFelice, no.

ABELE

Te, per quel Dio, ch’entrambiCi creò, ci mantenne , io te scongiuro,

Fa ch’io t’intenda: in che mancai? che arcanoTi fu svelato? oh Dio! sovra il mio volto,

Negli occhi miei, ne’detti, nel contegno,

Non li si affaccia or l’innocenza mia?

Io felice, a tuo costo? esser felicePuò Abele mai, se tu noi sei? Deh, vistoMi avessi tu, quand’io slamane a! fiancoNon ti trovai, destandomi ! oh qual piantoIo ne faceva, e i genitori! InteroQuindi il di tutto ho consumato indarnoAffannoso cercandoti e chiamandoli,

Nè (i trovando inai ; bench’io tua voceDi tempo in tempo mi sentissi innanzi,

Che rispondea lontana: ed io più sempreMi venia dilungando seguitandotiFin là sul fiume; oltre le cui largh’ondeTremai che tu, qual nuotator robusto,

Varcato fossi...