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ABELE
CAINO
E di quel fiume ardisci,
Tu temerario, a me muover parola?Tremasti, il credo, che varcatol’io,
Tolta fosse in eterno a te la spemeDi mai varcarlo tu. Col vero, il falsoMescere anch’osi? e che di là mia voceTi rispondesse, assevri? Ma ornai giuntoÈ il fin d’ogni arte iniqua: invan miei passiAntivenir quivi tentasti: in tempoTi soprarrivo, il vedi : or, non che il fiume,Del ciel pur l’aure non vedrai più mai.
Ch’io t’annichili ; prostrati.
ABELE
La marra,
Trattieni, deh! non mi percuoter: vedi,
Io mi li prostro, e tue ginocchia abbraccio.Deh, la marra trattieni. Odimi: il suonoDi questa voce mia, colà pe’campi,
Tante volte acquelavati, quand’eriOr con le dure zolle, or con le agnelleForte adirato, ma non mai quanl’ora.Fratello del cor mio...
CAINO
Più noi ti sono.
ABELE
Ma tei son io pur sempre: e il sei tu pure:Confido in te, sono innocente: io’l giuroPe’genitori entrambi ; io mai non seppi,Nulla mai, di quel fiume ; e nulla intendoOr delle accuse tue.
CAINO
Malizia tanta,
Doppiezza tanta, in si recente etade?
Ah ! di più rabbia il finger tuo m’infiamma;Vii mentitore...
ABELE
11 tuo Abel, mentitore?
CAINO
Muori.
ABELE
Abbracciami pria.
CAINO
Ti abborro.
ABELE
Ed io
T’amo ancora. Percuotimi, se il vuoi;
Io non resisto, vedi; ma noi merlo.
CAINO
— Eppur, quel pianto suo, quel giovenileSuo candor, che par vero, e il dolce usatoSuon di sua voce, a me fa forza: il braccioCademi, e l’ira. — Ma, il mio ben per sempreStolta pietade or mel torria?... Me lasso!
Che risolvo? che fo?
ABELE
Fra te, che parli?
A me lì volgi: mirami: tu indarnoOra il viso mi ascondi: infra le atrociOrride smanie tue, sì, balenommi
Dall’umido tuo ciglio un breve raggioD’amor fraterno e di pietà. Ti prendaDeh pietà, si, della mia giovinezza,
E di te stesso. Oh ! credi tu, che IddioPoscia mai più nè i preghi tuoi, nè i doni,Gradir vorrà, se del fraterno sangueTinto ei li vede? E la misera nostraOttima madre, che d’entrambi i figliOrba cosi faresti? perchè, al certo,
Ucciso me, non ardiresti ad essaInnanzi mai, mai più, venire. Ah, pensaQual, senza noi, vivria quella infelice:
Pensa...
CAINO
Ah, fratello! il cor mi squarci a brani:Sorgi ornai, sorgi: io ti perdono: in questoAbbraccio... Ma, che fo? che dissi? Iniquo,Prestigio sono i pianti tuoi: non dubbioÈ il tradimento tuo ; perdon non merli;
Nè ti perdono io, no.
ABELE
Che veggo? or crudo
Già più di pria ritorni?
CAINO
Io, si, ritorno
Qual teco deggio. Or, sia che vuol; quel bene« Si nieghi a me, pur che a costui si nieghi. »Non più perdon, pietà non più; non havviPiù, nè fratei, nè genilor, nè madre.
Già d’ atro sangue l’occhio mi si offusca:
Un mostro io scorgo ai piedi miei. Via, muori-Chi mi raltiene?...Chi mi spinge il braccio?...Qual voce tuona?
ABELE
Iddio ci vede.
CAINO
Iddio?
Parvemi udirlo: ed or, vederlo parmi,Perseguirmi, terribile: già in altoVeggo piombante sul mio capo reoQuesta mia stessa insanguinata marra !
ABELE
È fuor di senno, affatto. Oh vista! Io tremo.-Da capo a piè...
CAINO
Prendi tu, Abele, prendiTu questa marra; e ad ambe man percuotiSovra il mio capo tu. Che lardi? or mira,Niuna difesa io fo: ratto, mi uccidi:
Uccidi me; dal mio furor che riede,
In altra guisa non puoi tu sottrarti:
Te ne scongiuro; affrettati.
ABELE
Che ascolto ?
Ch’io te percuota? e perchè mai, s’io t’am°Pur come pria? Deh, calmati: rientra,
In te rientra: andianne uniti al padre:
Egli t'attende...
CAINO
Il padre? al padre andarne