Buch 
Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
Entstehung
Seite
448
JPEG-Download
 

448

ABELE

CAINO

E di quel fiume ardisci,

Tu temerario, a me muover parola?Tremasti, il credo, che varcatol’io,

Tolta fosse in eterno a te la spemeDi mai varcarlo tu. Col vero, il falsoMescere anch’osi? e che di là mia voceTi rispondesse, assevri? Ma ornai giuntoÈ il fin d’ogni arte iniqua: invan miei passiAntivenir quivi tentasti: in tempoTi soprarrivo, il vedi : or, non che il fiume,Del ciel pur l’aure non vedrai più mai.

Ch’io t’annichili ; prostrati.

ABELE

La marra,

Trattieni, deh! non mi percuoter: vedi,

Io mi li prostro, e tue ginocchia abbraccio.Deh, la marra trattieni. Odimi: il suonoDi questa voce mia, colà pe’campi,

Tante volte acquelavati, quand’eriOr con le dure zolle, or con le agnelleForte adirato, ma non mai quanl’ora.Fratello del cor mio...

CAINO

Più noi ti sono.

ABELE

Ma tei son io pur sempre: e il sei tu pure:Confido in te, sono innocente: io’l giuroPe’genitori entrambi ; io mai non seppi,Nulla mai, di quel fiume ; e nulla intendoOr delle accuse tue.

CAINO

Malizia tanta,

Doppiezza tanta, in si recente etade?

Ah ! di più rabbia il finger tuo m’infiamma;Vii mentitore...

ABELE

11 tuo Abel, mentitore?

CAINO

Muori.

ABELE

Abbracciami pria.

CAINO

Ti abborro.

ABELE

Ed io

T’amo ancora. Percuotimi, se il vuoi;

Io non resisto, vedi; ma noi merlo.

CAINO

— Eppur, quel pianto suo, quel giovenileSuo candor, che par vero, e il dolce usatoSuon di sua voce, a me fa forza: il braccioCademi, e l’ira. — Ma, il mio ben per sempreStolta pietade or mel torria?... Me lasso!

Che risolvo? che fo?

ABELE

Fra te, che parli?

A me lì volgi: mirami: tu indarnoOra il viso mi ascondi: infra le atrociOrride smanie tue, sì, balenommi

Dall’umido tuo ciglio un breve raggioD’amor fraterno e di pietà. Ti prendaDeh pietà, si, della mia giovinezza,

E di te stesso. Oh ! credi tu, che IddioPoscia mai più nè i preghi tuoi, nè i doni,Gradir vorrà, se del fraterno sangueTinto ei li vede? E la misera nostraOttima madre, che d’entrambi i figliOrba cosi faresti? perchè, al certo,

Ucciso me, non ardiresti ad essaInnanzi mai, mai più, venire. Ah, pensaQual, senza noi, vivria quella infelice:

Pensa...

CAINO

Ah, fratello! il cor mi squarci a brani:Sorgi ornai, sorgi: io ti perdono: in questoAbbraccio... Ma, che fo? che dissi? Iniquo,Prestigio sono i pianti tuoi: non dubbioÈ il tradimento tuo ; perdon non merli;

Nè ti perdono io, no.

ABELE

Che veggo? or crudo

Già più di pria ritorni?

CAINO

Io, si, ritorno

Qual teco deggio. Or, sia che vuol; quel bene« Si nieghi a me, pur che a costui si nieghi. »Non più perdon, pietà non più; non havviPiù, nè fratei, nè genilor, nè madre.

Già d’ atro sangue l’occhio mi si offusca:

Un mostro io scorgo ai piedi miei. Via, muori-Chi mi raltiene?...Chi mi spinge il braccio?...Qual voce tuona?

ABELE

Iddio ci vede.

CAINO

Iddio?

Parvemi udirlo: ed or, vederlo parmi,Perseguirmi, terribile: già in altoVeggo piombante sul mio capo reoQuesta mia stessa insanguinata marra !

ABELE

È fuor di senno, affatto. Oh vista! Io tremo.-Da capo a piè...

CAINO

Prendi tu, Abele, prendiTu questa marra; e ad ambe man percuotiSovra il mio capo tu. Che lardi? or mira,Niuna difesa io fo: ratto, mi uccidi:

Uccidi me; dal mio furor che riede,

In altra guisa non puoi tu sottrarti:

Te ne scongiuro; affrettati.

ABELE

Che ascolto ?

Ch’io te percuota? e perchè mai, s’io t’am°Pur come pria? Deh, calmati: rientra,

In te rientra: andianne uniti al padre:

Egli t'attende...

CAINO

Il padre? al padre andarne