458 ALCESTE
E il lieto avviso del risorto figlio,
Bench’ella infermo a morte noi credesse,Recagliel tu.
FEREO
Noi miseri...
ALCESTF.
Voi lieti,
Che riaveste il già perduto figlio.
Vanne; ten prego: invan li opponi; io fattaSon più che donna. Ogni timor sia muto:
Di Admeto io son la salvatrice: or luttiObbediscan me qui.— Deh, voi di FereDegne matrone, or della reggia uscite,
Ed un augusto sagrificio tostoApprestate a Proserpina. Si cantiL’inno dovuto alla lerribil Diva,
L’ ara apprestando appiè di questo alteroSimulacro di lei: tra breve io riedoA compier qui ’l solenne riio, o donne.
SCENA UT.
CORO,FEREO
FEREO
Oh coraggio! oh virlude!... Oh non mai vistoAmor di sposa!... Ahi sventurato Admeto,
Se a tal costo pur vivere tu dei 1
SCENA IT.
CORO
Strofe.
Benigna ascolta i voli nostri, o DivaDell’Averno terribile ;
SECONDA
S’è pur possibile,
Che d’Acheronte oltre la infausta rivaDi mortai prego scenda ai cupi regniMai voce viva:
Gli occhi di pianto amaramente pregni,Tremanti tulli al perigliar di Admeto,Supplici oriam che il Nume tuo si degniFar per ora divietoAlla vorace insaziabil MorteDi ferir uom si pio, si amato, e forte.
Anlislrofe.
Speme egli sola ai genitor cadenti,
Cui pur troppo è probabile
Che inconsolabile
Lutto torria dal libro dei viventi :
Admeto, speme di Tessaglia tutta,
Che vedria spenti
Con lui suo lieto stalo, e in un distruttaL’alta possanza, in cui secura or giace ;
S’ei pria non ha sua prole al regno inslruttaColl’animo sagace:
Tropp’uopo è a noi la sua terrestre salma;Chè Admeto e Alcesle son duo corpi e un’alma
Epodo.
Se un di rapita appo la piaggia ondosaDell’Etna tu, nè il rapitor discaroTenevi pur, nè amaroT’era il tenor de’suoi cocenti detti;
Piena tu il cor di coniugali affetti,
Ai mali altrui pietosa,
Dea, troncar deh non vogli oggi i dilettiDi fida amante e riamata sposa!
ATTO SECONDO
SUSTA I.
CORO, ADMETO
CORO
Ma , che vediam? fia vero? Admeto il passoProspero e franco e frettoloso volgeVèr noi! Stavasi dianzi ei moribondo,
Ed or si tosto?... Admeto, agli occhi nostri
Crederem noi?
ADMETO
Sì, donne; risanalo
Di corpo appieno in un istante io sono;Ma non di mente, no.
CORO
Che fia? tu giriIntorno intorno perturbalo il guardo.!.
ADMETO
Ditemi, deh; la mia divina AlcesleDov’è? per lutto, invan la cerco.