ATTO SECONDO
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A me lu stesso, or dianzi.
FEREO
Alceste, intendo
11 tuo dire: la nuova io già recavaAlla consorte mia ; vèr essa or torno:
Col tuo sposo li lascio. Acqueta intantoNel tuo petto ogni dubbio: ah, no; non ebbiL’ardir, nè il cor di assumermi col figlioNiun de’tuoi drilli sacrosanti.
ADMETO
Or, quali
Detti fra voi?...
FEREO
Chiari a te fieno, in breve;Me, figlio amato, rivedrai qui tosto.
SCEMA V.
ADMETO, ALCESTE
ADMETO
Ma, che fia mai? ciascun di voi qui veggoDel risanar mio ratto starsi afflitlo,
Quanto del morir mio pur dianzi il fosse?
ALCESTE
Admeto , ognor venerator profondoDegl’Iddìi, te conobbi...
ADMETO
E il son, più sempre,Or che dal divo Apollo in don si espressoLa vita io m’ebbi. Ah, fida sposa, alloraDov’eri tu? perchè non t’ ebbi al fianco,
In quell’istante si gradito, e a un tempoA me tremendo e sovruman pur tanto?
Allo sparir del sanator mio Nume,
Forse l’aspetto tuo mi avria del tuttoFrancata in un la mente: al reo fantasma,Che mi apparia poi tosto, ah lu sottrattoForse mi avresti I
ALCESTE
Oh sposo I io non t’avreiPer certo, ahi no, racconsolato allora,
Come or neppure io ’l posso.
ADMETO
E sia che vuoisi;Cessi alfine il mortifero silenzioDi tutti voi. Saper dai labri io voglio,
Ciò che cogli alti e col tacer funestoMi si va rivelando. Unica donna,
Sposa adorata mia, sa il ciel s’io t’ami,
E se ragion nuli’altra ornai mi fesse,
A paragon dell’amor tuo, la vitaBramare: con te sola, a me fia dolceI di lei beni pochi e i guai pur tantiIr dividendo. Ma giovommi or forseScampar da morte, quando a me sul capoUna qualch’ altra ria sventura ignotaMi si accenna pendente? Nè tu stessa
Negarmel’ osi. Io raccapriccio; e udirlaVoglio; e d’udirla, tremo.
ALCESTE
Admeto, in vitaRestar tu dei: scritto è nei fati. É sacra,
È necessaria la tua vita a entrambiI tuoi cadenti genitori; a entrambiI tuoi teneri figli; all’ampio regno;
Ai tuoi Tessali lutti.
ADMETO
Alceste, oh cielo!
E tutti, a cui fia d’uopo il viver mio,
Fuorché te stessa, annoveri? Che miro?
E il mal represso pianto alfin prorompeSu la squallida guancia? e un fero tremiloLa lingua e tutte le tue membra in guisaSpaventevole scuote !...
ALCESTE
Ah! non più tempoÈ di tacermi : un si funesto arcanoFia impossibil celartelo; nè udirlo,
Fuorché da me, tu dei. Deh, pur potessi,Misera me ! com’ io la forza e ardireDi compier m’ ebbi il sacrosanto mioAlto dover, deh pur cosi potessiGli effetti rei dissimularten meglio !
Ma imperiosa, su i diritti suoi
Rugge Natura: oimè! pur troppo io madre
Sono; e tua sposa io fui...
ADMETO
Qual detto!
ALCESTE
Ah, dirti-
Più non poss' io, che il sono.
ADMETO
Un mortai gelo
Al cor mi è sceso. Oh ciel! non più mia sposaNomarti puoi?
ALCESTE
Son tua, ma per poch’ore...
ADMETO
Che fia? chi torti a me ardirebbe?
ALCESTE
1 Numi;
Quei, che già mi ti diero. A lor giuraloHo il mio morir spontanea, per trarliDa morte. Il volle irrevocabil Fato.
ADMETO
Ahi dispieiata, insana donna! e a morteSottratto hai me, col dar te stessa a morte?Due n’uccidesti a un colpo: ai figli nostriTolto hai tu, cruda, i genitori entrambi,
E madre sei?
ALCESTE
Fui moglie anzi che madre:
E ai figli nostri anco minor fia danno,
L’esser di me pria che del padre orbati.
ADMETO
E ch’io a te sopravviva, o Alceste, il crediPossibil tu?
& a