Buch 
Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
Entstehung
Seite
469
JPEG-Download
 

ATTO QUARTO

469

0 semiviva sia, vederla voglio:Precipitarmi, p Alceste, in su l’amatoTuo corpo io voglio, e sovr’esso spirare.

FEREO

Deh, ti acqueta; mi ascolta; il ver saprassiTosto; ma estinta io non la credo.

IL CORO D’ ADMETO

Or, ecco,

Ratte vèr noi ritornan le compagne.

Tutto saprai.

SCENA IT.

il CORO d’Alceste, ADMETO, FEREO,i FIGLI e il CORO d’Admeto

ADMETO

Donde venite, o donne?

Dove ne giste? Alceste, ov’è? da voiLa chieggo, la rivoglio. Or, via... Che veggio?Voi vi turbate; e scolorite, e mute,

E tremanti...ahi me misero! già tuttoPur troppo intesi: la mia vita è spenta:

Tutto cessò. Ma l’adorato corpo,

Non vi crediate già dagli occhi mieiSottrarre, infìn ch’io pur quest’ odiosaLuce sopporto: io ’l troverò...

FEREO

Deh! figlio,

Noi (i rimembri, che imponeati AlcideDi non portar fuor della reggia T orme,

E di attenderlo qui?

IL CORO d’ ADMETO

Come a noi pure

Di starli al fianco, ed impedirli...

ADMETO

Indarno,

Indarno or voi, quai che vi siate e quanti,Deboli e crudi e in un volgari amici,

Contro me congiurale. Altro è, ben altroIn me il dolor, che non l’inulil geloIn voi della fallace ragion vostra.

Non son d’insano or 1’ opre mie; ma saldoVolere intero, ed invincibil figliaDi ragionato senno, la feroceDisperazione mia, m’impongon oraL’alto proposto irrevocabil, dondeNè voi, nè il tempo, nè d’ Olimpo i Numi,

Nè quei d’Abisso, svolgermi mai ponno.Donne, a voi Io ridico; il corpo io voglioDella consorte mia.

il coro d’ alceste

Per or vederla

Nè il puoi, nè il dei: ma ben giurar possiamti,Ch’ ella estinta non era...

ADMETO

Al par che stolte,Spergiure voi, gli avviluppati deltiA che movete? Ogni ingannarmi è vano.

Non la vedev’ io forse or dianzi in questoLoco fatale appena appena viva?

E nell’ orecchio non mi suonan forseTuttora i frali estremi accenti suoi?

Tu, padre, a viva forza mi staccaviDal collo amato. Ahi me infelice! ed ioNon la vedrò mai più? Quelle funesteE in un soavi voci sue eh’ io udiva,

Eran l’ultime dunque?

FEREO

Unico mio

Diletto figlio, Admeto, apri, ten prego,

Alla ragion la mente. Ercole in somma...

ADMETO

Fallace amico, a me rullimo colpoErcole diede. — Ma ben disse in vero,

Ch’io mai di qui partirmi non dovria:

Starommi io qui per sempre. Il piè là entro,Come inoltrar potrei? mai più, no,.mai,

In quelle mule soglie dolorose,

Ov’io con essa stavami felice,

Nè i Numi stessi invidiava, amanteRiamato d’Alceste; in quelle soglieVivo mai più non entrerò. Per poco,

Ne andrò di qui chiamando ad alta voceL’adorato tuo nome: ma l’infaustoTalamo orrendo, che già due ne accolse,

Noi rivedrò più mai, nè quel tuo fidoSeggio, in cui sempre ti sedevi... Oh vista!Deserto stassi... Ah, qui spirasti, Alceste:

E forza egli è, ch’io pur qui spiri; e fiaTra breve, il giuro.

FEREO

Ah, no: promesso hai dianziTacitamente alla tua stessa Alceste,

Di viver pe’ tuoi figli.

ADMETO

O figli amati !

Figli d’Alceste e miei, venite entrambiOr tra mie braccia, per l’ultima volta.

Tu, donzelletta, vieni; che in te figgaGli estremi baci e di padre e di sposo.

Dell’adorata madre il vivo specchioTu sei, pur troppo: oh rare forme! O voi,

Che stima e amore e maraviglia in pettoPer la bontà per la beltà uudristeD’incomparabil donna; o voi, che ad essaPotrete pur sorvivere, voi fateChe intatte al mondo le divine formeRestin di lei; che in tele e in marmi e in bronziLa eternino gli artefici più dotti;

Si, che ai remoti posteri l’imago .

Di virlude cotanta in tal beltade,

Viva quasi trapassi.

eumelo

Ah ! non più maiLa rivedrem noi dunque?

ADMETO

Oh detti! Ah, tostoDal mio fianco staccate questi miseri

»