ATTO QUINTO
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IL CORO D’ALCE STE
Deh, qual crudel comando a noi tu davi,
Ercole invitto 1 il semivivo corpoPorlammo fuor d’ogni qualunque vista ;
E fide poscia, ma tremanti e incerteSul destino d’Alceste, al re negammoDar di noi conto: e il tacer nostro, o i dettiRotti e dubbiosi, a replicati colpiImmergevan sì addentro in cor d’AdmetoLo stil, eh’ egli ai celesti e agl’ infernaliNumi giurava...
ERCOLE
O donne, i giusti DeiD’uom disperato i giuramenti maiNon accettan, nè ascoltano. Qui vengoD’ogni qualunque giuro a scioglierl’ io. —Admeto, a te il promisi, a te ritorno;
Eccomi, sorgi. — Ma che fia? nè udirmiPur dimostra egli?
FEREO
Oh cielo! Il rio propostoEi fermo ha in sè, non dar più cenno niunoD’uom vivo ornai.
ERCOLB
Duol che di re sia degno,Mostra, o Admeto, e non più. Qual uom del volgo,Vinto or forse ti dai? D’Èrcole amico,
D’ Èrcole i sensi ad emular tu apprendi.
ADMETO
Al rampognar di colant’uom, tacermi,
Viltade fora. In me volgari sensi,
Ercole, il sai, non allignar finora.
Ma priega tu l’allo tuo padre, e il priegaQuanto più caldo puoi, che a te mai notoD’orbo amatore il rio dolor non faccia.Travaglio egli è, sotto il cui peso è forza,Oltre ogni Erculea prova, infranger l’alma.Securo ornai per la vicina morteMe vedi, e di te degno. Or dunque, amicaLa man mi porgi per 1’ ultima volta:
Il pegno estremo, ch’io ti chieggo, o Alcide,Dell’amislade nostra santa, è il corpo,
L’amato corpo della estinta... IndarnoSoltrar tu il festi da’ miei sguardi or dianzi:Non può il vederla, accrescermi dolore...
Deh, dunque irnpon, che mi si renda: io voglioRivederla, e morir...
ERCOLE
Al tornar mio,
Un qualche dolce e non leggier sollievoDi arrecarli promisi; ed io tei reco;
E non minor di qualunque altro al certoAttender mai tu osassi. Una adorataFida compagna il Fato a te togliea :
Or per mia man ti dona ( e d’ accettarlaT’impone ) il Fato stesso altra compagna.
ADMETO
Ch’osi tu dirmi, Alcide?
ERCOLE
Eccola. Innollra,
0 eccelsa donna, il piede. Ascosa stassiSotto codesto velo alta beltade:
E vie più bella ancor l’alma si ascondeSotto le dolci spoglie: « un puro cuore,
» Con sublime intelletto; umil costume,
» In regai sangue: » i pregi tutti in somma,Che in donna il Ciel mai racchiudesse, or .tuttiGli abbi in costei, pari ad Alceste almeno.
ADMETO
Donna ad Alceste pari? Udir degg’ioTal sacrilego detto? — Odimi, Alcide.
Se in te pur sempre io venerai di Gioveli figlio illustre; e se l’eroe, l’amico,
Con tanto amor, con riverenza tanta,
Accolsi in te; spregiar, derider, ancoDei tu perciò me disperato amante?
Ad un eroe tuo par, siaddicon elleColai scede in tal punto?
FEREO
Ah figlio! e in luiNon rispetti l’interprete dei Numi?
ADMETO
Se Admeto mai nè reo nè vile ai NumiApparve pur, perchè serbarlo or essiA si gran costo a vita orribil tanto?
Ovver, s’io degno m’ era pur di mortePrematura, perchè pigliavansi essiPer la mia vita la vita d’Alceste?
Per ucciderci entrambi. — E sia dei NumiPieno il voler; purch’io mi muoia.
ERCOLE
Ardita
A lui ti accosta, o donna; e, a ravvedersiDell’error suo, tu sforzalo; tu fagliSentir d’ Alcide la possanza a un tempo,
E degli Dei.
ADMETO
L’ audace piè tu arretra,
Qual che ti sii pur tu. Crudo è l’oltraggio,Insopportabil m’ è, quel eh’ or mi faiCon la presenza tua. Sol’una Alceste,
Una sola era in terra infra i mortali:
Eravi, oh cieloI e più non è... Ma, s’ancoAltra simile e pari ad essa i NumiCrear per me volessero, sol quella,
Quella mia prima, eli’ è la mia; nè maiAltra al mio fianco... Oh ciel I che dico? Io fremo,Solo in pensarlo. Itene dunque or voi,
Itene or tutti, deh 1 Che ornai vi giovaD’intorbidarmi i miei pensieri estremi?
Teco, mia Alceste, teco, i brevi istantiChe di vita mi avanzano, vo’ trarre,
Fin che s’adempia il giuro mio.
ERCOLE
Ma quale,
Qual dunque fu 1’ empio suo giuro?
FEREO
Oh cielo
Mentre or dianzi da noi tolta pur gli eraOgni via d’infierir contro se stesso,
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