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ALGESTE SECONDA
Egli in sicura spaventevol voceGiurava, ( e noi qui testimoni a forzaPrendea del giuro ) ai celestiali NumiGiurava, e agl’infernali; che più mai,
Nè d’acqua pur semplice stilla al suoLabbro mai più non perverrebbe: e aggiunse:P.ossibiI tanto, ch’io rompa il mio giuro,Quant’ è possibil che ritorni a vitaAlceste mai.
ERCOLE
Compiuto dunque, o Admeto,È il giuramento tuo: costei t’ha sciolto.Eccola; mira; Alceste viva è questa (1).
ADMETO
Che veggo! oh cielo!
FEREO
Or qual prestigio!...
CORO
Oh nuovo
Spavento! e che, dai chiostri atri di PlutoScampar si tosto?...
ADMETO
Immobil stassi, e muta;
Ahi, questa è l’ombra sua, ma non è dessa!
ERCOLE
Dubbi, e terrore, e maraviglia, ornaiCessino in voi: la vera, unica, e vivaAlceste è questa, e non d’Alceste l’ombra:
E intera grazia ottiene ella dai Numi,
Pria d’esser tratta al ritual lavacro,
Di pur poterti ed abbracciare, o Admeto,
E favellarti.
ALCESTE
Admeto, amato sposo,
Noi riunisce, e per gran tempo, il Cielo.
ADMETO
Ah1’alma voce, l’adorata voceQuest’è d’Alceste; e questa or dal sepolcroHammi chiamato. Alceste, io pur ti stringoDunque di nuovo infra mie braccia? Or venga,Venga pur Morte.
ERCOLE
Or lungo bando è datoDa questa reggia alla funesta Parca.
ALCESTE
Molti e lieti anni infra i parenti e i figliTrarremo insieme: e sovruman stromentoD’inaudito prodigio, Ercole adora.
ADMETO
Splendere in te già un Semidio ben veggo:
Ch’ io mi ti atterri...
ERCOLE
Sorgi: altro non sono
lo, eh’ un mortai; ma non discaro ai Numi.
ADMETO
Oh ciel! mulo son io per la gran gioia.
Agli occhi miei, quasi non credo: eppureQueste eh’ io stringo, elle son pur le amate
(1) La svela.
Vere tue mani, o Alceste: e quei vitaliDivini accenti che ascoltai, dal tuoLabro adorato uscian veracemente.
ALCESTE
Sposo, ed io pure i disperati dettiDel tuo dolore immenso or dianzi udiva,
Da te creduta estinta. Oh qual segretaInesplicabil gioia, nel vedertiDi me si pieno, ancor che scevro affattoD’ogui speme di me! Troppo tu m’ami,
E il tuo feroce giuramento il prova. —
Altro non resta, che, abbracciati i figli,Ringraziar pomposamente i Numi. >
FEREO
Venite or si, voi pargoletti, al senoDei racquislati genitori entrambi.
ECMELO
Madre, e noi pur quanto abbiam pianto! Oh cielo,Vederti più, noi mi credeva.
ERCOLE
lo mai
Più giocondo spettacolo di questoNon vidi, nè più tenero. Mi sentoDolci lagrime insolite far forzaAl ciglio mio pur anco.
FEREO
E qual poi fiaDell’ antiqua tua madre oggi la gioiaNel rivederti, o Admeto!
CORO
In te gli Dei
Lor possanza moslraro.
ERCOLE
Opra ben tutto.
Fu dei Celesti. Ad essi piacque , o Admeto,Che tu infermassi a morte, onde poi campoAlla virtù magnanima d’ AlcesteSchiuso venisse; ed agli Iddìi pur piacque,
Che tu estinta credendola, l’immensoTuo amor mostrassi col feroce giuroDi non mai sopravviverle.
ADMETO
Ma, come
Concesso l’era dalle ingorde fauciPur sottrarla dell’Orco?
ERCOLE
Arcani questiSon della eccelsa Onnipotenza, in cuiVano del par che temerario or foraOgni indagar d’umano senno. Alcide,
In tal portento, esecutor sommessoDel comando dei Numi, altro ei non era.
Nè il dire, a me più lice; nè a voi lice,
Il ricercar più oltre. Unico esemploDi coniugale amor, felici e degniSposi, all’ età lontane i nomi vostriE celebrati e riveriti andranno.
FEREO
Tutta or dunque di giubbili festiviSuoni e la reggia, e la cittade, e intera