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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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ALGESTE SECONDA

Egli in sicura spaventevol voceGiurava, ( e noi qui testimoni a forzaPrendea del giuro ) ai celestiali NumiGiurava, e agl’infernali; che più mai,

Nè d’acqua pur semplice stilla al suoLabbro mai più non perverrebbe: e aggiunse:P.ossibiI tanto, ch’io rompa il mio giuro,Quant’ è possibil che ritorni a vitaAlceste mai.

ERCOLE

Compiuto dunque, o Admeto,È il giuramento tuo: costei t’ha sciolto.Eccola; mira; Alceste viva è questa (1).

ADMETO

Che veggo! oh cielo!

FEREO

Or qual prestigio!...

CORO

Oh nuovo

Spavento! e che, dai chiostri atri di PlutoScampar si tosto?...

ADMETO

Immobil stassi, e muta;

Ahi, questa è l’ombra sua, ma non è dessa!

ERCOLE

Dubbi, e terrore, e maraviglia, ornaiCessino in voi: la vera, unica, e vivaAlceste è questa, e non d’Alceste l’ombra:

E intera grazia ottiene ella dai Numi,

Pria d’esser tratta al ritual lavacro,

Di pur poterti ed abbracciare, o Admeto,

E favellarti.

ALCESTE

Admeto, amato sposo,

Noi riunisce, e per gran tempo, il Cielo.

ADMETO

Ah1’alma voce, l’adorata voceQuest’è d’Alceste; e questa or dal sepolcroHammi chiamato. Alceste, io pur ti stringoDunque di nuovo infra mie braccia? Or venga,Venga pur Morte.

ERCOLE

Or lungo bando è datoDa questa reggia alla funesta Parca.

ALCESTE

Molti e lieti anni infra i parenti e i figliTrarremo insieme: e sovruman stromentoD’inaudito prodigio, Ercole adora.

ADMETO

Splendere in te già un Semidio ben veggo:

Ch’ io mi ti atterri...

ERCOLE

Sorgi: altro non sono

lo, eh’ un mortai; ma non discaro ai Numi.

ADMETO

Oh ciel! mulo son io per la gran gioia.

Agli occhi miei, quasi non credo: eppureQueste eh’ io stringo, elle son pur le amate

(1) La svela.

Vere tue mani, o Alceste: e quei vitaliDivini accenti che ascoltai, dal tuoLabro adorato uscian veracemente.

ALCESTE

Sposo, ed io pure i disperati dettiDel tuo dolore immenso or dianzi udiva,

Da te creduta estinta. Oh qual segretaInesplicabil gioia, nel vedertiDi me si pieno, ancor che scevro affattoD’ogui speme di me! Troppo tu m’ami,

E il tuo feroce giuramento il prova. —

Altro non resta, che, abbracciati i figli,Ringraziar pomposamente i Numi. >

FEREO

Venite or si, voi pargoletti, al senoDei racquislati genitori entrambi.

ECMELO

Madre, e noi pur quanto abbiam pianto! Oh cielo,Vederti più, noi mi credeva.

ERCOLE

lo mai

Più giocondo spettacolo di questoNon vidi, nè più tenero. Mi sentoDolci lagrime insolite far forzaAl ciglio mio pur anco.

FEREO

E qual poi fiaDell’ antiqua tua madre oggi la gioiaNel rivederti, o Admeto!

CORO

In te gli Dei

Lor possanza moslraro.

ERCOLE

Opra ben tutto.

Fu dei Celesti. Ad essi piacque , o Admeto,Che tu infermassi a morte, onde poi campoAlla virtù magnanima d’ AlcesteSchiuso venisse; ed agli Iddìi pur piacque,

Che tu estinta credendola, l’immensoTuo amor mostrassi col feroce giuroDi non mai sopravviverle.

ADMETO

Ma, come

Concesso l’era dalle ingorde fauciPur sottrarla dell’Orco?

ERCOLE

Arcani questiSon della eccelsa Onnipotenza, in cuiVano del par che temerario or foraOgni indagar d’umano senno. Alcide,

In tal portento, esecutor sommessoDel comando dei Numi, altro ei non era.

Nè il dire, a me più lice; nè a voi lice,

Il ricercar più oltre. Unico esemploDi coniugale amor, felici e degniSposi, all’ età lontane i nomi vostriE celebrati e riveriti andranno.

FEREO

Tutta or dunque di giubbili festiviSuoni e la reggia, e la cittade, e intera