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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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>96 ANTONIO E

1” appresta ancor; nè la fallace spemeTi muova ornai, eh’ unqua impunita vadaD’ un si grande Roman la morte acerba.

SCENA III.

CLEOPATRA, DIOMEDE, ISMENE

CLEOPATRA

O reo dolori duol non sentito ancoraiDa rabbia, da furor, mula, ed oppressa,

10 schernita mi veggo, e fremo invano?...Orride serpi, che al Gorgoneo teschioAvvolte siete, a me più dolce fora

11 vostro aspetto, dell’aspetto atroceDi quel, vie più di voi, orrido mostro...

Io son tradita... ma con l’armi istesse,

Con cui tradito ho l’infelice Antonio.Sconsigliala, che feci?... Antonio!... Antonio!...O pentimento più del fallo iniquo !

Non di virtù, non di pietà sei figlio,

Ma d’inerme furor, empio, e deluso.

E voi rimorsi da gran tempo oppressi,

Voi risorgete in folla a far vendetta,

E vendetta crudel del mio disprezzo?

Ma non è tempo d’ascoltarvi ancora;

E son vani i lamenti, e i pianti vani,

E lardi troppo. Ad emendar delitti,

Necessario è talor l’oprarne nuovi (1).

Stolta, che dissi? e quando mai delittoFu il castigar un empio? Augusto pera,

Come Antonio peri: la giusta morteVolo agli Dei, per espiar l’ingiusta.

Si versi lutto quell’infido sangue,

E su la tomba dell’ estinto Antonio;....

Si placherà cosi l’ombra tradita.

DIOMEDE

Più necessario, e men del primo orrendo,

Ma diffìcil, pur troppo, è un tal delitto.

Alcun s’appressa.

CLEOPATRA

Antonio! eterni Dei!

Aprili, o suolo. Ove mi celo? indegno,Mentitore, cosi tu mi tradisci?

DIOMEDE

Per non tradir 1’ onor, tradisco un rege,

Che m’impone misfatti.

SCENA IV.

ANTONIO, CLEOPATRA, DIOMEDE, ISMENE

ANTONIO

Un ferro è questo,

E ravvisar lo dei, Cleopatra, è tuo:

Con micidial, barbara tempra, in oggi,

Sul tuo gelido cor di pietra, aguzzo,

(1) 1783. Nuovi talora è necessario oprarne.

1790. Forza è talor nuovi adoprarne... Ahi stolta

CLEOPATRA

Tu il destinavi a trapassarmi il petto.

Sol t’ingannasti in affidarlo ad altri,

Fuorché a te stessa; era tant’ opra, degnaD’un’alma cruda, e bassamente iniqua,

Qual è la tua. Ma la bontà dei Numi,

D’alme simili è coi mortali avara...

Questo ferro, pur troppo, assai mi dice,

E più di te, li tuoi pensier feroci;

E quanti un di, fra le spergiure labbra,

Sensi d’amor, donna crudel, fingesti,

In questo di, tutti smentisce il ferro. —

Oh reo pugnai, in te pur troppo io leggo,

La perfidia, l’orror di donna infida,

E d’un debole amante il rio destino.

Si, clie l’acerba, e dolorosa istoria,

Del mio funesto amor, tutta rintraccio,

Ed in note di sangue, in te scolpita;

Ma, sia pur quel che miro, orrendo, e crudo,L’alma d’Antonio a istupidir non basta...Donna, del tuo furor 1’ ultima metaConoscer volli; e di gran tratto avanziIl mio deboi pensier, agli odj inetto:

Più tarda assai la mente mia si mostraA concepir le iniquità, le frodi,

Che la tua mente audace a porle in opra.Poiché a tanto giungesti, all’ira stolta,

E all’ insano furor d’offeso amante,

Ricetto niego; e ognor l’avria negato,

Se la vita insidiando, e non l’onore,i Tu m’ avessi, com’ oggi, ognor tradito.

Con rimproveri acerbi a le ragioneNon chiederò dell’oltraggiala fede:Ridonderebbe in me somma vittade,

Nè in quel cor desterei onta, o rossore.

Tu dell’ iniquità giungesti al sommo;

Di commozione in te l’ombra non veggo. —Scoperti i falli suoi, Medea turbossi,

E nell’ Inferno ancor Megera, e Aletto,Confuse in volto, ed arrossir fur viste;

Tu sola, o donna, freddamente atroce,

Ne’ tuoi delitti infiggi bieco il ciglio,

E sol ti penti, che non sia compitoIl tradimento indegno.

CLEOPATRA

È ver, non sento,

Nè pietà, nè rimorsi, e il sol furoreM’alberga in seno; e non mi resta a dire,

Se non, ch’io fui la più spietata donna,

Che l’inimico cielo irato, e crudo,

Per castigo del mondo unqua creasse;

Perfida si non qual dovevo accorta,

Son vinta alfin dai tradimenti istessi,

Che mi daran la palma: assai più iniquo,

Più traditor di me, giubbila Augusto:

10 piango invan: — deboli troppo i detti,

Sono a spiegar 1’ orrido caso acerbo; —Rendimi il ferro: ei parlerà più fiero.

ANTONIO

Tel renderò fra breve: ed arrossire

11 vincitor vedrassi, in faccia al vinto.