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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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EPOCA SECONDA

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glesi. Un’ ottima tavola signorilmente servita ;molta dissipazione; pochissimo studio, il moltodormire, il cavalcar ogni giorno, e l’andarsempre più facendo a mio modo, mi avevanoprestamente restituita e duplicata la salute, ilbrio, e l’ardire. Mi erano ricresciuti i capelli,e sparrucca tomi io mi andava vestendo a miomodo, e spendeva assai negli abiti, per isfo-garmi dei panni neri che per regola dell’ Ac-cademia impreteribile avea dovuti portare inquei cinque anni del terzo e secondo apparta-mento di essa. 11 curatore andava gridando suquesti troppo ricchi e troppi abiti; ma il sarto,sapendo eh’ io poteva pagare, mi faceva cre-dito quanto i’ volessi, e rivestiva credo anchesè a mie spese. Avuta l’eredità e la libertà,ritrovai tosto degli amici e dei compagni adogni impresa, e degli adulatori, e tutto quelloin somma che vien coi danari, e fedelmentecon essi pur se ne va. In mezzo a questo vor-tice nuovo e fervente, ed in età di anni 14 emezzo, io non era con tutto ciò nè discolo nèsragionevele quanto avrei potuto e dovutofors’essere. Di tempo in tempo avevo in mestesso dei tacili richiami a un qualche studio,ed un certo ribrezzo ed una mezza vergognaper l’ignoranza mia, su la quale non mi ve-niva fatto d’ingannare me stesso, nè tampocomi attentava di cercar d’ingannare gli altri.Ma non fondato in nessuno studio, non direttoda nessuno, non sapendo nessuna lingua bene,io non sapeva a quale applicazione darmi, nècome. La lettura di molti romanzi francesi(chè degli italiani leggibili non ve n’è); ilcontinuo conversare con forestieri, il non averoccasione mai nè di parlare nè di sentir par-lare italiano, mi andavano a poco a poco scac-ciando dal capo quel poco di tristo toscano che

10 avessi potuto intromettervi in quei due otre anni di sludj buffoni di umanità e rettori-che asinine. E sottentrava nel mio vuoto capo

11 francese a tal segno, che in un accesso distudio che io ebbi per due o tre mesi in quelprim’anno del primo appartamento, m’in-golfai nei 36 volumi della storia ecclesiasticadel Fleury, e li lessi quasi tutti con furore; emi accinsi a farne anche degli estratti in lin-gua francese, e di questi arrivai sino al librodiciottesimo: fatica sciocca, noiosa e risibile,che pure feci con molta ostinazione, ed anchecon un qualche diletto, ma con quasi nessu-nissimo utile. Fu quella lettura che cominciò

Alfieri

a farmi cader di credito! preti, e lo loro cose.Ma presto posi da parte il Fleury, c non cipensai più. E que’ miei estratti, che non hobuttati sul fuoco sin a questi anni addietro, mihanno fatto ridere assai quando gli riscorsi unpocolino, circa venti anni dopo averli stesi.Dall’ istoria ecclesiastica mi ringolfai nei ro-manzi, e rileggeva molte volte gli stessi, tragli altri Les Mille et une Nuils.

Intanto, essendomi stretto d’ amicizia conparecchi giovanotti della città che stavano sotto1’ aio, ci vedevamo ogni giorno, e si facevanodelle gran cavalcate su certi cavallucci d’ af-fitto, cose pazze da fìaccarcisi il collo migliaiadi volte non che una; come quella di far a cor-rere all’ in giù dall’ cremo di Camaldoli fin aTorino, ch’è una pessima selciata, erta a picco,che non l’avrei fatta poi neppure con ottimicavalli per nessun conto; e di correre pe’ bo-schi che stanno tra il Po e la Dora, dietro aquel mio cameriere, tutti noi come cacciatori,ed egli sul suo ronzino faceva da cervo: op-pure si sbrigliava il di lui cavallo scosso, e siinseguiva con grand’urli, e scoppietti di fru-ste, e corni artefatti con la bocca, saltandofossi smisurati, rotolandovi spesso in bel mez-zo, guadando spessissimo la Dora, e principal-mente nel luogo dove ella mette nel Fo; efacendo in somma ogni sorta di simili sca-pataggini, e tali che nessuno più ci volevaaffittar dei cavalli, per quanto si volesserostrapagare. Ma questi stessi strapazzi mi rin-forzavano notabilmente il corpo, e m’innalza-vano mollo la mente; e mi andavano prepa-rando l’animo al meritare e sopportare, e forsea ben valermi col tempo dell’acquistata mialibertà sì fisica che morale.

Capitolo Vili.

Ozio totale. Contrarietà incontrate,e fortemente sopportate.

Non aveva altri allora che s’ingerisse deifatti miei, fuorché quel nuovo cameriere, da-tomi dal curatore, quasi come un semi-aio, edaveva ordine di accompagnarmi sempre da pertutto. Ma a dir vero, siccome egli era un buonsciocco ed anche interessaluccio, io col darglimolto ne faceva assolutamente ogni mio pia-cere, ed egli non ridiceva nulla. Con lutto ciò,l’uomo per natura non si contentando mai,

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