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VITA DI VITTORIO ALFIERI
^ila, alla quale per ora fo punto in Parigi;dove l’ho stesa in età di anni quarantuno emesi, e ne termino il presente squarcio, chesarà certo il maggiore, il dì 27 maggio del-T anno 1790. Ne penso di rilegger più nèguardare queste mie ciarle, fin presso aglianni sessanta, se cl arriverò, età in cui avròcertamente terminata la mia carriera lette-raria. Ed allora, con quella freddezza mag-giore che portano seco i molti anni, rivedròpoi questo scritto, e vi aggiungerò il conto diquei dieci o quindici anni all’incirca, che avròforse ancora impiegati in comporre o appli-care. Se io verrò ad eseguire i due o tre di-versi generi in cui fo disegno di provare lemie ultime forze, aggiungerò allora queglianni in ciò impiegati a questa quarta epocadella virilità; se no, nel ripigliare questa miaconfession generale, incomincerò da queglianni miei sterili la quinta epoca della miavecchiaia e rimbambimento, la quale, sepunto avrò senno ancora e giudizio, brevissi-mamente, siccome cosa inutile sotto ogniaspetto, la scriverò.
Ma se io poi in questo frattempo venissi amorire, che è il più verisìmile, io prego find’ora un qualche mio benevolo, nelle cuimani venisse a capitar questo scritto, di farnequell’ uso che glie no parrà meglio. S’egli lostamperà tal quale, vi si vedrà, spero, l’im-peto della veracità e della fretta ad un tempo;cose che portan seco del pari la semplicità el’ineleganza nello stile. Nè, per finire la miavita, quell’amico vi dovrà aggiunger altro disuo, se non se il tempo, il luogo cd il modoin cui sarò morto. E quanto alle disposizionidell’animo mio in quel punto, l’amico potràaccertare arditamente in mio nome il lettore,che troppo conoscendo questo fallace e vuoto
mondo, nessuna altra pena avrò provato la-sciandolo, so non se quella di abbandonarvila Donna mia; come altresì fin eh’ io vivo, inlei sola e per lei sola vivendo oramai, nessunpensiero veramente mi scuote e atterrisce,fuorché il timore di perderla: nè d’altra cosaio supplico il cielo, che di farmi uscir primodi queste mondane miserie.
Ma se poi T amico qualunque a cui capi-tasse questo scritto, stimasse bene di arderlo,egli farà anche bene. Soltanto prego, che sediverso da quel ch’io T ho scritto gli piacessedi farlo pubblico, egli lo raccorcisca e lo mutipure a suo piacimento quanto all’eleganza e
10 stile, ma dei fatti non ne aggiunga nessuni,nè in verun modo alteri i già descritti da me.Se io, nello stendere questa mia vita, nonavessi avuto per primo scopo l’impresa nonvolgarissima di favellar di me con me stesso,di specchiarmi qual sono in gran parte, e dimostrarmi seminudo a quei pochi che mi vo-levano o vorranno conoscere veramente, avreisaputo verisimilmente anch’ io restringere ilsugo, se alcun ve n’ha, di questi miei qua-rantun’anni di vita in due o tre pagine al più;con istudiata brevità ed orgoglioso finto di-sprezzo di me medesimo taciteggiando. Ma ioallora avrei voluto in ciò più assai ostentare
11 mio ingegno, che non disvelare il miocuore e costumi. Siccome dunque all’ inge-gno mio (o vero o supposto ch’ei sia) ho ritro-valo bastante sfogo in tante altre mie opere,in questa mi son compiaciuto di darne unopiù semplice, ma non meno importante, alcuor mio, diffusamente a guisa di vecchio sume medesimo, e di rimbalzo, sugli uominiquali soglion mostrarsi in privato, chiacchie-rando.