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Tomo secondo.
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GELADA , statuario greco, prò-babilmente non diverso da EJada ,maestro di Fiilia.

GELLÉ (Claudio) chiamato dalnome della patria il Lorenese, na-cque da miserabili parenti nel 1G00e nell’età della fanciullezza fu cre-duto imbecille. Mandato alle pub-bliche scuole non apprese a leggeree nulla apprese presso un riposliere,che pure cercava con ogni mezzo diammaestrarlo nell’ arte sua ; onderidotto a non saper come guada-gnare di che vivere, quando conta-va di già quindici in sedici anni,si acconciò per servo di alcuni gio-vani artisti che andavano a Iloma.Colà Agostino Tassi lo prese in suacasa , trovandolo sufficiente per ledomestiche faccende e per macinarei colori. Tentò il Tassi disegnar-gli gli elementi della pittura, per-chè più volte l’aveva veduto trat-tenersi presso di lui mentre dipin-geva. Da principio non dava segnodi voler meglio riuscire nella pit-tura che in ogoi altra cosa ; mal’amoroso maestro non si lasciò ri-buttare dalle prime apparenze, edebbe il conforto di vederlo poirapidissimamente inoltrare nell’ ec-cellenza dell’ arte , mostrando chein breve riuscirebbe uno de’ piùegregi paesisti del mondo.

I suoi quadri non presentano adun colpo d’occhio tutto ciò checontengono. Di mano in mano chesi vanno attentamente osservandoolirono le une dopo le altre centocose non prima vedute, e facendopassare lo spettatore per diverse viedi terra e di acqua, in aperta pia-nura , in luoghi boscosi, ora in senoa verdeggianti valli, ora sulla vettadi ridenti colli , gli mostra tanta etale varietà di oggetti, che trovasiforzato, a guisa di colui che vera-mente viaggia , a prendere respiro;poiché pargli che troppo ancora glirimanga di cammino a fare per giu-gnere ai paesi appena visibili sulpendio di lontanissime montagne.

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Pure seppe variare all’infinito i suoipaesaggi. I laghi popolali di uc-celli, le valli, i poggi, sparsi di tem-pietti, di capanne, di ville, dirottami d’ edifizj , di armenti d’o*gni maniera , di pastori , di pa-storelle, di viaggiatori; le foglie va-riate a seconda dei diversi generidelle piante , dei climi, delle sta-gioni , tutto ciò , in una parola ,che il suo magico pennello prendea presentare è vero e non finto. Isuoi migliori quadri couservansi aDoma ne’palazzi Altieri e Colonna,in Francia, in Vienna ecc. Parech’egli stesso abbia conosciuto ilpoco merito delle sue figure d’ uo-mini , ed ebbe costume di dire aicompratori : vendo i paesi e regalole figure. Se altri vi facevano aggiu-gnere figure per mano d'altro mae-stro , non mostravàne dispiacere ;e Filippo Lauri popolò di bellemacchiette non pochi paesi del Lo-renesc.Fa maraviglia il vedere comequesto grande maestro abbia po-tuto eseguire tante opere e tanto fi-nite ? Filippo Baldinucci, che per-sonalmente lo conobbe, cne scrissediffusamente la vita , dopo averedato conto di cento diciassette qua-dri e dei personaggi che li commi-sero , dice, « molte altre furono leM opere di Claudio, delle quali non” si è potuto avere cognizione; nè>- tampoco delle qui notate sareb-» bemi riuscito di dare notizia, se» non fosse stato l’aiuto di un ii-» bro di sue invenzioni, che restò» di sua mano, fatto da lui per ri-» medio di un grande infortunio ,» che fino dai tempi ch’egli fece i» primi quadri per la maestà del» re cattolico, occorse a danno delle» opere sue ». Perocché, giunto al-l’apice della gloria, molli erano co-loro che facevano copie de’ suoi qua-dri e le vendevano per originali; onde,non sapendo come mettere freno atanta licenza che lo disonorava, de-liberò di formare un libro, nel qualecominciò a copiare tutte le inveii-