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Tomo secondo.
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c nella dottrina dell’ invenzione ,lo superò iu quelle parti die piùrecano diletto alla pluralità deglispettatori ; leggiadria d’ idee, va-ghezza di tinte, mosse spiritose.Viveva ancora il padre quando inRoma dipinse a fresco alcune sto-rie, nella chiesa delle Vergini, lequali vengono studiate dai pittoriper le arie, per le nuvole che simuovono, per la grazia delle alidate agli Angeli. Visse quasi sem-pre in Roma , dove soddisfacevaalle molte commissioni che gli ve-nivano da molte parti per quadrida chiesa e da stanza. Pistoja, suapatria paterna, possedeva un suo belquadro nella chiesa dei Cappuccinidi sotto. Era Lodovico nato iu Romanel 1644. e morì nel 1697.

G EMI NI ANI( Alberto), pistojeseancor esso , fiorì pure nel dicias-settesimo secolo. Fu scolaro del Li-gozzi e suo fedele imitatore , madebole imitatore che non seppe sol-levarsi al di sopra della mediocrità.

GENEROLA (A NDUEAÌ,chiamatodal luogo iu cui nacque il Sabine i«,operava in Roma non senza iodecirca il 1650. Tra le altre cose di-pinse l’altar maggiore ed i lateraliHi S- Giovanni Colavita.

GENGA (Girolamo) nacque inUrbino nel 1476 , e fu da princi-pio posto al lavoro della lana, maperchè fu più volte sorpreso tuttointento a disegnare di nascosto conpenne e carbone, la Natura, dicejl Milizia , gelosa de’suui diritti, loridusse alla pittura, da cui era stac-cato per progetto del genitore, eriuscì valente pittore ed architetto.Studiò la pittura sotto Pietro Pe-rugino , indi fu lungo tempo ajutodel Signorelli in Orvieto. In Urbinocondusse diverse pitture perla cortee per i privati, e poi ch’ebbe creilosul monte Imperiale di Pesaro lamagnifica villa del principe suo si-gnore, volle egli stesso dipingerla,facendosi ajutare da Timoteo dellaVile, da Raffaello del Colle , e da

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altri, tutti valenti pittori. Amicissi-mo del Sanzio, col quale ebbe co-mune la patria ed il maestro, cercòin alcune parti di accostarsi al suostile. Una tavola bellissima rappre-sentante la Risurrezione dei Reden-tore conservasi a Roma, a S. Cate-rina di Siena ; due nella pinacotecadi Rrera in Milano , rappresentantiil battesimo di Gesù e la Conver-sione di S. Agostino, che tutte Iomostrano eccellente pittore; sebbenesiasi occupalo assai più nell’archi-tettura. Per il duca d’Urbino, suosignore , edificò sul monte dell’Im-periale il suddetto palazzo tantoben inteso, con colonnati, camere,cortili , logge, fontane ed amenigiardini , che tutti i principi , cheper colà passavano, andavano a ve-derlo , come con somma soddisfa-zione lo vide anche papa Paolo 111nell’andare a Rologna. In Pesaroristaurò il cot tile del palazzo, eressela chiesa di S. Giovanni Battista ,forse la più bella di quei contorni;e diede i disegni per il conventode’ Zoccolanti di Monte Baroccioe del palazzo vescovile di Sinigalia.Chiamato a Mantova da quel mar-chese , poi ch’ebbe abbellito e datanuova forma al vescovado , eressela facciata della cattedrale di cosìbella proporzione, grazia e com-posizione, che riguardasi come unode’ meglio condotti pezzi (l’architet-tura.

Il Genga esercitossi eziandio conlode nella scultura ; fu intendeutis-simo di musica , grazioso di ma-niere, socievole, cortese ed amicodei buoni. Morì nel 1551, ed ebbe dalui principio l’illustre famiglia Genga,che di fresco diede alla chiesa Leo-ne XII.

-.- (Barioi.ommeo) figlio

di Girolamo fu pure suo allievo, diGiorgio Vasari, e dell’ Ammana-to, e spezialmente delle romane an-tichità che accuratissimamente stu-diò. Era egli nato nel 1518, quandos.to padre era di già riguardato