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Tomo secondo.
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GII

lavorando a gara col maestro, inondòBologna di bambocciate, che sgra-ziatamente trovano dovunque me-cenati e compratori. Non può adogni modo negarsi alle opere suevivacità, spirito, qualche critica al-lusione ed una diligente condotta.Morì nel 1755.

GI1ERARD1NI ( Tommaso ) fio-rentino, nato nel 1715, fu allievo delMeucci, e frequentò inoltre le acca-demie di Bologna e di Venezia. Piùche in tutt’altro genere di pittura riu-scì felicemente nei bassi rilievi dichiaroscuro; di modo che una sala di-pinta a basso rilievo nella reale gal-leria di Firenze, gli procurò vantag-giose commissioni di somiglianti la-vori in tela per l’imperiale galleria diVienna e per ornamento di palazzisignorili in Germania ed in Inghil-terra, onde non gli rimase più tempoper pitture d’altro genere; se si eccet-tuano alcune storie a fresco di nongrande importanza eseguite in alcu-ne delle ville, che coronano i collifiorentini. Mancò all’arte nel 1797.

GHERARDO, fiorentino, celeber-rimo miniatore del quindicesimo se-colo, si esercitò eziandio ne’ lavoria musaico e nell’intaglio in sul faredi Alberto Durerò. Volle provarsiancora nella pittura , ma vi riuscìassai meno felicemente che nelle al-tre professioni.

- DALLE NOTTI. V. Hun-

dhorst.

GHEYN, o GEYN (GuglielmoDe ) , nato ne’ Paesi Bassi circa il1610 , operò molto in Parigi perGiovanni le Blon, Pubblicò le quat-tro Stagioni, rappresentate da alcunegentildonne in piedi vestite alla fran-cese, mentre ancora regnava Lui-gi XIII: la primavera e la state suidisegni proprj, e le altre due d’in-venzione di Geremia Falk. Gli siattribuiscono pure due ritratti inta-gliati sul gusto di Abr. Rosse; Lui-gi XIV , e( j jj duca Bernardo diWeimar a cavallo. Fu forse suo pa-rente

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- (Giacomo de), detto il vtc.

chìo, nato in Anversa nel 1563,mortonel 1615, apprese i principj dellapittura da suo padre , pittore sulvetro, e quelli dell’intaglio dal Gol-zio. Lasciata da un canto la pittura,nella quale dava pure speranza difelice riuscita, tutto si dedicò all’in-taglio. Il suo bulino, secondo Hu-ber, riunisce molta proprietà ed unacerta dolcezza, che decide della fa-cilità e fermezza con la quale inci-deva. Fu però accagionato di quellasecchezza che si ravvisa d’ordinarionegl’ intagliatori olandesi dell’ etàsua. Tra le non molte sue opere dipittura conservasi nella chiesa di S,Domenico di Bruges S. Elena conla croce; ed è noto che dipinse al-cuni bellissimi fiori e certe graziosefigurine iti miniatura. Le stampesono più di 170, tra le quali indi-cherò le seguenti.

Ticone Brahè grande astronomoDanese.

Ugone Grozio filosofo e giurispe-rito Olandese.

Cosimo de’ Medici il Vecchio.

Sigismondo Malatesla capitano delXV secolo.

La Maddalena fino ai ginocchi, disua composizione.

Giovinetta che si fa astrologare dauna Zingara, idem.

Bellissimo Leone che dorme infondo ad un paesaggio, idem.

Le Mascare, seguito di dieci fogli,idem.

Il Figliuol prodigo , che si ab-bandona alla voluttà, da Kari vanMander.

La Nunziata , da Abramo Bloe-maert.

Gesù Cristo che istruisce gli E-brei, dallo stesso.

Polifemo con Aci e Galatea , da.Cornelio d’ Harlem.

- ( Giacomo de ) il giovane,

nato in Anversa nel 1610, nonè ben noto se fosse figlio o nipotedel precedente. Venne giovane iuIta’lia e lavorò col Tempesta , ma