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belli diresse contro l’argine una mac-china nuovamente inventata da lui,composta di quattro barelle unitecariche di fuochi d artifizio. Questamacchina , cui fu dato il nome dimacchina infernale, nell’istante checol favor del vento e della correutedel fiume giugne all’argine, scoppiaimmantinente con orribile frastuo-no. •< Tult’ad un tratto, scrive Fa-ll miauo Strada nel lib. VI della« Storia della Guerra di Fiandra,i, tutt* ad un tratto una nuvola din sassi, di pezzi di catene, di palle ,» cuopre il cielo. La rocca di legno» presso la quale era la macchina» scoppiata, una parte dell’argine,n i cannoni ond’ era armata , ed ij» soldati furono spinti in alto e quan e là gettati nel fiume. Si sentì tre-» mar la terra a dieci miglia di di-n stanza, e grosse pietre furono lati-” ciate a più di mille passi, sulle» rive della Schelda. >•
GIAMP1COLI ( Giuliano ) na-cque iu Venezia circa il 1700, edapprese iu patria , non è noto daquale maestro, il disegno e 1’ inta-glio ; ma , se può farsene giudiziodallo stile, dovrebbe credersi allievodel Wanger. lutagliò all’acquafòrteed a bulino una lunetta degli Zoc-colanti di Firenze, dipinta a frescoda Giovanni da S. Giovanni , se-dici rami , o forse più che ornanola Vita del B. Pietro Petronio sanesestampata in Venezia nel 1761, moltipaesi ed altre invenzioni di MarcoRicci , un seguito di 4 vedute pa-storali e quattro paesaggi tratti daMarco Ricci e dallo Zuccarelli.
GIANNETTI (Filippo)- da Mes-sina ( non è ben nota l'epoca dellasua nascita e della morte ) fu unode’ migliori paesisti che conti 1’ I-talia dopo i tempi di Salvator Rosa.Pochi pittori del suo genere gli vannodel pari in grandiosità , bellezza evarietà di prospettive ; ma non fuegualmente felice nelle figure ondepopolò i suoi paesi. Fu pure accu-sato di trascuratezza nel finire i più
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delicati oggetti de’suoi quadri, ciòche alcuni chiamarono soverchia fa-cilità d’esecuzione , quasicchè lafacilità d’ operare dispensi dal finirbene ogni cosa; e perciò fu dettoil Giordano dei paesini. Chiamatoa Napoli, lavorò assai perii contedi S. Stefano, suo parziale protet-tore , ed arricchì pure di belle operePalermo.
GIANNIZZERO ( N), scolaro diClaudio, seppe, come il maestro ,dipingere per un lontano punto divista, e rappresentare al vero i di-versi accidenti della luce, nel sor-gere , nel meriggio e nel cadere delsole. Conservausi in Roma, nel pa-lazzo Colonna, alcuni suoi quadri ,veramente belli, e stimati assai, mache lo sarebbero anche più, se nonsi trovassero vicini ai bellissimi delmaestro , il quale più abbondanted’invenzione e ritrovatore di nuovipartiti, sa approfittare d’ ogni acci-denti per accrescere vaghezza e va-rietà ad ogni oggetto che rappre-senta. Fioriva il Giannizzero in suldeclinare del diciassettesimo secolo,
GIANNOTTO, scultore mila-nese, che fioriva alla metà circa delsedicesimo secolo , operò molto aNapoli iu compagnia di un suo coni-patriotto chiamato Scilla , e tra lealtre cose vedousi a S. Giovanni aCarbonara nella cappella de’ Mar-chesi di Vico della famiglia Ca-racciolo, due statue di guerrieri po-sti sopra gli avelli di quest’illustrefamiglia , che fanno prova del valoredei due artisti milanesi ; ma cheatorto vennero attribuite al solo Scilla.
GIAROLA ( Giovanni ) di Reg-gio , nacque in sul declinare delquindicesimo secolo , e fu credutoscolaro e forse in alcune opere ajutodel Correggio. Pochissime cose con-dusse ad olio , ma molte a frescoin Parma , in Reggio ed altrove.Sebbene poco accurato ne’contorni,seppe acquistar fama di spiritoso edelicato pittore. Morì di circa 70anni nel 1557.