GI
eseguito, e d’allova in poi un buontratto di mare intorno a Chioggiasi couvertì iu fertile campagna; e lelagune dì Venezia rimasero immunidall’interrimento. Intanto un incen-dio distrusse gran parte del quar-tiere di Rialto. 11 buon Frate feceun ingegnoso progetto per un ma-gnifico ponte sul canale e per la re-golare ricostruzione di tutto il quar-tiere. Ma fu preferito a quello diGiocondo il disegno di un certo Zau-b'ignino , ond’egli abbandonò Ve-nezia con proponimento di non piùdivederla, e riparossi a Roma, doveiu dichiarato architetto dì S. Pietrodopo la morte di Bramante. Insiemea Rallaello e ad Antonio Sangallo,rifondò quest’edificio, cui la frettadi Giulio II e di Bramante non avevadata bastante solidità.
I'ra Giocondo fu di buona edesemplare condotta ed amico di tullii letterati dell’età sua, che somma-mente ne apprezzavano lo straordina-rio ingegno. Morì vecchissimo, manon sappiamo nè dove, nò quando,nò iu qua! modo.
GIOGGI ( Bautolommeo ) fio-rentino, operava in qualità di pit-tore circa il 1550, ornando di ra-beschi e di figure private camere :ma il Gioggi sarebbe da grau tempodimenticato come le sue pitture, seFranco Sacchetti non lo avesse ri-cordato nella sua novella u.“ 170.
GIOLF1NO o GOLFINO (Nic-colò ), che il Vasari chiamò erro-neamente Vrsino , fu uno di queipittori del quindicesimo secolo, cheebbero alcun sentore del modernoStile, sebbeue conservassero quasitotalmente la secchezza del propriosecolo.
GIONIMA ( Simone ) , credutopadovano, ma in fatto nato in Ve-toua da padre schiavone, nel 1655,apprese in Bologua gli elementi dellapittura sotto Cesare Gennari, e fuuno de; buoni seguaci dello stilegueicloesco. Chiamato a Vienna ,vi condusse lavori di molta impor-
ci 179
lanza, che gli procurarono ammira-tori e protettori distinti. Suo figlio
- ( Antonio ), nato in Bolo.
gna nel 1697 , era di già inoltratone'principj del disegno , quando ilpadre fu chiamato in Germania; eperciò Antonio continuava gli studjpittorici nelle scuole del Milani edel Crespi. Di trent anni, o in queltorno, dipinse in patria, per la fami-glia Rannuzzi, un grandissimo qua-dro, rappresentante la storia di A-mano, che per testimonianza deiconoscitori, vince per molti rispettialtri quadri di grandi autori chegli stanno a canto. È pure sua lo-data opera il quadro di S. Florianoche fu intagliato dal Mattioli ; egrandissime erano le speranze chele rare virtù di questo giovane ar-tista avevano fatto concepire, quandomancò con universale dispiacere iuelà di soli 55 anni.
GIORDANO ( Stefano) di Mes-sina fioriva avanti la metà del se-dicesimo secolo. Era scolaro di Po-lidoro da Caravaggio , che fuggitoda Roma nel 1527, dopo un brevesoggiorno in Napoli, erasi stabilitonella Sicilia , ove diffuse il gustodella scuola raffaellesca. Nel 1511Slelauo eseguiva un gran quadrorappresentante l’ultima Cena di Gesùcogli Apostoli per il convento di S.Gregorio di Messina , che basta afar collocare il Giordano tra i piùillustri allievi di Polidoro, quandoancora non avesse fatte altre opere.
—— (cavalier Luca) nacque inNapoli, ne! 16 j 2, da Antonio menoche mediocre pittore, il quale, co-noscendo ad ogni modo lo straor-dinario ingegno del fanciullo, invecedi dirigerlo egli stesso negli studjdel diseguo, lo raccomandava al Ri-bera, e dopo alcun tempo corjduce-valo a Roma, onde sotto a Pietro daCorloua formasse un miglior gusto,ed in pari tempo uno stile originalecopiando , imitando , studiando icapi lavoro de’grandi maestri. F,perchè Antonio era povero , o do*