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Tomo secondo.
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veva vivere con sonili guadagni diLuca , i di cui disegni degli ecccl-lenti originali erano ricercatissimi,lo andava spesso sollecitando nelpatrio dialetto a spicciarsi ; lo chepiù volte udito da coloro che neglistessi luoghi disegnavano , fu poichiamato Luca fa priesto. In taleesercizio, che appena lasciavaglitempo di cibarsi alla sfuggita, con-trasse l’abitudine di quella porten-tosa facilità d’operare che gli pro-cacciò il titolo ai fulmine della pit-tura. Ma alla prestezza dell’esecu-zione univa Giordano tanta forzadi concepimento, che, come solevadi lui dire il Solimene , vedeva ilquadro quale doveva essere, primadi cominciarlo, onde non aveva duo-po ili trattenersi per via a cercarenuovi partiti, dubitando, provando,scegliendo, come ad altri interviene.

A ciò aggiunse il talento di con-traltare lo stile di qualunque mae-stro, onde fu ancora detto il Proteodella pittura. Ma il vero merito diquesto grande artista consiste nellamorbidezza e grandiosità del pen-nello, nelle mezze tinte di buon tuo-no , nel vigore del colorito, nell’ar-monia delle parli col tutto , nellabellezza e grazia delle teste femmi-nili, nella mollezza dei fanciulliconveniente all’ età , e per ultimonella perfetta intelligenza della pro-spettiva. Se a tanti doni naturalied acquisiti avesse aggiunta mag-giore castigatezza di disegno e gran-diosità di carattere , pochi antichie moderni pittori potrebbero soste-nerne il paragone. Ma sgraziatamen-te il far presto esclude il più dellevolta il far bene, e Luca non occupòquel sublime grado cui era statodalla natura destinato.

Poiché ebbe terminati gli studjin Roma ed eseguite alcune operedie lo fecero riguardare come unode’più illusli pittori viventi, feceun giro per l’Italia, e fu per ultimoa Venezia, dove, sedotto dalla ma-niera di Paolo Veronese, tutto diessi

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a seguirlo nell’ordine delle compo-sizioni. Tornato a Napoli dipinsemoltissime opere. Fu alla corte diCarlo 11 re di Spagna , che per lemagnificile opere eseguite all’Escu-riale, lo creò cavaliere e colmò diricchezze. Operò a Firenze ed inmolte altre città, indi rivide Napoli,dove terminò la sua gloriosa carrierain età di 75 anni.

Fu Luca Giordano per più rispettiun uomo prodigioso, che seppe gua-dagnarsi la stima universale, e l’a-more non solo degli scolari e degliamici, ma degli stessi suoi emuli colsuo buon carattere e colle gentilimaniere.

Napoli, Roma, Madrid, Firenze,hanno un prodigioso numero di sueopere, e molle trovatisene altrove.Le più famose sono la S. Giuslinamoribonda e Venere che accarezzaAmore, intagliate dal Bartolozzi; ilRatto d’ Europa , quello delle Sa-bine, il Giudizio di Paride , Aci cGalatea , incisi da Reauvarlet : ilPresepio nella chiesa di S. Teresadi Napoli, la Trasfigurazione nellagalleria di Firenze , i freschi con-servatissimi del palazzo Riccardidella stessa città , e per tacere ditutt’altri, una Sacra famiglia di stileraffaellesco posseduta dalla corte diMadrid, di cui Mengs ebbe a dire,che chi non conosce la bellezza es-senziale di Raffaello, si equivoca conla imitazione del Giordano. Oltrele opere intagliale da altri maestri,ricorderò ch’egli stesso intagliò al-l’acquafòrte le pitture che più glipiacevano : le quali stampe , libe-ramente eseguite, sono in gran pre-gio tenute dai dilettanti. Alle moltestampe ed ai preziosi disegni erigi-nali che vedonsi in più luoghi ag-giugner si debbono i dodici cartonirappresentanti gli amori di Psichee di Cupido ora posseduti dal re diInghilterra.