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Dato da sua figlia Caterina nel 1501,e Giottijio figlio di Stefano nel 1524,converrebbe pure ammettere cheGiotto lu avo in età di 27 anni ebisavolo di 40, della quale preco-cità non so se nei nostri climi tro-vinsi altri esempj. In caso che sivoglia ritenere esatta 1’ epoca del1276, cadrà a terra la sentenza delBaldinucci, clic fa nascere' Stefanoda una figlia di Giotto ; e quindinè questi , nè Giotlino suo figliopotranno più annoverarsi tra i di-scendenti di Giotto.
Era ancora nel vigor dell’ età ilmaestro, quando cominciò Giotto adoperare da sè, e le sue prime pittu-re, secondo l’espressione di Dante,eclissarono la gloria di Cimabue. Leprime sue opere pubbliche furono laNunziata nella cappella dell’ aitarmaggiore della Badia di Firenze, ifreschi del coro della cattedrale diFirenze, ed il quadro dell’altar mag-giore. Ben tosto coprì di pitture lepareli di quattro cappelle della chie-sa di S. Croce, rappresentanti fattidella vita di M. Vergine, di S. Gio-vanni Battista, dell’Evangelista, edil martirio degli Apostoli; le qualipitture , comunque estremamentedanneggiate , conservatisi tuttavia,Tengono dietro a quelle pitture varjsoggetti storici nel refettorio , veu-tisei piccoli quadri dipinti sull’in-tavolato della sagristia, tuttora per-fettamente conservati. In mezzo adinfinite scorrezioni, non sappiamose più delibasi ammirare la subli-mità dei pensieri, o la dottrina dellacomposizione , o pure la vivacitàdelle attitudini , la nobiltà dellostile, la dignitosa espressione. 11 suoquadro della Cena è il tipo dellamaggior parte delle grandi compo-sizioni di tal genere; e quello dellaTrasfigurazione fu l’esemplare del-l’inimilabile Trasfigurazione di Raf-faello. Dipinse in appresso nellachiesa del Carmine delia stessa Fi-renze, dopo le quali fu chiamato adAssisi a termiuare le opere lasciate
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dal suo maestro imperfette. Questepitture riguardate a ragione qualicapi lavoro d’ingeuuità e di nobiltà,gli ottennero il titolo di Discepolodella Natura. Tornato a Firenze ,lavorò per i Francescani di Pisa ilquadro, che ora conservasi nel realeMuseo di Parigi, rappresentaute laVisione in cui S. Francesco ricevele stimmate. La bellezza di tale la-voro sorprese talmente i Pisani, cheperavere molte opere di Giotto nellaloro città concepirono il diseguo difar dipingere tutte le interne partidel Campo Santo , che l’architettoGiovanni da Pisa terminava in al-lora. Giotto vi rappreseutò in Seigrandi freschi le miserie e la pa-zienza di Giobbe, e terminava talelavoro, quando Bonifazio Vili, de-siderando di volerlo adoperare inRoma, mandò un gentiluomo a ve-rificare, se fosse veramente quale lafama lo decantava: ed allora fu dieGiotto, forse indispettito del dubbio,tracciò con un sol giro di mano sottogli occhi dell’ invialo quella rego-lare figura chiamata I O di Giotto,e consegnatala perchè la recasse alpapa, ricusò di dare ulterior piovadel suo valore. Bonifazio riconobbeil proprio torto e chiamatolo subitoa Roma , gli fece dipingere un vastoquadro per la sagristia diS. Pietro;terminato il quale copri di freschiuna parte del giro di quell’ anticachiesa, che tu poi demolita da Giu-lio 11. Esegui iu appresso il mu-saico della Pesca miracolosa di S.Pietro, che sotto il titolo di Nari-cella vedesi ancora sotto il porticodella nuova basilica, ma ristauratosotto Paolo V , e quasi totalmenterifatto sotto Clemente X. Dicesi cheGiotto ebbe per tale lavoro 2200fiorini. Era tornato in patria quandoClemente V, creato papa nel Io05>seco lo condusse iu Avignoue. Sa-rebbe opera perduta il formare unesatto catalogo delle opere eseguiteda Giotto, dopo tale epoca fino allamorte , in Avignone cd in altre