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Tomo secondo.
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lodevolmente corretto, ed usò dicondurre eoo somma diligenza 1’ e-slremilà. Riferirò le principali suestampe.

Il re Davidde seduto a piè d’unoscoglio, in atto di suonar l’arpa, daGioseflò del Sole.

La Crocifissione di G. Cristo, daCristoforo Schwarz.

Gesù portato al Sepolcro, da Fed.Baroccio.

Enea che salva il Padre dall’in-cendio di Troja, dal medesimo.

Giove seduto entro una nicchia ,armato di fulmini, da Polidoro daCaravaggio.

Vulcano entro una nicchia in pie-di , col martello in mano , dallostesso.

Dedalo ed Icaro, l’ultimo de’qualicade dall’alto, da Gius, del Sole.

GUIDI (Michelangelo), figlio diRaffaello , fu ammaestrato dal padreuel disegno e nell’intaglio, e moltecose intagliò a bulino, ma non talida sostenere il paragone delle stampepaterne.

—— (DOMENICO) nato in Car-rara , dopo avere appresi i princi-pj del disegno e delia scultura inpatria, passò a Roma, e fu ammae-strato alla scuola dell’Algardi. Eradi già valente scultore quando fuincaricato di eseguire sui disegni diCarlo Le Brun, primo pittore del redi Francia, il gruppo della Fama,che scrive la Storia sul dorso delTempo. Questo gruppo che vedesifra le molte sculture di Versailles,venne censurato per i tanti emblemied allegorie ond’è in singoiar modocomplicalo ; ma di ciò non può dar-sene colpa che all’ inventore LeBrun, dal di cui disegno non potevaF esecutore menomamente allonta-narsi. Le sue parti furono in que-st’ opera quelle di semplice esecu-tore; ed a queste soddisfece il Guidicon universale approvazione, ondecon buone provigioni fu chiamatoa Parigi in servigio di quella Corte,GUIDO V. Reni Guido.

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GUIDO da Como, eresse in unachiesa di Pistoia, in sul declinare deltredicesimo secolo, o ne’primi annidel susseguente un pulpito di mar-mo. « Pistoia, lasciò scritto il Vasari,« che in que’ tempi ambiva molto„ nelle arti, non paga del pergamo« di Guido da Como, condusse per» farne un altro un artefice, di cui» ignoriamo il nome e la patria. »— da Siena , pittore anticoche fioriva nel 1221, a torto, o av-vedutamente dimenticato dal Va-sari e dal Baldinucci , viene damolti moderni biografi riguardatocome il più antico pittore d’Italia,al quale forse più che a Masaccioandiamo debitori del primo rinno-vamento dell’arte. Vero è che co-stui non fece nè lavori a fresco ,nè a musaico, come Cimabue, Tali,Gaddo Gaddi, ecc. ma lasciò di-verse pitture sopra tavole rappre-sentanti Madonne o imagini di S.Caterina da Siena con Angeli edaltre figure accessorie. Il quadro piùcelebre di Guido da Siena , fattopei Domenicani di Siena, si con-servò fino all’ età presente. Vi silegge segnato sul corpo dell’opera.— Me guido de Sertis dielms de -pinxit amenis — Quem Christus le -nis nullis velit agtre penis. Rappre-senta la Vergine assisa sul trono ,che sorregge sulle ginocchia il bam-bino Gesù. Vedonsi sopra al tronosei Angioli, tre da ogni lato, tuttiin atto d’ adorazione. Nella figuraprincipale osservasi dignità d’atti-tudine , conveniente movenza edespressione , e malgrado le inevi-tabili scorrezioni proprie del tempo,nobiltà di forme ed armonia nel-1’ insieme. La testa delle Vergineesprime convenientemente il senti-mento del divino amore , e le ve-sti ond’è coperta si faunoosservareper certa quale eleganza e per ric-chezza. Del resto non intendo perora di attentare alla priorità dellapittura fiorentina , riservandomi afarne opportunamente parola nelle