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Tomo secondo.
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* etti ed i punzoni della zeccadi Monlbelliarde di Porentrui. Seb-bene tutti lodassero il suo lavoro ,e gb solo non mostrossene soddisfat-to ; ed avendo udito annoverare trai migliori intagliatori di medagliedel secolo Saint-Urbain, che in al-lora dimorava a Nanci , recossi inQuesta città, dove, superate alcunedifficoltà , fu ammesso nell’ officinadi così illustre artista. Nel 1717 ,passò a Parigi, e colà si legò in strettadomestichezza con Roettier e Delau-fai- Carlo XII re di Svezia avendoincaricato il conte di Goert suo mi-nistro in Francia, di mandargli unintagliatore dì Medaglie , fu sceltoHedlinger, che rimpiazzò a Stocol-Ua il direttore della /.cera K.arl-stein.Trovandosi generosamente trat-tato da Carlo e da’ suoi successorisi affezionò talmente alla Svezia ,che costantemente ricusò le largheofferte fattegli dallo Czar Pietro Iper andare a Pietroburgo, come purequella di altri sovrani. Desiderosoperaltro di vedere l’Italia, per stu-diarvi gli originali monumenti an-tichi , vi giunse nel 1726 , e videRoma e le altre principali città. Diritorno in Svezia, ottenne poc’anuidopo di rivedere la patria , dovefece lunga dimora e vi prese moglie.Andato di nuovo in Svezia, la suasalute non tardò a risentire i dannidi un clima cosi freddo ed umido,® rivide nuovamente la patria. Ri-passò poscia in Svezia, ed ottenned suo congedo ; al quale favore ilre aggiunse quello di nominarlo ca-valiere , intendente della Corte emembro dell’accademia delle Scien-2e - Arrivato a Scliwitz colmo dionori e di doni , vivea soddisfatis-simo u e l] a quiete della patria e deliaSua famiglia, quando gli fu da im-provvisa morte rapita la sposa. Col-fu ° da tanta sciagura , non trovò]l g *or conforto di quello del la-oro. |N e n j, j c asside fatichealterarono mai su0 ardore 0 Ja

P ezKine delle opere lino al 1771.

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in cui cessò dì vivere. Le sue me-daglie sono tutte d’ una rarissimaperfezione; pure osservasi che quelleeseguite dopo il viaggio d’Italia han-no un carattere di antico, che le fadistinguere dalle precedenti. Sonocelebri, tra le moltissime medagliedi questo grand’ uomo, quella diLuigi XV, eseguita nel 1729, in oc-casione della nascita del Delfino, equelle delle imperatrici Anna edElisabetta. Generalmente parlandoi rovesci fanno testimonianza dellaricchezza e della fecondità del suoingeguo.E perchè egli era assai dotto,le sue allegorie sono sempre line epoetiche. Sono pure età lui compo-ste eziandio la maggior parte delleleggende, laconiche sempre e sostan-ziose. Ammiransi nelle sue meda-glie dagli artisti la leggerezzza e lafinezza delle più minute parti, senzache degenerino in manierismo, per-chè sempre subordinate ad uu largoe nobile insieme. Era soprattutto ec-cellente nella maniera di trattare icapelli , ed a ragione riguardatocome quello de’moderni artisti chepiù s’accosta agli antichi. Ebbe moltiillustri allievi. Il suo medagliere pub-blicato iu Basilea da Mechel dal 1776al 1778, offre le incisioni di centosessantasette tra medaglie e gettoni,accompagnate dalle memorie rela-tive alla vita di quest’artista, com-pendiate iu questo articolo.

IIEED ( Vigor e Guglielmofratelli ) nati in Furues circa il1660, poich’ ebbero appresi i prin-cipi della pittura in patria , spintida caldo desiderio di migliorarenell’arte , viaggiarono lungo tempoin Francia, in Germania, in Italia,dove Guglielmo si trattenne piùanni, dopo esserne partito Vigor.A Napoli, a Roma, a Venezia di-pinse Guglielmo diversi quadri persignorili famiglie; onde conosciutoneil distinto merito, fu chiamato aVienna per ornare i reali palazzi dal-l’imperatore Giuseppe I. In appressooperava iu alcune corti elettorali