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della Germania ì <6 dove tornavaricco in patria. Colà unitamente alfratello condusse il bel quadro diun Santo Martire per la chiesa diWalburgo di Furnes.apiè del qualesi legge: Vigor van Jleed, figlio diGiovanni morto gli 8 aprile del 1708,e Guglielmo van Ileed suo fratello,morto il 10 dicembre, 1728.
IIEEM ( Giovanni de ) nacquein Utrecht circa il 14300, fu scolarodi suo padre Davidde , pittore difiorì e frutta , ma di lunga manosuperato poi dal figlio, che mai nonsi scostò dall’ amoroso genitore. 11inerito de’ suoi quadri lo fece bentosto annoverare tra i più valentiartisti d’Ulrecht, e numerosi allieviaccorsero alla sua scuola , rendutacelebre da Abramo Mignon e daEnrico Schook, Scoppiata la guerranel 1671,, Giovanni ìifugiavasi collafamiglia in Anversa,dove mancò allagloria dell’arte nel 1674, lasciandoammaestrati nell’arte due figli, matroppo ricchi per occuparsene lun-gamente. Giovarmi terminava dili-gentemente i quadri senza farnesentile la fatica, ed abbelliva lanatura, sebbene fedelmente copiata,ed armonizzava in tal modo i co-lori da accrescere dolcezza e soa-vità alle più gentili produzioni delsuolo, i fiori e le frutta. Mirabil-mente ritrasse eziandio i vasi d’oro,d’argento, di marmo, di cristallo,distinguendo le luci dei corpi opa-chi o trasparenti; e dottamente va-lendosi de’riverberi de’corpi oppostiper cavarne bellissimi partiti di lumie di ombre. In Francia ed in Olandapossono vedersi preziose opere diquesto illustre pittore, all’Italia pres-soché affatto sconosciuto.
IIEEMSKERKE.oIIEMSKERCK,o VAN VEEN. (Martino) nacquein un villaggio dell’ Olanda chia-mato Ilemskerck nel 1498 ,ed appresegli elementi del disegno, dell’ inUi-glio e della pittura da GiovanniLucas e da Giovanni Scorel. Tro-vandosi presso l’ultimo maestro, lo
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imitò così da vicino , che questiaombratosi della sua virtù, più nonlo volle tra i suoi allievi. Perciòabbandonata la patria, venne Mar-tino in Italia, e si stabilì in lloma,studiando l’antico e le opere di Mi-chelangelo. Fu così laborioso chedugento cinquantanni dopo PietroManette potè raccogliere un grossovolume di suoi disegni di statue edantichi bassi rilievi, uniti ad alcunevedute di Roma. Di ritorno in pa-tria, stabil’r la sua dimora in Arlem,ove dipinse molti quadri storici perchiese e per private famiglie. 11 suogusto nel disegno è facile e ragio-nato , onde Lairesse raccomandavaai suoi allievi di aver presente lasua sicurezza nei contorni. Le fi-gure sono d’ordinario alquanto piùlunghe del dovere, e dirò ancora ,piuttosto dure e secche, e spiacevolile arie delle teste. Di quest’artistacosì parla Giorgio Vasari, che pro-babilmente lo conobbe, nella Vitadi Battista Franco : « Martino di-» segnò quasi tutte le sculture di» Roma, e molte delle Vedute . . .» Nè lascerò di dire a questo pro-» posilo, che il detto Martino , il» quale molto valse nelle cose di» chiaroscuro, e fece alcune batta-” ghe con tanta fierezza, e sì belle» invenzioni in certi alfronti e fatti” d’armi fra i Cristiani e i Turchi,» che non si può far meglio : e» quello che fu cosa maravigliosa,» fece .... quelle tele con tanta>• sollecitudine e prestezza , perchè" l’opera fosse finita a tempo, che» non si partiva mai egli nè i suoi» ajuti dal lavoro. E perchè era» loro continuamente portato da” bere, fra lo stare sempre ubbria-» chi e riscaldati dal furor del vino,” e la pratica nel fare , facevano” cose stupende ». (Il lettore vorràattribuire ad inconsideratezza dellescrittore aretino gli addotti mo-tivi dell’aver fatto cose stupende )» Quando adunque videro 1’ opera» di costoro il Salviati c Battista