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Tomo secondo.
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gilda , Molare della loro chiesa. Lovide Filippo IV ; ne fu sorpreso ,ed avuta contezza dell’ autore edella cagione del suo ritiro ; fat-tolo a se chiamare : IVon è possi-bile, gli disse, che un uomo di cosisublime ingegno abusar possa dellamia indulgenza , ed Herrera fu li-bero. Non molto dopo in conse-guenza di domestici dispiaceri, ab-bandonata Siviglia, fissò stabile di-mora in Madrid , ove morì doposei anni, nel 1656. in età di 80 armi.Se l’IIerrera avesse avuto migliorimaestri e modelli, non sarebbe ri.masto al di sotto dei più grandi pit-tori, ma egli non ebbe avanti gliocchi che quadri di Michelangeloria Caravaggió di carattere non dis-simile dal suo, alcuni diGuercinoe del Ribera, i quali furono da luifelicemente emulati. Rivale delle suepittoriche virtù , ma di più soavicostumi e di meno sublime ingegnofu suo figlio ed allievo

IlERRERA (Francesco d’) il gio-vine, nato in Siviglia nel 1622, piùsostenere non potendola stravaganzaed il burbero carattere del padre,luggì di casa con sua sorella , eraccomandatala ad alcune suore ,che l’accolsero in monistero , egliprese la via di Roma. Colà invecedi studiare le antichità e le operedi Raffaello e di altri grandi mae-stri, il giovane Herrera non pren-devasi pensiero che del colorito,che appunto in quell’ epoca trova-vasi presso la scuola romana ingrande deperimento. Studiò per al-tro la prospettiva e l’architettura ,e prese a far quadri da cavallettodi animali , e spezialmente di pe-sci, che lo fecero chiamare lo Spa-gnuoto dei pesci. Tornato in pa-tria dopo la morte del padre, funel 1660 nominato vice presidentedella nuova accademia di Siviglia,della quale era in allora presidenteil Murillo. àia non conteulo de’se-condi onori , recavasi a Madrid ,ove fece per i Carmelitani Scalzi

IIE

una S. Ermenegilda. Dipinse a fre-sco la volta dei coro di Filippo ilreale , le quali opere veramente in-signi gli diedero tanta riputazione,che Filippo IV lo destinò a dipin-gere la cappella di Nostra Donnad’Atocho. In premio di questo la-voro il re lo creò suo pittore , egli accordò in appresso altre ono-rifiche incombenze, che accrebberoa dismisura la naturale sua vanità ,ed il numero de’ suoi nemici. Maegli , a dispetto de’ loro maneggi,morì ricco , onorato e compianto dacoloro che ammiravano la sua virtùe compativano i privati difetti.

— — (Alfonso m ) nato in Se-govia nel 1569, fu amicissimo delgrande Navarrete il Mudo, di cuieducò in propria casa una figliuola.Nel 1590, dipingeva i sei quadridell’altar maggiore della chiesa par-rocchiale di Villa-Castin: bellissimeopere, che nel 1734 furono rumateda certo Rermen , che dicevasi ri-stauratore di quadri.

—— (BARTOLOMMEO d’), celebreritrattista sivigliano, fioriva nel 1639.

—— (IL ROSSO ) nacque in Si-viglia ne’ primi anni del diciasset-tesimo secolo, e si distinse comepittore di bambocciate e di facetisoggetti d’ogni maniera ; nel qualgenere sarebbesi acquistata non pocagloria, se non moriva nel fiore dellagioventù.

— (PIETRO de) che fiorì circail 1650 , dipinse per sollazzo moltipiccoli quadri di bambocciate , insul fare di quelli d'Herrera il Rosso,ma per avventura più graziosi egentili.

— (Giovanni de) acquistò no-me di valente artista inventando,disegnando , dipingendo ed inta-gliando a bulino, nel 1627 , il fron-tespizio del libro intitolato : Fla-vio Lucio Dextro, con finezza digusto congiunta a bella semplicità.

HERRERA BARNDERO (Sera-STTANO DE) nato in Madrid nel 1619,fudasuo padre Antonio, valente scul-