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Tomo terzo.
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Salviati suoi proiettori , prima diev’ andasse il Vasari, si allargò dallamaniera dei primi maestri assai piùche il compagno , il quale fu bencontento di raggiugnerlo in Romae di continuare con lui lo studiode’ grandi maestri antichi e modernidi quella capitale delle belle arti.Ma il Salviati riuscì più correttopittore, più grande, più animato diGiorgio, il quale lo dichiarò, spintoda parziale amicizia, il miglior pit-tore che a’ suoi tempi professasseI’ arte in Roma. Di fatti fece Cec-chino stupende opere a fresco nelpalazzo de’suoi mecenati ed altrove,dovunque mostrando ricchezza d in-venzione, varietà nel comporre, ca-stigato e dotto disegno , e ciò chepiù sorprendeva, facilità grandissimadi esecuzione. Lo stesso pratico poiin Firenze ed in Venezia, nellaquale ultima città condusse in casaGrimani quella Psiche, che il Va-sari chiama la più bella opera dipittura che sìa in tutta Venezia.Forse volle dire la più profoudaper conto del disegno, perocché, percomune sentimento, non può com-petere colle vaghissime donne diTiziano e di Paolo. Nè il Salviatifece in Venezia troppa fortuna ,oude lo stesso Vasari ebbe poi adire, che Venezia non era paeseper buoni disegnatori. Ma il Sal-viati incontrò la stessa sorte a Pa-n gi , ed il giudizio della posteritànon lu conforme a quello del- Va-sari, perchè sui muricciuoli, dicevaSalvator Rosa, si trovano vendibilia basso prezzo quadri di Santi Ti-

*? * ma uon del Bassano. Morì ilSai viari nel 1563.

SALY scultore del diciottesimosecolo è conosciuto principalmenteper la statua equestre eretta in Co-penaghen a Federico V, e per al-cuni opuscoli eh’ egli pubblicò in-torno alle cose delle statue equestri.

(Giacomo Francesco) scul-tore ed intagliatore all’acquafòrte,nacque in Valencienne circa Ì11720,Piz. degli Arch. eco. x. ni.

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e morì in Parigi nel 1776. Feoeper la sua patria la statua del reLuigi XV, e un’ Amore per il ca-stello di Bellevue. Chiamato nel 1753a Copenaghen per fare la statuaequestre in bronzo del re Cristia-no V . superò l’aspettazione. Lastatua fu collocata in mezzo allapiazza di Amalienbourg , ed ebbein premio cinquanta mila risdalle-ri. Per commissione della Compa-gnia dei negozianti del levante ese-gui la statua equestre del re Fede-rico V, che fu I’ anno 1771 erettanella piazza di Frederichstaed inCopenaghen. Fra membro delle ac-cademie di Parigi, Firenze e Bolo-gna, quando il re di Danimarca lonominò direttore di quella di Co-penaghen. Aveva lungo tempo stu-diato in Roma , e durante il suosoggiorno in quella città aveva in-tagliata all’ acquafòrte una raccoltadi trenta vasi, oltre alcune stampedi sepolcri. Appena terminala lastatua di Federigo V , ottenne dirivedere la patria, dove terminò lanon lunga sua carriera nel 1776.

SAMACCHINI (Orazio), da ta-luni per errore chiamato Fantaccini,nacque in Bologna nel 1532, e fuallievo di Pellegrino Tibaldi, ed inpari tempo studioso del Correggio.Recandosi in seguito a Roma , fuimpiegato sotto Pio IV nelle operedella sala regia, ove dipingendo acompetenza di altri artisti, cerco diavvicinarsi allo stile della scuola ro-mana, e ne fu assai lodato. Per al-tro, tornato egli a Bologna, si pentìd’essersi allontanalo dall’Italia su-periore , dove avrebbe potuto mi-gliorare la prima maniera. Ad ognimodo erasi egli di varie scuole for-mato uno stile, che se non assolu-tamente originale, vi si accostava as-sai, e piace all’ universale. Le piùcelebri sue opere sono in Bolognala Purificazione a S. Iacopo, che fuper la singolare sua bellezza inta-gliata da Agostino Caracci ed imi-tata da Guido nella sua Presenta-38