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Tomo terzo.
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thè tavole che di lui tuttavia sìconservalo, ed in particolare quelladell’ Annunziata , posseduta dallareale pinacoteca di Brera. Che poi,ammaestrandolo ne’ priocipj del-V arte, gli facesse dipingere le por-cellane che di que’ tempi si fab-bricavano in Urbino, fu scritto damolti , ma non è cosa di tale im-portanza che sia prezzo dell’ operail farne oggetto di accurate indagi-ni. Certo è che vedendolo Gio-vanni superare ogni difficoltà del-1 arte, e far cose nella fanciullezzasuperiori all’ età , lo raccomandavaa Pietro Perugino suo amico, ed ilPiù riputato pittore di que’ tempi.Ma questi ancora in pochi anni su-però , mostrando nelle opere dellaprima adolescenza maravigliosi lam-pi, forieri di quella immensa luce,che doveva del sedicesimo secolo ,farne il secol d’ oro delle modernearti. Contava Raffaello quindici annio poco più quando, chiamato il mae*stro a dipingere altrove , egli conaltri due o tre condiscepoli recossia Città di Castello; e colà condussetre quadri , tra i quali lo sposali-zio di S. Giuseppe, che ora formaUno de’ principali ornamenti dellareale pinacoteca di Brera-Erasi di poco restituito a Peru-gia quando il Pinturicchio, scolaroaucor esso di Pietro , ma di moltianni più provetto del Sanzio , fuchiamato dal cardinale Picculominia dipingere la sagrisiia del duomodi Pisa. Perchè vedendosi questiavere in sulle braccia così grandeopeia ed in tanto cospicua città, econoscendo quanta facilità e pron-tezza di disegno avesse Raffaello, edi quanto elevato ingegno fosse, nonvergognossi di averlo per compagno,lasciando a lui le parti dell’inven-zione e composizione delle sublimistorie convenienti a quel luogo, e ri-serbanuoasfe quelle di colorirle. Rap-presentano queste storie le più me-morande gesta di papa Pio li; ope-ra grandiosa che fino a tale epoca

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uon èra stata commessa » verunpittore , e che riuscì gloriosa non

pittore » «- cuu -

meno a Raffaello cho al Pilturic-chio. Ma Raffaello fece egli gftschizzi ed i cartoni di tutte le sto-rie , o non ne fece che alcuni ? 11Vasari scrisse nella vita di Raffael-lo , che li fece tutti ed in quelladel Pinturicchio che non ne fece chealcuni. Certa cosa è che sentendoRaffaello dirsi prodigi dei cartonifatti a concorrenza da Leonardo daVinci e da Michelangelo Bonarrotiin Firenze, abbandonava il compa-gno per vedere quelle stupende ope-re ed in fatti la vista di que’car-tom , e l’ esempio ed i consigli daBaccio dalla Porta che gli disvelòle sue pratiche del colonie, inveceche il giovinetto gli diede nuovilumi intorno alla prospettiva, svilup-pavano nella divina sua mente queisemi del bello e del grande chetanto lo dovevano allontanare dallostile del maestro. Ciò accadde avan-ti che il Pituricchio avesse termi-nati i lavori di Siena , vale a direquando Raffaello non toccava anco-ra i veut’ anni. Di diciassett’ annicome abbiam già osservato avevadi già dipinto il S. Niccola da To-lentino, io Sposalizio della Vergineed altre pubbliche e private cose ,nelle quali tutte vedonsi le figureavere maggior vita e rotondità chenon quelle di Pietro. Sopprimendol’entusiasmo che sogliono nella no-stra mente risvegliare le memoriedi questo divino ingegno, non fac-cio che accennare brevemente leepoche della sua vita pittorica. Raf-faello alla seconda tornata a Fi-renze , ed alla conoscenza di FraBartolommeo dalla Porta va debi-tore di quel miglior modo di colo-rire che tenue fino alla morte. Inquel tempo Giulio II faceva dipin-gere il palazzo del Vaticano, e die-tro le istanze di Bramante Lazzarisuo favorito architetto, chiama ilgiovinetto Raffaello che sorprendeRoma colla sua scuola d’Alene. Do-