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Tomo terzo.
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po quest’ epoca tutto quanto feceRaffaello , che moltissimo fece inpochi anni, appartiene alla sua terzamaniera, che di tutte è la più per-fetta e grandiosa, perchè partecipadi quel bello ideale, di cui Raffaellotrovò l’esemplare nelle antiche sta-tue , e che avea di già presentitoavanti di veder Roma , ma senzaperò potere così nobilmente espri-mere. Ebb’ egli infatti tre differentimaniere: la prima secca ed alquantogretta , che chiamasi la perugina ,la secondò di uno stile più largo,acquistata in Firenze e perciò deltafiorentina; l'ultima che è la roma-na, è quella bellissima, di cui di-ventò possessore collo studio dellabella natura, e dell’antico , e checondusse a perfezione nella Gala-tea , nell’ incendio di Borgo, nellaLiberazione di ti. Pietro, nella Tras-figurazione. Troppo celebri sono lemaraviglióse opere a fresco ed al-1’ olio fatte da Raffaello principal-mente per Roma sotto Giulio II esotto Leon X , Onde nor, farò cheaccennare le principali. Il ProfetaIsaia in S. Agostino , le Sibille aS. Maria della Pace, una B. Ver-gine a S. Niccola da Tolentino, laTrasfigurazione a S. Pietro in Mea-torio, i freschi della Farnesina, i car-toni per gli arazzi di Leon X, cheora sono in Inghilterra a Sontaiu-pton ec. ec.

Un genio felice, un immaginarefecondo, un comporre semplice edin pari tempo sublime, bella scelta,disegtio castigatissimo, grazia e gran-diosità nelle figure, novità di pen-sieri , nobile dignitosa espressionedi affetti nei volti e nelle attitudi-ni, sono i distintivi caratteri dellesue opere. Rispetto al colorito cedea Tiziano, nel chiaroscuro al Cor-reggio ; ma se avesse vedute le pit-ture di questi due maestri , comevide i cartoni e forse qualche pit-tura del Vinci e del Bouarroti, nonsarebbe loro secondo neppure inqueste parli.

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Raffaello cominciò a superare 1*opere di suo padre ; poi imitò 1Perugino per superarlo. Conobbele cose del Bonarroti, e la sua ina'niera larga e grandiosa gli serviper aggiugaere ciò che solo gli manecava per toccare 1’ estremo con fio 6del bello. Superati tutti, pensava asuperare sè stesso, ma cadde nel col'mo della sua gloria in età di 3*anni, come una stella dello Zenit'La morte di lui fu da tutta Rotti®risguardala come una pubblica ca-lamità , ed il quadro della Trasfi'gurazione posto vicino al suo fer*"tro cavò le lagrime a tutti gli spet'latori. Nè Raffaello era totalmenteamato per le sue virtù , ma per dsuo dolce carattere, per l’onorateZ'za , per 1’ animo benefico , percheamico di tutti i virtuosi , nemic®di nessuno. Uscirono dalla sua scuo'la il Fattorino e Giulio Romanoeh’ egli nominò suoi eredi , ed in*caricava di terminare le opere cheegli lasciava imperfette. Ferino delVaga , Polidcro da Caravaggio >Gaudenzio Ferrari , Cesare da Se'sto, Innocenzo da Imola, ec. furonotutti sommi pittori e suoi allieviajuti che diffusero in tutta 1’ Itali®il suo stile e la memoria delle su 1 *virtù.

SARAB1A o ZURABIA, nato«iella vecchia Casliglia avanti il 1650'dipingeva in sul finire del sedice'siino secolo con Andrea de Ley 1 ®i quadri del chiostro di S. Fran'cesco di Segovia, più pregevoli p <lfreschezza di colorito, che per buo 11fondamento di disegno.

— ( Giuseppe di ) nacque > DSiviglia nel 1508 da Ruiz Andre®di Sarabia, il quale invogliatosiandare a Lima , lasciò il figliuoloquando appena cominciava ad aOÌ ‘maestrarJo ne’ principj della pitt u 'ra. I parenti cui era stato dal p®'dre affidato, lo acconciarono c ° nAgostino Caslillo, morto il r}u al ®dopo pochi mesi, passava nella scU ?la di Francesco Zubaran. Quand