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Tomo terzo.
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cordano lo siile del maestro ; senon che hanno più marcali con-torni e volti più ignobili. Non ènota 1* epoca della sua morte.

SARTO ( Andrea VannucchiDETTO il), nacque in Firenze nel1488 , ed ebbe il soprannome diSarto dalla professione del padre.Imparò da fanciullo il disegno sottoGiovati Barile, celebre per gl’in-tagli in legno fatti coi disegni diRaffaello intorno ai palchi ed allevolte del Vaticano : indi passò nellascuola di Piero di Cosimo pittoredi pratica, onde apprendere il co-lorito. Ma stando con maestri cosìdeboli, non lasciava Andrea di pro-cacciarsi miglior fondamento di di-segno , studiando i cartoni di Lio-nardo e di Michelangelo, come purei freschi di Masaccio e del Ghir-landajo. Volle pure veder Roma ,a ciò consigliato, pili che da lut-t’ altro , dalla fama che spargevasidi Raffaello grandissima: e colà ve-duté le opere, non solo di lui, made’suoi allievi, per la sua timidez-za, disperò di poterli in alcun tem-po pareggiare, e senza più tornos-sene a Firenze , senza pure averestudiate le opere degli antichi scul-tori , le quali avevano inspirato alSanzio l’idea del bello e del per-fetto stile, che lo sollevò al di so-pra d’ ogni altro moderno artista.Ma considerando poi a poco a poco,dice il Vasari, quello che aveva ce-duto , fece tanto profitto , che le

opere sue . sono più ammirate ed

imitate dopo la morte sua, che men-tre visse. E veramente Andrea vienea ragione considerato come principedella scuola fiorentina, esseudo eglistato eccellente disegnatore , buoncoloritore e profondo conoscitoredel nudo, non avendo lasciato de-siderare nelle sue pitture che mag-giore varietà di testa, specialmentefemminili , e maggiore vivacità dimosse. Convien dire che , sebbeneatterrito da quanto vedeva fare agliajuti di Raffaello , non avesse per-

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ciò omesso di attentamente studiarele cose di cosi grand’ uomo, peroC'che dopo alcuni anni potè fare de*ritratto di Leon X dipinto da R‘> 7 'faello , una così esatta e fedel co'pia da ingannare lo stesso Giub°Romano, che lo aveva panneggiai 0.Vero è che Andrea non mosti'*nelle sue invenzioni quella subli-mità d’ idee che si addice e si sup'pone ne’ grandi pittori che mirali 17a trattare soggetti nobili ed a sol'levar 1 arte all’ eccellenza. Andre 3naturalmente modesto, gentile, seO'si bile , impresse io stesso caratterealle sue produzioni. Il portico dell*Nunziata di Firenze è forse il p 111acconcio per giudicare del meritodi questo grand’ uomo. « Que’pO rldintorni (scrive un illustre stori 00della pittura ) que J puri dintorH 1delle figure , che gli meritaronoa giusta ragione il soprannorn®di Andrea senza errori , quelloidee di volli gentili , e che ne)sorriso hanno un cerio checorreggesco ; quelle fabbriche 5 )ben condotte, que’ vestiti adatta* 1ad ogni condizione , quel pieg :,rlacile, quel largo panneggiare’quella espressione degli affetti cb ericercano soavemente il cu° resenza turbarlo, sono pregj in s°'blime grado da Andrea poss 0 'duti Le migliori pitture a '”I’ olio di questo singolare artis (aappartengono al Gran Duca di ’f°.jscaoa , tra le quali primeggiano )S. Francesco, 1 Assunta, le fit° |I<!di fi. Giuseppe e quella Pietà.conservasi presso la reale galle 01 *di Firenze, nella sala della Trih 0 'ua bastante a sostenere la gi° rl *della scuola fiorentina. Fece A Bdrea mólte sacre famiglie, non f*’ 1 !in straniere gallerie , nelle qual' 1volli della Vergine sono ri’ ordin*rio ritratti da quello della consorte'che avea saputo guadagnarsi t°* t0intero 1’ affetto suo, e forse talvolj*

abusarne. Chiamato alla corte

Francesco I re di F

e rancia,

non tar