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a guadagnarsi I’ amore di quellosplendido proiettore delle arti, chelo ricolmava di benefizj : ma nonseppe resistere alle replicate istanzedelia consorte , che continuamenteinterponendo quanti ragguardevolifiorentini recavansi per loro affariin Francia, lo pregava, lo scongiu-rava e lo minacciava di estreme ri-voluzioni, se non veniva a vederla.Ne
ottiene a tempo la licenza dalre, che forse informato dell’ascen-dente che avea la moglie sul cuoredi lui, gli fa solennemente promet-tere di tornare alla sua corte. "Vanepromesse l La moglie lo riduce amancar di fede a cosi gran te, spo-gliando se , la stessa moglie ed 1figli del prospero stalo che procu-rato gli aveva la sua virtù,di contagio nella fresca età di 4_,anni nel 1550.
SARZETTl (Angelo) di Ramnioperava nel 1700 in patria, ove fecediverse pitture all’ olio ed a fresco«ella chiesa degli Angeli, ed in al-tre, mostrando in ogni sua pitturail gusto della scuola del Cignani ,di cui era slato allievo.
SATIRO e FENICE, architetti,fiorirono sotto Tolommeo Filadelfo.Altro non è noto, se non che unodi loro fece eseguire sotto la suadirezione un canale tutto rivestitodi pietre tagliate, per trasportare inAlessandria una guglia di un solopezzo fatta lavorare da Nectaneboantico re d’ Egitto, e la innalzò congrande facilità in mezzo ad Ales-sandria.
"1“"” e BRATTRACO , F uno e1 altro della Lacedemoni; trovan-dosi da gran tempo in Roma, eransiarricchiti a dismisura coll’eserciziodell architettura e della scultura ,onde, per gratificarsi i Romani, fab-bricarono a proprie spese alcunitempj in quella capitale : ma nonessendo loro stato accordato di ap-porvi i loro nomi, onde lasciare me-moria ai posteri della loro virtù ebeneficenza, intagliarono sui piede-Diz. d 'gli Arck. ccc. t. in.
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stalli delle colonne una lucertola ed ;uua rana , che in greco hanno glistessi nomi dei due architetti. Que-ste colonne e capitelli sono state nelmonistero di S. Eusebio di Roma,o uella chiesa di S. Lorenzo fuoridelle mura.
— .i— e P1TEO , fecero i disegnied ebbero la condotta della magni-fica tomba, che la regina Artemisia,forse più per vanità, che per dolore,fece costruire in Alicarnasso a Mau-solo re di Caria, suo sposo. Questiarchitetti, come costumavasi di queitempi, ne fecero la descrizione e sta-bilirono le regole per tal sorta dimonumenti. Questa tomba fu sem-pre riguardata come una delle settemaraviglie del mondo , non menoper la sua grandezza e nobiltà del-1’ architettura, che per la quantitàed eccellenza degli ornati, onde fuarricchita dai più egregi scultori ,che a gara cercarono di superarsi.La celebrità di questo edificio hadato il nome di mausolei a tuttigli altri della stessa qualità fatti inappresso. In mezzo alla bellissimapiazza di Alicarnasso fu situato ilmonumento, che girava 411 piedi.
I lati da settentrione a mezzo giornotiravano ciascuno 63 piedi, 1’ altredue facciate erano più lunghe. Yedi1’ art. Piteo.
SAURA (Mosè Domenico), natoin Lucena avanti la metà del di-ciassettesimo secolo, imparò da fan-ciullo il disegno, ma non dipinseche in matura età , e dopo averperduta la consorte ed essere en-trato nel sacerdozio. Sono perciòpiù stimati i disegni fatti in gio-ventù con somma facilità , che iquadri, sebbene non privi di meri-to, essendovi correzione di disegnoe grande fecondità d’ invenzione.Riguardasi come il suo capo lavorola morte di S. Pasquale di VillaReai, eseguito poco prima che man-casse all’ arte in principio del di-ciottesimo secolo.
SBARBI (Antonio), cremonese,40