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Tomo terzo.
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golare inerito di questo artista , inquanto che vedeva altri pittori sol-leciti più di lui, guadagnare assai,mentre egli languiva nella miseriacolla numerosa sua famiglia. Fuperò soccorso dalla famiglia Bevi-lacqua , per la quale avendo eglidipinte le figure che ornano le ar-chitetture eseguite in un apparta-mento dell’Aldovrandini, ebbe, ol-tre la convenuta mercede, una lar-ghissima gratificazione. Tra le operepubbliche eseguite all’ olio in Fer-rara non indicherò che le piu pre-gevoli; il S. Tommaso di Villanovaeh’ era agli Agostiniani scalzi, e laS. Brigida sostenuta dagli Angelinella chiesa della Mortara. Nelleprivate quadrerie di alcune fami-glie ferraresi conservansi piccoli qua-dri storici di mezze ligure all’ usociguanesco, piene di grazia e vigo-rosamente dipinte. Morì in frescaetà, prima del maestro, l’anno 1698.

SCANZl (Francesco ed Ermete)nati nel borgo di Soncino, appre-sero probabilmente F arte in Cre-mona ; ed in Cremona lavoraronodal 1520 al 1528. Il priYno dipin-geva una pala d’ altare in S. PietroMartire, e nel 1528 un cenacolo sulmuro, di cui conservasi qualche ve-stigio nel già oratorio di S. Ber-nardino. Ambidue poi nel 1528 la-vorarono assieme d ordine di Fran-cesco Sforza ultimo duca di Milanonella magnifica chiesa di Santa Ma-ria delle Grazie presso Soncino.

(Allegrino), altro pittoredi Soncino fioriva dopo la metà delquindicesimo secolo , e pretendonoalcuni che fosse padre di Francescoe di Ermete.

SCARAMUCCIA (Giovanni An-tonio ) nato a Perugia nel 1580,fu allievo di Cristofano Roncalli ;ma più che del maestro, mostrassiimitatore dei Taracci. Pare che faces-se abuso della terra d'ombra, comecostumarono diversi pittori tenebrosidell’ età sua ; onde gli scuri troppogagliardi fanno torlo allo spirilo ed

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alla franchezza del suo pannello'Fu suo figlio ed allievo

—- (Luigi), nato nel 1616, ilquale passava poi alla scuola diGuido Reni , ed in appresso delGuercino. Conservò per altro co-stantemente la grazia di Guido, manon seppe imitarne il grandiosostile. Tra le migliori opere del gio-vane Scaramuccia contansi, in Pe-rugia, la Presentazione eseguita perla chiesa dei Filippini , tutta va-ghezza e leggiadria. Lavorò moltoin Milano, ed è una sua bella ta-vola la S. Barbara in S. Marco.Nel 1654, trovandosi a Pavia, pub-blicò il suo libro pittorico, intito-lalo : Le finezze dei pennelli italia-ni, nel quale trovatisi molte impor-tanti notizie che invano si cerche-rebbero altrove.

SCARSELLA (Sigismondo), det-to per vezzo il Mondino, nacque aFerrara nel 1530, e fu tre anniscolaro di Paolo veronese. Passavaposcia a Venezia, dove lungamentesi trattenne , studiando le pitturede’grandi maestri, e particolarmentequelle di Paolo , onde tornava aFerrara con buono stile veneto, manon puro paolesco. La sola operadi lui che presentemente conservisinella sua pairia in luogo pubblico,è la Visitazione a S. Croce : manelle private case non mancano di-versi suoi pregevoli quadri, avuti,come ben meritano, in molta stima.Fu suo figliuolo

— ( Ippolito ) chiamalo, perdistinguerlo dal padre, lo Scarsetli-no. Dopo i primi erudimenti avutinella scuola paterna, fu mandato aVenezia, ove per consiglio del ge-nitore , studiò di preferenza le pit-ture del Callìari. In fatti , tornatoin patria , condusse alcune tavoled’ altare, che tutto hanno il saporepaolesco. onde fa chiamato il Paolodella scuola ferrarese. Tali sono ilS. Brunone della Certosa, e la Na-tività di Maria Vergine a NostraSignora di Cento. In appresso de-