Band 
Tomo terzo.
Seite
340
JPEG-Download
 

340 SI

più vere , più naturali mosse. Chesarebbe poi se il paragone si facessesulle migliori cose di Cimabue di-pinte ad Assisi?

SIENA ( Matteimo da) fiori inRoma a’ tempi del Circignani, alledi cui pitture aggiunse prospettivee paesi , e segnatamente nelle tren-tadue storie de’ Martirj fatte a SanStefano Rotondo, che poi furouointagliate dal Cavalieri. Non pochipaesi del Malteino assai leggiadri ,sebbene di antica maniera, conser-vansi nella Galleria Vaticana. Morìin Roma di 55 anni sotto il ponti-ficalo di Sisto V.

- ( Maestro Mino o Minuc-

CIO da) diverso dal celebre FraMino da Turrita, si crede che di-pingesse nel 1289 una Vergine nelpalazzo del comune di Siena , nellaquale pittura degne di considera-zione sono l’invenzione, la gran-dezza delle figure e la distribuzionesimmetrica de’ gruppi , se puremolte delle più pregevoli cose nondevono attribuirsi a Simone, che ven-tidue anni più tardi la ristaurava ;come pare certo che si debbano alui quei volti e quei panni, che dique’ tempi non si osservano chenelle pitture di Simone.

- (Michelangelo da) V. An-seimi.

-- ( Segna o Buoninsegna da)

fioriva nel 1505, ed era tenuto buonmaestro ancora fuori di patria. Onasua tavola conservavasi in Arezzo ,da qualche antico scrittore chiamataegregia; ma al presente non è notaveruna sua opera certa.

( Ugolino da ) di questomaestro, che operava nel 1559,racconta il Vasari, che fu talmenteappassionato imitatore dello stiledei greci bizzantini, che sebbenefosse costretto ad ammirare la mi-glior maniera di Giotto, non per-ciò volle abbandonare la prima. Unasua Madonna tutta di gusto dell’ an-tica scuola senese, conservasi in Fi-renze ad Orsanmichele. Si dice

SI

avere Ugoliuo viaggiato assai e di-pinte tavole e cappelle per tutta Ita-lia ; ed essersi all’ ultimo ridottoin patria, dove morì vecchissimo.

- ( Simone da) V. Memmi-

SIGIIIZZ1 ( Andrea ) bologneseusciva dalia scuola del Colonna edel Mitelli, e fu uno dei celebripittori di architetture ».d ornati cheoperavano nella seconda metà deldiciassettesimo secolo. Lavorò in To-rino, in Mantova ed in Parma , doverimase pensionato ai servigi di quelladucal corte. Non è nota l’epocadella sua morte, e poche notizie sihanno intorno ai suoi figliuoli edallievi, che si sparsero in diversiluoghi della Lombardia dipingendochiese, teatri e private case.

SIGISMOND1 (Pietro) di Luc-ca, andò giovane a Roma, e lun-gamente vi dimorò. Sono sue opereil quadro dell’aliar maggiore a SanNiccolò in Arcione , ed alcuni qua-dri da cavalletto , che si conservanoin private quadrerie. Pare che nonrivedesse la patria che in maturavecchiaja, onde non è maraviglia ,che non lasciasse in patria alcunopera pubblica. Fiorì nel diciasset-tesimo secolo.

SIGNORELLI (Luca), nato inCortona circa il 1440, fu allievo diPietro, della Francesca, ed uno diquei toscani, cui la moderna pit-tura va debitrice de’ suoi progres-si. Fu costui, per universale con-sentimento, il primo che sapesse di-segnare i corpi con vera dottrinaanatomica, ed a dar loro conveuientce naturale movenza ed espressione;onde fu dello, che io stesso Miche-langelo non isdegnasse d’imitarnealcuni atteggiamenti. Mollo operònel duomo d’Orvieto, in Urbino,Volterra e Firenze ed in altre città.Chiamalo a lavorare nella cappellaSistina , dipinse due copiose stori®dei fatti di Mosè, le quali in cosigrande concorso d’artefici come f uquello della Sistina, ottennero P e . 1 'attestato del Vasari, la palma. Un’al-