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gorio , ed ancora in quest'operanon fece cosa che mostri elevazioned’ ingegno. Lo stesso dicasi del por-tico di S. Grisogono , della chiesadi S. Caterina di Siena sul monteMagnanopoli, e di altre sue fabbri-che. Ebbe cognizioni pratiche, manon genio nè buon gusto architet-tonico. Morì in Roma l'anno 1651.
SORIAN (Daniello), annovere-se , viene dal Sandrart annoveratoinsieme a Pietro figliuolo di lui trai buoni pittori di genere , soggiu-gnendo che dipingevano lodevol-mente ancora la figura, senza peròindicare verun’ opera loro , nè iltempo in cui fiorirono.
SORIANI (Carlo), pavese, fiorìin patria nel diciassettesimo secolo,e se può farsene illazione dalle sueopere , dovrebbe dirsi allievo delSojaro.ll Soriano, come accadde adaltri suoi compatriolti, non ha no-me fuori di patria, sebbene le sueopere ed in particolare il quadrodel Rosario dipinto nella cattedraledi Pavia , lo mostrino degno diavere onorato luogo tra i buonipittori de’ snoi tempi.
—— (Niccolò), probabilmentecremonese , teneva scuola in Cre-mona in sul declinare del quindi-cesimo Secolo. Morì nel 1499, nonlasciando verun’ opera che ora sitenga per indubitatamente sua.
SORNIQUE (Domenico) nato aParigi nel 1722; fu allievo di CarloSimonneau. Intagliò ritratti, soggettistorici e vignette. Morì in patria1’ anuo 1756.
Sue principali slampe.
Il Ratto delle Sabine , da LucaGiordano.
Le delizie della bettola, da Te-niers.
Maurizio di Sassonia, maresciallodi Francia , da Rigaud.
Luigi di Borbone, conte di Ver-mandois , ammiraglio di Francia ,da Mìgnard ecc.
SORRI (Pietro) , nato nel con*
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tado di Siena Tanno 1556, fu conaltri artisti condotti dal Tassi aGenova per lavorare sotto la suadirezione in alcuui palazzi di quellacittà. Il Sorri vi si trattenne anchedopo la partenza del Tassi, e vi fumolto adoperato per ornamenti dipittura e di stucchi , e per paesag-gi. Morì nel 1622.
SOSTRATO di GN1DO, insignearchitetto greco, fu così caro a To-lomeo Filadelfo, che vedendolo tan-to innanzi nella grazia di quelgrande protettore delle lettere edelle arti, ebbe il soprannome difavorito ed amico dei re. Fra lediverse fabbriche di quest’architettovorrebbero esser descritti i magni-fici passeggi o terrazze sostenute daarchi eh’ egli eresse in Gnido suapatria , ed altre opere , di cui tro-vasi memoria negli antichi scrittori,ma ci limiteremo a dare un’ ideadel suo più insigne edifizio , il fa"naie nell’ isola di Faro, che fu ri"sguardato come una delle principal 1maraviglie del mondo. Era questoedifizio una specie di torre che To-lomeo fece innalzare su la cima diun alto scoglio dell’ isoletta chia-mata Faro, lontana allora da Ales-sandria circa un miglio. Era questatorre alta 450 piedi, e si scuoprivaa cento miglia di distanza. Forma-vasi di piani, che decrescevanoT uno su T altro, e sopra i qualisorgeva in cima una specie di gran-de lanterna , ove durante la notteardevauo le fiaccole per guida dellenavi che veleggiano in quelle ac-que. 11 pian terreno era esagono, dicui tre lati erano alquanto concavi,e tre altri alternativamente conves-si. Ciascuno era lungo uno stadio,vale a dire un ottavo di miglio. 11secondo ed il terzo piano conserva-vano la stessa forma. Il quarto eraun quadrato fiancheggiato da quat-tro torri rotonde. Era il quinto unagran torre rotonda. Per una magni-fica scala si saliva fino alla som-mità , e tutta la fabbrica era di