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lori presso i Caracci, si fece loroscolaro, poi del Baglioni, ed all’ ul-timo emulo dello slesso GuidoReni e del Tiarini. Per altro i soliCaracci furono i primi suoi esem-plari per rispetto alla figura, ed ilDeutone per le cose di prospettiva.Un pungente motto di Guido loconsigliò a vendicarsi di lui oppo-nendo al suo delicato stile una ma-niera piena di forza e di vigore.Andato a Roma , si unì nel Cara-vaggio, elle accompagnò a Alalia,e di ritorno in patria fece pompadi un nuovo stile, che schivo diogni vii forma caravaggesca, mameno nobile di quello dei Caracci,è vero nel colorito, rilevato nelchiaroscuro. Pieno di spirito e diardire sorprese i suoi concittadini colquadro di S. Domenico che bruciai libri proibiti, e con quello delmiracolo di S. Benedetto, il primofatto per la chiesa titolare del San-to, l’altro per S. Michele in Bosco.Da Bologna passò a Reggio, e nellachiesa della Madonna fece molteopere all’ olio ed a fresco a compe-tenza del Tiarini; e l’uno e l’al-tro con utile emulazione mostraron-si di se stessi maggiori. Nominatopittore del duca Rannuccio di Par-ma, ornò quel famoso teatro, cheallora non aveva pari, ed arricchìdi due rari quadri le chiese di S.Sepolcro e di S. Girolamo di quellacittà. Visse in corte signorilmente,ma morto il suo mecenate, pare chepiù non sapesse dipingere , e pocodopo lo seguì nel sepolcro in età di46 anni. Ih diverse quadrerie di Bo-logna, di Modena, di Parma si con-servano quadri di Lionello Spada ,ne, quali vedesi un misto dello stilede Caracci e del Parr.iiaianino, chesoddisfa. &
SPALTIIOT, nato in Fiandracirca il 1636 , studiò la pitturain patria ed in Roma, ed in que-sta citta ed in patria fece quadri dinon vaste dimensioni rappiesentatitipubbliche piazze di Roma , mercati
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fiamminghi, e somiglianti oggetti, neiquali introduceva svariatissime foggedi ligure d’ogni età, sesso e condizio-ne, con diverse forme di abiti e diacconciamenti, assai ben mosse , emaestrevolmente disegnate e colori,te. Altro non sappiamo di quest’ar-tista morto in sul finire del dicias-settesimo secolo.
SPELI ( Adriano ), nato a Lei-den da parenti oriondi di Gondacirca il 1530, apprese in patria adipinger fiori e verdure, che copia-va dal vero e distribuiva con taleaccorgimento ne’ suoi quadri, chegli lini servivano agli altri d’om-bre, di fumi e di riverberi. Tantopiacque il suo stile all’elettore,che chiamatolo alla sua corte, lo fe-ce lungo tempo lavorare, con gran-dissimo utile. Tornato ricco io pa-tria, ebbe la sventura di sposareuna giovane di così difficile carat-tere,che non gli lasciava mai pace,e fu, secondo alcuni, principale ca-gione dell’ immatura sua morte,
SPERA ( Clemente) prospetticoed ornatista di distinto merito, la-vorava in Milano in sul declinaredel diciassettesimo secolo in compa-gnia del celebre Lisandrino. I suoiquadri di prospettiva, parte di suainvenzione e parte tratti dal vero ,sono di una meravigliosa verità, senon che talvolta lasciano desideraremiglior gusto di architettura. Adogni modo i suoi quadri di prospet-tive non rari nelle private case diMilano sono graziosi assai, popolatidi belle e vivaci figurine, dipintecon rara facilità. Uscirono dalla suascuola alcuni buoni allievi, de’qua-li alcuni per vaghezza di novità ,caddero nello stravagante.
SPERANZA e VERUZIO, sonodue pittori vicentini che il Yasaricrede scolari del Mantegna. Ed infatto conservatisi del primo alcunipregevoli dipinti, che in ogni partericordano il far del maestro, fuor-ché nel colorito assai meno risenti-to, Dell'altro non c nota alcuna opc-