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del re e della regina d Inghilterra,che sono due dei più finiti lavoriche abbia mai fatto vaa Dyck.iSteenwick mori in Inghilterra ric-chissimo, e la cousorte di lui, cheaveva appreso a dipingere prospet-tive, tornò in Amsterdam, evi eser-citò 1’ arte con molta lode , tenen-dosi le sue opere in grande stima.
STEEURÉÉ (Guglielmo) nipote
cd allievo di Poelemburg , nacquenel 1600. Costui fece così pocheopere, e menò così oscura vita, chenessuna notizia ci rimane di que-st’ artista, che per testimonianzadegli scrittori patrii avrebbe potutodistinguersi tra i suoi compatriotti.
STEFAN ESC1I1 (P. Giovan B.vr-usta) nato a Ronta, nel territoriofiorentino, l’anno 1585, fu allievodel Comodi, ed eccellente miniato-re, come ne facevano testimonianzaalcuni libri corali del convento diMonte Senario , e di altre cinesedel suo ordine. Fece ancora ritrattiall’ olio e copie dì quadri di va-lenti maestri con mediocre riuscita.Morì a Monte Senario nel 1659.
STEFANI (Tommaso de’), na-politano, nato nel 1230, riguardasia ragione per il primo pittore cheabbia lavorato nel regno dopo ilrisorgimento delle arti, essendo con-temporaueo di Cimabue. Lasciandoda parte i racconti del Vasari e delDomenici rispetto a questi due ar-tisti antichissimi, dirò soltanto, cheCarlo d’Angiò si valse di Tommasoper dipingere alcune chiese fondateda lui , risguardandolo come buonpittore , sebbene avesse di già ve-dute in Firenze le opere di Cima-bue. Vero è peraltro che il pittorfiorentino fu universalmente giudi-cato più grandioso, mentre da al-cuni si diede a Tommaso il meritodi miglior coloritore. Tommaso con-tinuò ad essere tenuto in grandis-simo credito ancora sotto Carlo 11,e la cappella dei Miuuloli, rendutafamosa da una novella del Boccac-cio, era stata dipinta da questo cc-
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lebre artista, che mori assai vecchioin Napoli.
STEFANINI (Giovanni) nato inFirenze nel 1720, intagliò da F.Bartoloinmeo da S. Marco la Pu-rificazione della B. Vergine. Comepure intagliò dodici antichi bassirilievi.
STEFANO (Fiorentino) V. l’art.Giotto.
—— (Niccolò di) nato in Bel-luno circa il 1500, fu il più rag-guardevole emulo che avessero nellaloro patria i Vccellj Francesco, eCesare. Un suo deposto di Croceche conservasi nella cattedrale diBelluno figurerebbe assai meglio senon tosse posto in faccia ad unobellissimo di Cesare Vecellio, rap-presentante S. Sebastiano ed altriSanti. Ad ogni modo Niccolò fuassai buon pittore e se le tinte deisuoi quadri non fossero soverchia-mente annerite , potrebbesi darepài vantaggioso giudizio del suo co-lorito. Pare che avesse preso adimitare il Pordenone , mostrandosivago d’ introdurre frequenti e diffi-cili scorti ed un più gagliardo om-breggiare che non è il comunedella scuola veneta. Ignorasi I’ e-poca della sua morte.
- (Da Verona) o da Zevio,
terra del territorio veronese, fiorìnel quiudiòesimo secolo, e fu, perattestato del Vasari, uno de’ valen-ti allievi di Angelo Gaddi, avendosaputo alla maniera del maestro ag-giugnerc dignità e beUs^^i di for-ine. Operò molto in Fermò a fre-sco ed all’ olio, e fu creduto il mi-gliore di quanti colà operarono nel-la prima metà del quindicesimo se-colo. Era suo figliuolo
—— (Vincenzo di) ma di que-st’artista, che fu il maestro del ce-lebre miniatore Liberale da Vero-na, non rimaue adesso che il solonome, e la memoria di avere ope-rato nel 1165.
— greco scultore, trovasi rum -mentalo da Plinio Lib. NXXVI ,