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Tomo terzo.
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cap. 5' intorno ai monumenti diAsinio Pollione.

STEFANONE, napolitano, allie-vo di maestro Sianone, fioriva inpatria circa il 1350, e molte operecondusse ih compagnia del suo con-discepolo Gennaro di Cola, qualisono i quadri rappresentanti S. Lo-dovico vescovo di Tolosa, comincia-ti da Simone, e terminali da que-sti suoi due allievi, e diversi altriquadri che non accade indicare,essendo al presente perduti. Sebbe-ne questo pajo d’amici avesse unostile somigliante, siccome di perso-ne che avevano contemporaneamen-te fatti i loro studj sotto Io stessomaestro, non è però che in alcunecose non differisse. Cola fu, perque’ tempi assai studiato pittore,esatto e premuroso di vincere ledifficoltà dell’ arte ; maggiore inge-gno mostrò Gennaro, risoluzione,e bravura di pennello , sapendoinoltre dare maggior spirito e no-vità alle figure. Ad ogni modo sem-bra che 1’ uoq e I’ altro non abbia-no di benché menoma cosa giovatoai progressi dell’arte, paghi bastan-temente di essersi avvicinati al me-rito del maestro. Stefanone morì as-sai vecchio 1’ anno 1390.

STEFANONI ( Pietro e Gi.v-COm’Antonio) padre e figlio di Vi-cenza. 11 padre era nato nel 1600,e circa il 1620 il tiglio. Recatisi aRoma, vi si stabilirono ed inciseroinsieme molte opere. Abbiamo diPietro un libro per disegnare or-nato di 40 stampe , ed inoltre an-cora le stampe delle Pietre inta-gliate da Fortuuio Licetus. Questolibro fu impresso in Roma nel 1627,e Giacom Antonio lo fece poi ri-stampare in Padova nei 1646. Ab-biamo del figlio diverse stampe, trale quali

La B. Vergine col Bambino, ilpiccolo S. Giovanni, e due Ange-li, che in Francia chiamasi la fV-gùte della Rondinella, da LodovicoCaracci.

Diz. degli A'cf>, ecc. r. m.

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^ La Strage degl’ Innocenti , daGuido Reni.

11 Miracolo di S. Antonio di Pa-dova che resuscita un morto , daLorenzo Pasinelli.

Il Martirio di S. Orsola, c dellesue compagne , dal medesimo.

STELLA (Fermo), milanese , na-to in Caravaggio in sul declinaredel quindicesimo secolo, viene cre-duto scolaro ed ajuto di GaudenzioFerrari ed autore di alcune storienelle cappelle di Varailo. Un suoquadro assai ben conservalo può ve-dersi in Milano a S. Maria di Ca-stello, e su questo formar giudiziodel suo merito alquanto lontanoda quello di altri scolari del Gau-denzio ed in particolare del La-nino.

-- ( GlACOMOÌ. II Lanzi dietro

l’autorità dei Taja e del Bagliori!ricorda un bresciano di tal nome,che dice morto di 85 anni sotto ilpontificato di Urbano Vili, ed ave-re operalo nella loggia di Gregorioed altrove, ma l'identità del no-me e del casato, ed ancora delleopere, e le incerte notizie di unpittore bresciano, tutto concorre afarci credere, che di Francesco Stel-la e del di lui figliuolo Giacomo,che sebbene nati in Francia, ope-rarono ambidne in Roma, siasi for-mato un terzo individuo, che lorseuon ha esistilo.

■■ (Francesco ) nato a Mali-nes nel 1562, recossi giovinetto aRoma per apprendere là pittura :poscia andò a fissare in Lione lasua dimora, dove condusse diversiquadri di storia tenuti in molta sti-ma. Tra questi il più celebre luquello dei sette Sacramenti, nel qua-le erasi egli stesso ritratto in linodegli spettatori introdotti nella sto-ria rappresentata ; lo che aveva co-stume di fare nelle opere di gran-di dimensioni. Mori di 43 anni od1605, senza aver potuto terminarel’ educazione di

(Giacomo) mio a Lione47